You saved me

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Aprì gli occhi svegliato dalle urla di una donna incinta che entrava di corsa nella sala operatoria davanti a lui.
Si ritrovò con un fortissimo mal di testa, i capelli completamente spettinati, e sdraiato sulla fila di sedie dove si era seduto qualche ora prima.
Si stropicciò gli occhi ancora gonfi dal pianto disperato che aveva fatto precedentemente.
Quanto tempo era passato da quando si era addormentato? Minuti? Ore? Non riusciva a connettere il cervello, per capire qualcosa.
E perché quella signora era entrata in sala operatoria? Lì dentro c'era Elodie che faceva l'intervento prima.
Si alzò leggermente barcollante dalla sedia,cercando di sistemarsi i capelli.
Elodie non era morta, la sentiva ancora viva, da qualche parte di quell'ospedale troppo grande per i suoi gusti.
Si guardò da una parte all'altra del corridoio deserto, cercando qualcuno in camice che potesse aiutarlo.
Camminò leggermente barcollante seguendo i cartelli celeste sbiadito che indicavano i numeri delle stanze andando in ordine decrescente, affacciandosi in quelle aperte.
Il fortissimo mal di testa non lo aiutava per nulla, per reggersi in piedi aveva bisogno di tenersi al muro.
Le gambe gli tremavano sempre di più ad ogni passo, ed i suoi occhi avevano sempre più difficoltà a mettere a fuoco il corridoio che stava percorrendo.
Era come se qualcosa gli aveva risucchiato le energie e lui non riuscisse più a muoversi; ma doveva trovare Elodie, a tutti i costi.
Prese il telefono con la mano che tremava, digitando velocemente il numero di Gabriele, sperando che rispondesse il più in fretta possibile.
-Lele ... - Il ragazzo rispose quasi subito, con voce malinconica, mettendo ansia al moro.
Il labbro inferiore gli iniziò a tremare sentendo quella voce spezzata che non prometteva nulla di buono.
-Gabri ... d-dove s-siete?- Balbettò poggiandosi al muro per non perdere l'equilibrio, chiudendo gli occhi lentamente.
-Siamo nel corridoio del secondo piano, scusaci se ti abbiamo lasciato lì, ma stavi dormendo e non volevamo svegliarti.- Borbottò l'amico, accompagnando la sua voce con un singhiozzo.
Stava piangendo, e Lele stava chiedendosi se quello che immaginava fosse vero.
-Elodie, c-come sta?- Balbettò ancora guardando un punto morto davanti a se.
-È morta Lele, non ce l'ha fatta, mi dispiace ....- Sussurrò prima di scoppiare a piangere.
Il moro fece cadere dalle mani il telefono, scivolando con gli occhi chiusi a terra.
Gli occhi gli si gonfiarono terribilmente, prima che le lacrime scesero ininterrottamente dal suo viso, si portò i ginocchi al petto, mettendo il viso tra di essi, urlando dalla rabbia mentre ancora piangeva disperato.
Non aveva più ragione di vivere ormai.
Aveva perso l'unica cosa che amava di più al mondo, aveva perso il suo cuore, la forza di andare avanti; la felicità.
E lui dormiva incosciente di tutto ciò, senza sapere quello che stava accadendo.
Non aveva neanche più la forza di urlare, raccolse disperato il cellulare prendendo un respiro.
-Gabri, sto arrivando- Attaccò il telefono trascinandosi verso l'ascensore a cinquanta metri da lui.
Sbatté le palpebre più volte cercando di focalizzare il corridoio mentre la vista gli si appannava sempre di più.
Non solo ora non aveva più le energie per muoversi, ora non aveva neanche più una motivazione per farlo.
Un terribile senso di colpa gli strinse il cuore, sentendo di non averle dimostrato quanto la amava, e per quanto la trovava perfetta per lui, era sempre convinto che meritasse di meglio di uno come lui.
Si portò una mano al viso mentre l'ascensore si chiuse alle sue spalle, dirigendosi verso il piano.
Aveva già preso quell'ascensore, qualche mese prima, per cercare la stanza di Elodie che stava in coma a causa dell'incidente. Ma c'era un cambiamento da allora; Elodie ora era morta, e lui non poteva salvarla.
Cercò di correre in direzione di Gabriele, mentre Lucas gli andava incontro.
Loro non erano disperati come lui, erano tranquilli, come se non fosse successo nulla; come se quella ragazza non fosse importante per loro.
Come non potevano piangere perdendo una ragazza così importante per loro? Lui a mala pena riusciva a reggersi in piedi, mentre loro stavano tranquilli, come se nulla fosse successo. Eppure Lele aveva sentito Gabriele piangere, aveva sentito quella voce leggermente infantile soffocare nelle lacrime e tremare. Lo aveva sentito piangere per la sua migliore amica morta.
Lucas lo aiutò prendendolo sottobraccio, facendo una faccia allibita quando il moro, lo strattonò via cadendo a terra, senza riuscire neanche a sollevarsi. Lele si sentiva tradito dai due.

-Lele, ma cosa cazzo fai?- Lucas, gli tese una mano per farlo rialzare, ma il ragazzo la respinse in lacrime.
-Come cazzo fai a non piangere Lucas? Tua sorella è morta, come fai a far finta di nulla?- Lele urlò rimanendo a terra, attirando l'attenzione di molte persone che si affacciarono dalle stanze lungo il corridoio.
Lucas alzò il sopracciglio, non capendo quello a cui alludeva il ragazzo davanti a lui.
-Lele, mia sorella non è morta, è sveglia da mezz'ora l'ho pure vista, è là dentro che ti aspetta.- Affermò guardando poi verso Gabriele che si tratteneva dal ridere.
-Gabri! Cosa gli hai detto al telefono?- Urlò vedendo l'amico scoppiare a ridere prima di avvicinarsi ai due.
-Lele ... Stavo scherzando prima al telefono, Elodie è viva e vegeta, puoi stare tranquillo, scusami per il mini infarto che ti ho fatto venire.-
Lele aveva sempre amato gli scherzi di Gabriele, li trovava divertenti e sempre azzeccati. Ma quello no; Elodie era stata sempre il suo punto debole, e quello scherzo era stato il più brutto che il suo amico gli avesse potuto fare in tutta la sua vita.
Spostò gli occhi gonfi dal pianto oltre le spalle di Lucas aggrottando le sopracciglia mentre Gabriele, stringendosi nelle spalle, sentì un brivido percorrergli la schiena quando lo sguardo gelido e pieno di rancore da parte di Lele gli penetrò gli occhi, costringendolo ad abbassare i suoi e stringere i pugni.
Si era dimenticato di questo lato di Lele che aveva visto solo nei confronti di Fabio ogni volta che stava anche solo a venti metri di distanza da Elodie.
Non si era mai reso conto di quanto quegli occhi potevano riuscire ad ammazzarti.
-Aiutami ad alzarmi Lucas, voglio andare da lei.- Lele tornò a guardare Lucas aspettando che l'amico gli afferrasse la mano che gli aveva teso.

***

-Amore.- Sussurrò facendosi spazio nel lettino leggermente cigolante dove la ragazza era sdraiata.
-Hei, ti stavo aspettando.- Elodie sorrise vedendo Lele accoccolarsi accanto a lei stringendola a se, stando attento a non farle male e guardarla profondamente .
-Come ti senti?- Sussurrò a pochi centimetri dalle sue labbra, facendo scivolare la sua mano nella pelle candida della ragazza, fino ad intrecciare le dita morbide di Elodie alle sue, avvicinandole al viso per poggiarci piccoli e soffici baci come fossero le mani più belle che avesse mai visto.
-Meglio, ora che sei qui.- Sorrise vedendo il ragazzo alzare gli occhi dalla sua mano, incontrando i suoi che lo contemplavano, prima di vederlo avvicinare le labbra alle sue iniziando a baciarla, creando i soliti vortici nello stomaco che non sarebbero mai spariti.
Chiudendo gli occhi, durante quel bacio, Elodie si perse nella carnosità delle labbra del moro che portò la mano libera sulla guancia morbida della ragazza attirandola di più a se per intensificare il bacio, creando un lento movimento circolare della lingua.
Elodie spostò la mano sinistra sopra la canotta del ragazzo, vicino al cuore, sentendo il petto muscoloso e, al di sotto, i battiti ben definiti del suo cuore acceleravano come i suoi, come se i vortici nello stomaco che devastavano tutto li avesse anche lui. Sorrise subito dopo il bacio, vedendo gli occhi di Lele illuminarsi di gioia, prima che si allungò di più verso il suo viso, baciandola negli angoli della bocca, sulla punta del piccolo naso, nelle guance, e sulla fronte, per poi tornare di nuovo sulle sue labbra, come se gli fossero già mancate.
-Non sai quanta paura di perderti ho avuto.- Mormorò avvicinando la sua fronte a quella di Elodie, scontrandosi con la sua, mentre i loro nasi si sfioravano.
-Io invece ho avuto paura che tu mi avessi lasciato.- Affermò l'altra abbassando lo sguardo.
Lele la guardò profondamente, mentre nel suo stomaco qualcosa si attorcigliava formando un nodo; lui non l'avrebbe mai lasciata, non poteva lasciar andare la persona più importante della sua vita, e sapere che lei pensava che avrebbe potuto lasciarla andare gli faceva girare lo stomaco, non poteva avere di questi dubbi.
Quando Elode si rese conto che Lele serrò la mascella alla sua affermazione, capì di averlo infastidito, non aggiungendo altro.
-Allora, cosa hai sognato durante l'anestesia?- Il moro cercò di rompere il silenzio che si creato per una manciata di minuti, durante il quale le sue dita giocavano con quelle della ragazza.
Lele alzò gli occhi dalle loro dita, guardando Elodie davanti a lui, che invece, non aveva mosso gli occhi.
Elodie cercò di fare mente locale di tutto quello che era successo qualche ora prima con difficoltà.
Si ricordava il viso di leggermente sfuocato in sala operatoria del ragazzo,il bacio sulla fronte che le aveva dato creando una piccola scossa, e dalla quale, dentro di lei, aveva sentito come delle bollicine scorrere nelle vene, falla fronte fino alle punta delle dita delle mani e dei piedi; aveva sentito la mano bollente di Lele prendere la sua e portarsela al petto, e tutto quello che gli aveva detto prima che lei non sentisse più nulla, non vedesse più nulla, e chiudendo gli occhi aveva lasciato andare la mano gracile che il moro teneva stretto tra le sue mani.
Poi aveva improvvisamente aperto gli occhi, si trovava vicino a una scogliera, con i piedi scalzi, i capelli sciolti, ed addosso un vestito bianco con i bordi in pizzo che le arrivava fino ai piedi che non era nemmeno suo.
Il vento tirava fortissimo, era nuvoloso, e nonostante ciò non aveva freddo, come se non sentisse nessuna sensazione. Il rumore delle onde che sbattevano sulla scogliera era assordante, ed oltre quello, non c'era niente attorno a lei, il silenzio più totale.
La sua pelle era più bianca del normale, e se si guardava i polsi, non riusciva a vedere le vene viola che dovevano intravedersi, ma semplicemente, la pelle liscia e levigata pallida, come se non le circolasse più sangue; come se fosse morta.
Camminò verso la scogliera lentamente, guardando l'orizzonte mentre il mare era in tempesta.
Ad un passo dal nulla, poteva vedere le onde scontrarsi sulla roccia, gli schizzi arrivavano fino in cima, rischiando di bagnarla, mentre l'acqua, di un blu notte sbiadito, mostrava la sua profondità.
Sospirò, chiudendo lentamente gli occhi. Qualcosa nella sua mente le faceva capire che se si sarebbe buttata, qualcosa sarebbe cambiato.
-Elodie!- La voce esausta e rotta dal pianto di Lele le fecero riaprire di soprassalto gli occhi.
Sentì la terra vibrare mentre il ragazzo si avvicinava di corsa a lei rallentando quando gli era vicino.
Si girò, priva di emozioni verso di lui, trovandolo con gli occhi rossi e gonfi, le guance rigate dalle lacrime e i pugni stretti, singhiozzava.
Lei aveva abbassato lo sguardo, non aveva il coraggio di guardarlo, in un certo senso, si sentiva in colpa, di tutto il dolore che stava causando al ragazzo, dolore che non si meritava.
All'improvviso, quando si rivoltò verso l'oceano, due braccia la avvolsero. Sentì la sua schiena attaccarsi al petto del ragazzo, e la sua guancia sfiorare il leggero cenno di barba di Lele che continuava a tenerla stretta, senza mollarla.
-Lasciami andare Lele- Mormorò senza guardarlo, continuando a fissare il vuoto.
-No Elodie, non lasciarmi.- Lele la costrinse a fare un passo indietro tirandola verso di se.
Sentì una fitta al cuore a quelle parole, come se l'avevano tagliata come coltelli.
-Mollami, il mio posto non è qui.- Continuò con voce neutrale, spingendosi verso il nulla, cercando di opporsi.
-No, non ti lascio andare, ti tengo stretta.- Lele riuscì a tirarla completamente indietro, prima che lei potesse accorgersene.
E dopo tutto questo la sua mente aveva un vuoto totale, fino al suo risveglio, dove, accanto a lei, stava Gabriele in piedi e Lucas seduto ai piedi del letto che, appena aveva visto i suoi occhi aperti, era balzato accanto a lei prima di correre da un infermiera.
-Ti ho sognato sai?- Tornò al presente, notando che per un po' era rimasta imbambolata a fissare il nulla.
Lele sorrise a quella domanda, pensando che anche lui aveva sognato la sua ragazza, anche se più che altro era quasi un incubo.
-Davvero? E cosa facevo? Uno spogliarello? La doccia con te?- Chiese ridendo, vedendo la ragazza ridere a sua volta.
-No, scemo, questi sogni li fai sempre tu- Affermò dandole un piccolo colpetto nel petto, prima che la sua mano venne rinchiusa in quella del ragazzo.
-E allora cosa facevo?- Lele alzò le sopracciglia continuando a fissare le labbra di Elodie.
-Mi stavi salvando- Mormorò.
-Da cosa?-
-Dalla morte.-

I'll be back || Lele Esposito e Elodie Di PatriziDove le storie prendono vita. Scoprilo ora