Finalmente Jerry mi chiamò, dovevo partire per Las Vegas, qualche giorno prima di iniziare a lavorare.
Arthur Lewis ci teneva a conoscermi di persona. Doveva essere una persona scrupolosa e perfezionista e questo mi piaceva.
Dovevo essere perfetta ed impeccabile, l'apparenza era la prima cosa e non vedevo l'ora di sfoggiare i vestiti nuovi che Jerry mi aveva portato.
Erano abiti sicuramente di gran classe, firmati ed eleganti, ma rispecchiavano perfettamente il mio stile un punk-rock.
<Allora Trouble, prima di tutto mettiti della biancheria decente. Tieni questi te li ho comprati io.>
Sam mi porse una busta con dei completini intimi in pizzo, due neri, due bianchi e due color nudo.
<Hey, ma io vado a lavorare, mica a divertirmi!!> esclamai allietata , vedendo la sua faccia seria, mentre mi raccomandava di non essere sciatta e cafona.
<Non si sa mai, non lo sai?!
Punto secondo non ti dimenticare di chiamare non appena arrivi.
Io e Billy pretendiamo almeno tre chiamate al giorno.>
<Ok, ok...> risposi mandando gli occhi al cielo, era già un milione di volte che sentivo quella frase.
<Ah, é arrivata questa dal Pubblico Ministero di New York.>
Questa volta la sua espressione mutò, traformandosi da allegra a piena d'ansia.
Aprii la busta con le mani che tremavano e iniziai a leggere.
" *AVVISO DI GARANZIA*
LA QUI PRESENTE É QUI PER INFORMARE LA SIGNORINA
LEYLA JENE HALLEN, NATA A NEW YORK, IL 25/12/1994, CHE IN BASE ALLA VIOLAZIONE DEI SEGUENTI ATTI DEL CODICE PENALE (VIOLAZIONE DEL DOMICILIO, DANNI RECATI A PERSONE MORALI E FISICI E DANNI RECATI A COSE) É CONVOCATA IN TRIBUNALE PER UNA SENTENZA, IL GIORNO 10/01/2016
PERTANTO SI INVITA AD AFFIDARSI AD UN DIFENSORE DI FIDUCIA.
LA MANCATA PRESENZA SARÀ PUNITA CON L'ARRESTO IMMEDIATO DELL'INDAGATA.
INOLTRE, IN ATTESA DELLA SPETTATA SENTENZA LE É SEVERAMENTE PROIBITO DI AVVICINARSI ALLA SIGNORA JESSIKA ELIZABETH NORRIS ED AL SOGNOR MICHAEL WILLES E DI TENERSI LONTANA ALMENO A 15 MIGLIA DI DISTANZA DALL'ABITAZIONE DEGLI ULTIMI.
FIRMATO, PM DI NEW YORK CITY, DISTRETTO N°4."
Non riuscii a nascondere la sorpresa e la paura sul mio volto.
Già mi vedevo sbattuta in galera, perché quella puttana mi aveva messo con le spalle al muro, grazie ai soldi che aveva.
"E Mike? Le permette di fare tutto questo? Credi ancora che non lo sappia. Andiamo Trouble!"
La parte cattiva e malpensante di me prese il sopravvento.
Dovevo assolutamente restare calma ed ancora una volta, mi ritrovavo a dover mentire a Sam.
<Non é nulla solo un richiamo...>
Dissi veloce piegando la busta e riponendola tra i visiti pronti in valigia.
La bionda non si accorse di nulla e facendo spallucce riprese quello che stava facendo.
La mia casa da quando c'era lei era sempre in ordine, quasi non la riconoscevo più.
Sam aveva un senso dell'ordine maniacale, io invece lo ero solo lo stretto necessario.
Per non destare alcun sospetto decisi di uscire a fare due passi.
L'aria era fredda, gelida e pungente.
L'odore forte del legno bruciato dai camini rendeva quasi irrespirabile l'aria che si univa allo smog delle auto.
L'unico indumento caldo che indossavo era il cappello di lana nero, che avevo dai tempi delle medie; portavo un paio di anfibi, minigonna scozzese, calze nere, una camicetta bianca e il mio immancabile ed unico giubbotto di pelle.
Sentivo la mia pelle delicata irritarsi al contatto col gelo, sopratutto il viso che si era palesemente arrossato.
La bestia nascosta dentro di me si era svegliata nuovamente, provavo un odio ed un rancore che avrei potuto uccidere qualcuno, senza riflettere troppo sulle responsabilità dei miei gesti.
Forse stavo semplicemente perdendo il senno oppure le mie azioni erano dovute ai troppi anni accumulati di stress ed ingiustizie.
Fatto sta che morivo dalla voglia di partire, non per Las Vegas, non per Jerry, nemmeno per i soldi, solo e soltanto per me stessa.
Sentivo che lì avrei potuto far finta di essere una di loro, legata al mondo dello sfarzo e del lusso.
Nessuno doveva sapere chi fossi, da dove venissi e quanto fosse buia e patetica la mia vita.
Immaginavo la stanza dove avrei alloggiato, i grandi casinò e me vestita così bene, che sicuramente avrei retto facilmente il confronto con quella gente.
Immersa nei miei pensieri camminavo a testa bassa, senza sapere dove andare e quanta strada avevo fatto.
L'orologio digitale della farmacia segnava le 17:00, ma già era tutto buio e le persone in circolazione erano davvero poche; da lontano si sentiva qualche sghignazzo e delle risatine di mocciosi, che si divertivano a giocare con la neve.
Io, invece, non avevo ricordi felici della mia infanzia.
Mia madre si portava a casa ogni giorni uomini diversi e mi sbatteva fuori la porta per ore, fin quando non aveva finito. Di tanto in tanto i suoi amanti o clienti, questo non lo so, mi portavano dei dolci, che io sgranocchiavo rannicchiata sulle scale.
Avevo sempre desiderato una cameretta tutta mia, un mio armadio, le mie cose.
Quella casa con un unico ambiente mi era sempre stata stretta e giurai a me stessa che se quella volta ce l'avessi fatta, finalmente avrei cambiato casa e con essa avrei finalmente girato pagina.
Ma la cosa che premeva di più nella mia testa in quel momento, era Billy.
Sapevo che per lui stavo diventando un peso e volevo che fosse fiero di me una volta e per tutte.
Spesso vedevo insediarsi nei suoi occhi la delusione ed anche se non si lamentava mai, io sapevo quanto soffrisse e non poter far nulla mi straziava il cuore.
Già il cuore, stavo iniziando a rendermi conto che forse ogni tanto dovevo tener presente anche lui e cercare di rinchiuderlo di meno in cassaforte, ma adesso non riuscivo proprio a trovare la combinazione giusta per liberarlo o semplicemente non volevo.
<Trouble, Hey Trouble!>
I miei pensieri furono interrotti bruscamente da quella voce, che forte da lontano mi chiamava.
Alzai la testa e vidi Rob, Chris e Lee che correndo venivano verso di me.
"Come diavolo ho fatto a dimenticami di loro! Porca Troia!" Pensai tra me e me.
Il sorriso sul mio volto nascondeva il senso di colpa che insistente punzecchiava la mia coscienza.
Dovevo parlargli.
<Ciao ragazzi...> dissi lievemente, il mio viso era lo specchio della mia anima.
<Sei in partenza eh?> tagliò a corto Chris, che per un certo verso mi facilitò il compito.
<Si...> risposi abbassando la testa.
<Hai visto Rob, hai visto!> disse isterico, battendo ripetutamente,sulla spalla del rosso, numerosi schiaffi.
<Aia, aia. Ho capito...> replicò l'altro scrollandoselo di dosso.
<Siamo fieri di te Trouble!> esclamò il piccolo Lee abbracciandomi e stringendomi forte.
Dopo un po' si accodarono anche gli altri due, scomparendo totalmente tra le loro braccia.
<Oh, ragazzi pensavo foste arrabbiati!> esclamai risollevata, non avrei potuto sopportare un'ulteriore lite.
<Lo eravamo...> disse subito Chris.
<Ma poi abbiamo saputo di Michael e dell'auto e abbiamo preferito non infierire!> continuò Rob sorridendo, mimando il gesto di colpire forte una macchina con un bastone.
Mi fece ridere così tanto, che per un attimo temetti di stare quasi per sputare via un polmone.
Ci sedemmo su un muretto ed iniziammo a chiacchierare.
La loro compagnia mi fece dimenticare i problemi.
Stavo così bene, che proprio non riuscivo a capire perché li avessi allontanati.
<Mi raccomando ragazzi, ogni tanto andate a dare un'occhiata a Billy e a Sammy, ok?> dissi loro premurosa, mentre aspiravo un altro tiro di sigaretta.
<Tranquilla Trouble!> esclamò Rob stringendomi la mano.
<Buon viaggio!> esclamarono all'unisono e ci separammo.
Svoltai l'angolo e mi avviai verso casa.
Il mio umore si era risollevato di parecchio ed era affiorata di nuovo la grinta che tanto mi caratterizzava.
Sentivo di essere tornata di nuovo come prima: forte, spavalda e strafottente e ne ebbi la prova rientrando.
Incontrai la stronza, sul pianerottolo di sua zia Mery.
L'impatto di ritrovarci faccia a faccia, ci fece sussultare entrambe.
Lei rimase immobile di spalle alla porta ed io di fronte a lei, ferma sulle scale.
Ci guardammo negli occhi come due felini pronti a sbranarsi, ma io agii d'astuzia, soffocando l'impulso omicida.
Feci gli ultimi due gradini e mi ritrovai sul pianerottolo, mentre lei mi seguiva con gli occhi, ma nel suo sguardo riuscii a vedere l'incertezza, aveva paura.
<Ci vediamo in tribunale!> disse stizzita, rompendo il silenzio, con quella voce stridula e fastidiosa. Non era riuscita a farsi carico della tensione e sentitosi disarmata, aveva attaccato, forse perché credeva che mi avrebbe provocato.
Invece, la mia reazione fu del tutto inaspettata.
<Arrrg!> con il gesto della mano imitai il ruggito del leone e tenendo ancora fisso il mio sguardo su di lei, lentamente procedetti a salire l'altra rampa di scale, prendendomi totalmente gioco di lei.
Non appena il passaggio fu libero, la rossa corse via velocemente, come se avesse appena visto un fantasma, ero riuscita intimidirla.
Sul mio viso comparve un ghigno soddisfatto.
Jess senza la protezione del suo paparino e dei suoi soldi, che le permettevano di ottenere tutto quello che desiderava, era una pecora. Una stupida pecora.
Non avevo motivo di sentirmi intimorita da lei, perché a vincere ero sempre e soltanto io e ci sarei riuscita anche quella volta.
"Povera cretina!" Pensai e poi scoppiai a ridere di gusto.
Agli occhi degli altri, in quelle condizioni, sarei sembrata pazza, ma per me era meglio perdere la testa, piuttosto che la dignità.
*DRIN DRIN*
SPAZIO AUTRICE:
CARISSIME LETTRICI, VI LASCIO CON L'ULTIMO CAPITOLO PRIMA DELLA PARTENZA DI TROUBLE PER LAS VEGAS.
SPERO CHE QUESTA "LUNGA RIFLESSIONE" DELLA PROTAGONISTA, SIA DI VOSTRO GRADIMENTO E CHE SIA RIUSCITA A TRASMETTERVI QUELLO CHE ERA MIA INTENZIONE TRAPELASSE.
VI SUGGERISCO LA CANZONE D'ASCOLTARE DURANTE LA LETTURA E COME SEMPRE,
VI AUGURO BUONA LETTURA! XXX
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Trouble.
RomansaLeyla Jane Hallen, conosciuta da tutti come Trouble (guaio), è una giovane donna con un caratteraccio, che vive nella squallida e desolata periferia di New York. Cresciuta troppo in fretta ed abbandonata a sé stessa sin dalla tenera età, trova il su...
