Capitolo 17

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Spostai rapidamente la traiettoria delle mie labbra, dirigendole sulla guancia. Le lasciai un dolce bacio poi mi scansai rapidamente. Lei degluti' pesantemente. Mi allontanai e iniziai a vagare in quel boschetto. Trovai un albero abbastanza grande e ci salii sorpra, con l'aiuto di un ramo sporgente. <Che fai?> domandò la ragazza. <Voglio vedere meglio la Luna> risposi tranquillamente. Volevo sembrare calma. Cosa mi era saltato in mente? Baciarla. L'idea mi spaventava e mi emozionava allo stesso tempo. I miei pensieri furono interrotti dai lamenti di Camila. Mi sporsi e la vidi che cercava di issarsi .Ridacchiai. <Invece di sghignazzare che ne dici di darmi una mano?> borbottò. <Arrivo arrivo>. Saltai giù senza problemi e le feci la scaletta con il piede. Lei provò a salire, ma era talmente impacciata che fini' per cadermi addosso. Eravamo entrambe per terra, lei sopra di me.

Si girò subito verso di me <Oh mio- Scusami, ti ho fatto male?>.Invece di risponderle, rimasi a contemplarla. Dannazione se era bella. I suoi capelli coprivano la mia faccia cosi' li spostai dietro all'orecchio. Con il pollice le accarezzai la guancia, mentre lei chiudeva gli occhi e piegava la testa per avere più contatto. "Baciala dannazione" diceva la mia mente.

No. Mi alzai lentamente, fermando quei contatti che mi avrebbero portato ad un'azione sbagliata. Camila apri' gli occhi e mi guardò,arrossendo. Si tirò su e si sitemò i capelli, girandosi nella direzione opposta alla mia. Dannazione Lauren. <Adesso ti prendo per la vita e ti sollevo ok?> chiesi. Dopo che annui' mi avvicinai e la presi per i fianchi, alzandola. Cosi' facendo la cubana riusciva a raggiungere i rami più robusti. Li afferrò e dopo un paio di tentativi finalmente riusci' a sistemarsi dove ero io prima. La raggiunsi subito e mi misi con la schiena appoggiata al tronco, mentre lei era in mezzo alle mie gambe, la nuca sulla mia spalla. Guardavamo la luna che splendeva nel cielo. Ad un tratto Camila inziò a parlare. <Andare via di casa a 19 anni per un uomo è stato un errore. Un errore imperdonabile. Avevo conosciuto Martin  ad una festa. Ci provò con me subito e mi piacque. Sprecai la mia prima volta con lui, ubriaca e su uno squallido divano. Non era stato dolce, non si era preoccupato di me, pensava solo a soddisfare le sue"esigenze". Avevo sognato la mia prima volta da tanto. Non mi immaginavo che potesse andare a finire cosi'.> sospiro' <Dicevo a me stessa che non era stata una sola notte, che lui ci teneva a me. La realtà era che mi vergognavo di aver concesso la parte più intima di me in quel modo, volevo rimediare. Cosi' io e lui continuammo a frequentarci. Dopo un mese andai a vivere a casa sua. Salutai i miei genitori e la mia sorellina e semplicemente mene andai. Iniziammo la solita routine. Lui si alzava, andava a lavorare,tornava a casa per pranzo e usciva con i suoi amici per bere e andare in cerca di puttane. Tornava la sera tardi e se era arrabbiato mi picchiava. Da li' c'erano due cose che faceva: o mi scopava o mi chiudeva nello sgabuzzino fino alla mattina, se si ricordava. Mi era permesso uscire di casa solo per fare la spesa, e durante il tragitto non dovevo parlare con nessuno. Se veniva a sapere che avevo disubbidito mi rinchiudeva nello sgabuzzino per un' intera giornata con solo una bottiglia d'acqua. Il giorno in cui ti ho incontrata ho disubbidito. Non so perchè l' ho fatto. E' stato un impulso. L'impulso più giusto della mia vita.>

Quando concluse il suo discorso stavo piangendo. La strinsi ancora di più a me e mi appoggiai alla sua spalla. Respirai profondamente. Le sue parole avviarono due reazioni differenti dentro di me. Il cuore mi diceva che la ragazza che stavo abbracciando aveva sofferto troppo, e stare con me ,una persona instabile e piena di problemi, le avrebbe solo peggiorato le cose. Il mio corpo voleva solo baciarla e farle capire che io c'ero, ero li' per lei. E le volevo bene, forse troppo.

<Posso agire anche io di impulso?> domandai. Lei mi guardò e annui'. Avvicinai lentamente il mio viso al suo. Chiusi gli occhi e la baciai.

Non ero pronta per quel bacio, ma forse non lo sarei mai stata. Le differenze tra questo e tutti gli altri che avevo sprecato erano mille ma essenzialmente una sola. L'amore. Eravamo due labbra sincere che si sfioravano, ci stavamo raccontando cosi' tante cose. Le nostre paure,le nostre emozioni. Non c'era bisogno di approfondirlo, non c'era bisogno di altro. Solo noi due,illuminate dalla luna. Ci staccammo lentamente. <Per quanto mi riguarda tu,tu sei l'impulso migliore della mia vita> affermai appoggiando la mia fronte sulla sua ad occhi chiusi.

Dopo il bacio restammo li' a guardare la luna. Lei era appoggiata a me, io la tenevo stretta. Ogni tanto le lasciavo un bacio sul collo,o la stringevo leggermente più forte. Non avevo bisogno di altro in quel momento.

<Non andare via> disse all'improvviso. Aveva gli occhi chiusi. <Non andare via perchè solo con te riesco a non arrendermi. Non andare via e difendimi per sempre.>.

Le presi con delicatezza il volto, girandolo. Incastrai i miei occhi dentro i suoi. Doveva capire. <Ho cercato un angelo per tanto tempo Camila. Un angelo che mi salvasse dal fottuto inferno che stavo vivendo, che mi salvasse da me stessa.Ora che finalmente ti ho trovata, fidati, non ti lasciero' andare via facilmente.>

Presi il suo mignolo e, come ormai facevamo spesso, lo incastrai con il mio  e lo baciai.

Flashback

Eravamo tutti e cinque a tavola. Taylor mi tirò un chicco d'uva, centrandomi in piena faccia. <Outch!> esclamai mentre lei scoppiava a ridere. Indignata presi il bicchiere e feci per rovesciarglielo addosso. Per mia sfortuna, mamma decise di mettersi in mezzo. Letteralmente.  L'acqua la colpì in pieno petto. Chris gemette. Taylor sbiancò. Io pensai di scappare di casa. <Lauren Michelle>disse. Due parole. Il suo sguardo mi inceneriva.
Rimasi sorpresa quando sentii la risata di mio padre. "OH OH" pensai.
Mia mamma spostò la sua attenzione sull'uomo. <Micheal> lo rimproverò. <Oh andiamo Clara è solo acqua>.
Mossa sbagliata babbo.
Il demone che aveva sostituito mia madre si alzò prendendo papà per un orecchio e lo trascinò in camera loro. Io li seguii di soppiatto.

Stavano discutendo da un po' ma proprio quando iniziai a preoccuparmi, si strinsero i mignoli e li baciarono contemporaneamente.  Non li avevo mai visti fare una cosa del genere. <Lauren,puoi entrare se vuoi> ridacchiò mamma.
Dannazione, copertura saltata.
Arrossii.
Entrai e mi sedetti in mezzo a loro nel letto.
<Tutto ok?> domandai.

Loro annuirono e mi baciarono.
<Mami,cos'era quel gesto che avete fatto prima? >
< Oh,nulla tesoro, è un nostro modo un po ' strano per dire mille cose. Che ci dispiace, che promettiamo una cosa, che ci amiamo. Molte cose piccolina> rispose dolcemente.
<E perché non ve le dite e basta?>domandai.

<Le parole ormai vengono dette senza sapere il loro significato, così abbiamo fatto una cosa nostra.> sorrisi.
<Posso usarla anche io?> chiesi.
<Con chi vorresti usarla?> mormorò dolcemente mio papà.
Io arrossii. Era arrivato il momento.  Sospirai. < C'è una ragazza che viene a scuola con me. È bella, intelligente e beh...>
<Ti piace? > io annuii.
Mi abbracciarono dolcemente.  <Se ti senti di usarlo,fallo. Altrimenti aspetta. Sentirai da sola quando sarà il momento piccola>



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