Capitolo 20

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La consapevolezza mi colpi' in tutta la sua furia. D'impulso tornai sopra di lei, toccandole il petto per verificare lo sfarfallio del suo cuore. Batteva possente,come un pugile che ha ricevuto pugni su pugni ma che continua a stare in piedi,combattivo fino alla fine.

Camila mi guardava. Lei non mi vedeva soltanto, mi guardava, mi osservava. Non ti accorgi della differenza fino a quando non lo noti. E una volta notato non vuoi più tornare indietro. Una volta visto l'arcobaleno, non vuoi tornare al bianco e nero.

La baciai. Questa volta andai oltre al bacio a stampo. Pregavo che ricambiasse, e Afrodite mi ascoltò. Una sua mano era dietro al mio collo, l 'altra ferma sul letto. Non serviva un genio per capire che non aveva idea di cosa fare. Mi allontanai leggermente, osservando le sue pupille. Molti di una persona guardano le iridi,esaminandole al dettaglio per trovare disperatamente qualcosa per poterle definire belle. Io guardavo le pupille. Quegli enormi pozzi neri di vita che urlano. Le sue pupille sembravano delle fosse piene di demoni che lottavano per uscire. Io li avrei fatti uscire ad ogni costo. La libererò e poi potrà essere mia. Sorrisi.

Mia.


Tornai a baciarla con passione. Mia. Sorrisi nel bacio. Lei lo notò e mi spinse leggermente per le spalle,separandoci. <Faccio cosi' schifo?> sussurrò. <Oh no> mormorai avvicinandomi a lei nuovamente, solo per essere respinta ancora. <E allora perchè sorridi> disse perplessa. Sfregai il mio naso con il suo. <Vuoi essere mia?> domandai chiudendo gli occhi.

<No> rispose. Aprii gli occhi di scatto allontanandomi. Lei mi afferrò e mi riportò giù,facendo toccare le nostre fronti. <Sono già tua>mormorò baciandomi. Ricambiai il bacio,staccandomi subito dopo. Lei sbuffò quando mi vide alzarmi dal letto. Guardai nell'armadio, sotto il letto, in bagno ma niente. Non lo trovavo. <Resta qui,torno subito> affermai uscendo dal caravan. <Mani,hai visto la mia borsa?> urlai. <Si' dovrebbe essere sotto al divano Lo> rispose facendo l'occhiolino. Sbuffai e rientrai,trovandola subito. Frugai dentro,trovando quello che stavo cercando. Tornai dalla cubana,sedendomi accanto a lei. Le mani mi tremavano leggermente mentre le porgevo la scatolina,aprendola. <Camila Cabello> dissi con tono solenne. <Vuoi essere il mio angelo custode?>. Il contenuto era rappresentato da una catena,con un ciondolo a forma di angelo. La figura di una donna alata completamente nuda,i capelli che ricadevano a coprirle il seno,e lo sguardo fiero e dolce insieme. Le ali erano maestose, piene di ricami delicati.

Sollevai lo sguardo e incrociai quello di Camila. Le lacrime scendevano copiose dai suoi occhi e le labbra fremevano.<Si'> sussurrò appena. Con mani tremanti presi la catena e mi avvicinai, mettendogliela. Le stava benissimo. La baciai dolcemente. <Sei mia> <Sono tua, Lauren> rispose accarezzandomi la guancia.


Ci sdraiammo sul letto accoccolandoci tranquillamente. Io giocavo con i suoi capelli mentre lei osservava ancora meravigliata il regalo. Il nostro momento venne interrotto dal rientro delle ragazze nel veicolo. <Ragazze> dissi alzandomi,con grande disappunto per la cubana. <Pensavo che la nostra meta finale potrebbe essere Chicago> <Come mai proprio Chicago?>domandò Ally. <Mio fratello vive li' e ho bisogno di andare da lui> mi voltai verso Camila <Devo parlargli di cose importanti>sorrisi. <Beh per me non c'è nessun problema> concordò Nomani,seguita subito dalle altre due. <Grazie mille> esclamai abbracciandole. Ridemmo tutte insieme quando sentimmo lo stomaco di Dinah borbottare. <Che c'è,ho fame> urlò sulla difensiva,scatenando altre risate. <Bene>iniziò Normani prendendo una cartina < La strada per Chicago è lunga, quindi direi di proseguire fino a Lake City, poi mangiamo qualcosa e ripartiamo>disse. <Perfetto> concordai. Decidemmo di far guidare Normani fino a quando Dinah non avrebbe mangiato,per la nostra sicurezza. Ci preparammo e dopo poco più di mezz'ora eravamo già in viaggio. Ally e Dinah erano sul divano a guardare la tv mentre io e Camila sul letto a leggere. Io ero appoggiata con la schiena al muro e lei aveva la testa sul mio ventre. Ogni tanto le facevo delle specie di grattini,ricevendo mugolii di consenso da parte della cubana. <Come si chiama tuo fratello?> domandò di punto in bianco,inclinando la testa per osservarmi. <Chris>risposi appoggiando il libro sul letto. <E' un bel nome>mormorò. Sapevo che voleva sapere la storia della mia famiglia, ma non era una cosa che raccontavo volentieri. <Mia mamma mi ha raccontato che era indecisa se chiamarlo Chris o Taylor, cosi' ha optato per la prima opzione e ha tenuto la seconda per mia sorella>sorrisi. Molti erano interessati alla mia famiglia solo per quanto riguarda la loro morte,come se la vita non avesse importanza. Invece Camila sembrava interessata al pacchetto completo. Inziai a parlare tranquillamente, come se parlassi della mia famiglia morta tutti i giorni. La mia mente e la mia bocca si erano divise,vagando per due direzioni diverse. Nella mia mente venivano prodotti ricordi mentre la mia bocca rispondeva automaticamente alle domande della cubana.



Ero sdraiata su una sedia a dondolo,una di quelle moderne fatte di pelle finta e metallo. Ironicamente non dondolava. Fissavo l'orologio davanti a me, seguendo la lancetta dei secondi. Non avevo mai realizzato quanto fossero effettivamente importanti i secondi. Tre secondi per premere il grilletto e sparare. Tre secondi durante i quali un proiettile esce dalla canna di una pistola e si conficca in un corpo,lacerando tutto ciò che incontra. Tre secondi perchè un corpo cadda a terra. Tre secondi in cui il pavimento si inzuppa di sangue. Tre secondi per dimenticare tutto. Tre. Odio il numero tre.

Ironicamente sono le tre del pomeriggio.

Indosso un maglione nero largo e un paio di pantaloni della tuta dello stesso colore. Le scarpe le ho tolte da quando sono entrata in questo studio. Mindy sta parlando con Chris. Non ascolto quello che gli stà dicendo perchè sicuramente sono un mucchio di cagate. Nella precedente seduta mi aveva detto di andare avanti, di dimenticare. Ma come potevo dimenticare? Le immagini erano impresse nella mia mente, e si riproducevano giorno e notte. Non dormivo da una settimana. Mio fratello prendeva delle specie di sedativi. Io non avevo accettato. Mamma era contraria alle medicine per qualcosa che si poteva risolvere senza. Cosi' resto sveglia. A volte vado nel letto di Chris e mi assicuro che respiri e che il suo cuore continui a battere. Prima però sprangavo tutte le porte. Nessuno sarebbe entrato.

<Lauren?> chiese la psicologa. Io scossi la testa riprendendomi dai miei pensieri. Cattivi pensieri Lauren. Fissai Mindy in attesa che ripetesse la domanda. <Cosa ne pensi di fare delle sedute singole d'ora in poi?> domandò. Spalancai gli occhi sorpresa. <Come scusa?> dissi alzandomi.<Lauren,devi sbloccarti,sei in questo stato comatoso da una settimana> spiegò la donna. La mia testa iniziò a girare. <Hai bisogno di un piccolo cambiamento tutto qui> fini' Chris. Mi avvicinai alla dottoressa. <Un piccolo cambiamento?>mormorai. Lei annui'. La afferrai per la giacca, sollevandola dalla sedia. <I miei genitori e mia sorella sono morti davanti a me, questo è già un cambiamento non crede?> urlai. La donna non disse nulla, non si divincolò nemmeno. <Lauren> mi sussurrò mio fratello all'orecchio. <Mettila giù>. Mollai la presa, uscendo dallo studio correndo. Feci le scale velocemente arrivando fuori sulla strada. Appena misi un piede sull'asfalto mi resi conto che non avevo le scarpe. Dannazione. Corsi via,più velocemente possibile. I sassolini mi tagliavano i piedi, le ciunghe si attaccavano ai calzini. Era uno schifo ma ciò nonostante continuavo a correre come se fossi seguita dal diavolo. Mi voltai e non vidi nessuno seguirmi. Sorrisi. Quando tornai con lo sguardo davanti a me andai a sbattere contro qualcosa. No, qualcuno < ahia> brontolò . Mi tirai su e restai immobile osservandola. Era una donna bassa,capelli mori e vestita in modo particolare. Anche lei mi scrutò e quando vide che non avevo le scarpe si accigliò. <Tutto ok?> chiese. Io annuii solamente. Inclinò la testa. All' improvviso un forte dolore al ginocchio mi colpi'. Lei lo notò e mi sorresse prima che mi accasciassi al suolo. Abbassando lo sguardo notai un taglio sul ginocchio che mi ero procurata nella caduta. <Ti fa male?> domandò. Io annuii di nuovo. <Io lavoro in un ospedale qui vicino,se vuoi ti porto li' e ti faccio un controllo veloce.> le feci un altro cenno con la testa.


Mi accompagnò all'ospedale,dove mi medicò sia il ginocchio che i piedi. Avevo mandato un messaggio a Chris dicendogli di stare tranquillo. Io e la donna non ci eravamo parlate ancora. Non mi sentivo più a mio agio con gli sconosciuti. Quando ebbe terminato mi tese la mano <Io sono Ally comunque>. Sorrisi. Non le diedi la mano, ma lei non si offese,anzi parve comprensiva. Iniziò a parlarmi del più e del meno fino a quando Chris non venne a prendermi,ovvero mezz'ora dopo. Lei ci accompagnò all'uscita,tranquillizzando mio fratello. Ci salutammo con un cenno del capo Iniziammo ad allontanarci e fu allora che corsi indietro da lei.La raggiunsi e le toccai una spalla,facendola voltare verso di me. <Io sono Lauren> dissi sorridendo. <E' un piacere conoscerti Lauren>. Rispose incamminandosi lontano da me .


Durante il resto del mese ci incontrammo spesso, feci conoscenza anche della sua amica Dinah. Quello che mi spinse ad aprirmi, mi spiegò Mindy, fu che non invasero i miei spazi. Non provarono ad analizzarmi o a farmi domande personali. Ally e Dinah non mi domandarono mai perchè quel giorno stessi correndo come una forsennata senza scarpe per Miami, o perchè non parlavo quasi mai. Semplicemente aspettarono.

Sweet Escape (In Pausa)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora