A volte basta un attimo, solo una frazione di secondo per sconvolgere la vita di una persona. Può accadere in qualsiasi momento: mentre si cammina, si mangia, si dorme addirittura. Può essere qualsiasi cosa: una canzone, una frase, un film... O più semplicemente uno sguardo. Due occhi distrutti e stanchi ma incredibilmente belli. Un colore. Un meraviglioso colore che entra di prepotenza nella testa e si scolpisce un posto su misura, che piano piano si allarga sempre di più, fino ad occuparla interamente. È così che Elettra si sentiva. Fissando il soffitto candido della sua stanza, così vuoto e freddo, ripensava a quell'attimo dopo cena. E così, come per magia, sul bianco cominciò a nascere il primo colore. Sulle prime non riusciva a capire cosa fosse, poi il colore iniziò a danzare sull'intonaco. Erano linee sottili, che si sfumavano a vicenda, si rincorrevano nel buio della stanza. Poi eccolo lì. Si faceva strada tra le linee come una macchia d'olio, si espandeva sempre più. Elettra lo avrebbe riconosciuto tra milioni di altri colori. Il verde e il dorato di quegli occhi che le avevano sconvolto i pensieri. Si addormentò così, lottando contro le palpebre che non volevano state su.
"Ancora un momento... Solo uno... Voglio guardare ancora..."
Sussurrò tra sé e sé, fino a sprofondare nell'incoscienza del sonno più piacevole che ebbe da mesi.
Nell'aria aleggiava un dolce profumo misto a qualcosa di penetrante che fece storcere il naso a Elettra. Non riusciva a capire dove fosse, era tutto buio e l'odore non le diceva granché. Forse apparteneva a qualcuno, non ad un luogo. Provò a muoversi e si accorse di essere distesa, probabilmente su un letto e che qualcosa la avvolgeva dolcemente. Provò a voltarsi ma quel qualcosa la bloccava. Sentì un piccolo sogghigno e una mano che le accarezzava il fianco. Si rese conto che c'era qualcuno dietro di lei che l'abbracciava e l'accarezzava. Quel contatto era caldo, delicato e nonostante non sapesse chi fosse non aveva paura, anzi. Voleva che quella mano che indugiava sul suo fianco scendesse più giù sulla gamba e che quella carezza si trasformasse in qualcosa di più lussurioso. Si sorprese del suo pensiero e arrossì, mentre una voce le sussurrava "Sono grigi?"...
Il suono della sveglia la fece trasalire. Si alzò a sedere di scatto, la mano sul proprio pube. Che diavolo stava facendo? Scrollò le spalle e scese dal letto, entrò in bagno e aprì il rubinetto. Lavadosi la faccia guardò i suoi occhi e improvvisamente ricordò. Quel sogno era strano, chi era la persona dietro di lei? Scavò nella memoria alla ricerca di qualche informazione in più, ma non riuscì a trovare niente. Si vestì e legò i lunghi capelli biondi in una mezza coda morbida, cosicché le ciocche non le coprissero gli occhi.
Andò in cucina per preparare il caffè per la colazione e notò che Rosario era già in piedi.
"Buongiorno.." gracchiò Elettra e la domestica rispose con un cenno del capo, porgendole la tazzina col caffè caldo. Lei bevve in silenzio, Rosario fece lo stesso. Si fece l'ora di svegliare la signora così la ragazza andò nella sua camera. Si avvicinò al letto e scosse dolcemente Talia per una spalla.
"Signora, è ora di alzarsi..."
La risposta fu un soffocato "lasciami in pace". Lei insistette più di una volta, col risultato di far innervosire la bella addormentata. Elettra aggrottò le sopracciglia. Nel frattempo Rosario si avvicinò alla porta, sbirciando. La ragazza allora tirò un sospiro irritato.
"E va bene. Sapete dalle mie parti come vengono svegliati i pigri? Non vi piacerà, ma mi avete costretta."
Afferrò le coperte con due mani e le tirò via con forza, lasciando la donna sorpresa e infreddolita. Talia la guardò in cagnesco alzandosi a sedere. Elettra quasi tremava. Ritrovò poi la compostezza.
"Buongiorno signora, spero che la notte sia stata serena."
La donna le sorrise e sentì Rosario sospirare di sollievo e qualcuno fischiare. Si voltò di scatto e quasi le si fermò il cuore. Davanti a lei, Echo la guardava stupita.
"Complimenti, nessuno è riuscito mai a farla alzare così velocemente."
Elettra biascicò un ringraziamento dopo aver ripreso a respirare. Andarono tutti in cucina e mentre la signora faceva colazione, Elettra uscì sul balcone per fumare una sigaretta. Dopo un paio di tiri, sentì dei passi alle sue spalle. Pensando che fosse Rosario, non ci badò. Due dita affusolate e smaltate le portarono via la sigaretta dalle labbra.
"Non dovresti fumare, fa male sai?"
La ragazza si voltò di scatto, indignata, mentre Echo si portava alle labbra la sigaretta rubata.
"Senti da che pulpito..." quel commento le uscì più acido di quanto avrebbe voluto. Lei ridacchiò sbaffandole un po' di fumo in faccia.
"Hai ragione, non sono proprio il tipo di esempio da seguire..." le ripassò la sigaretta.
"Io torno a dormire, buona fortuna con la svitata. Spero di rivederti stasera."
E se ne andò, prima che Elettra potesse dire qualcosa.
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Echo
RomanceElettra è una ragazza di vent'anni che sta cercando il suo posto nel mondo. Frequenta l'Accademia di belle arti e ha una fidanzata bellissima che la ama. O almeno, così crede. Nel giro di una settimana il mondo le cade addosso. Lei la lascia, non ri...
