Mi vestii, portavo dei pantaloni di pelle ed una maglietta chiara; indossavo sempre i pantaloni, per montare il mio cavallo appena fosse stato possibile. Dentro casa non portavo le scarpe, le mettevamo solo per uscire, la suola andava risparmiata.
Entrai in cucina mentre Rodd e Marcus, fratelli gemelli, si stavano lamentando perché dovevano aspettare ancora qualche minuto prima di cenare.
<<Ti serve una mano?>> chiesi a Teresa. Era sempre lei a cucinare. Aveva quattordici anni, ed era molto brava in cucina.
<<No, ho quasi fatto. Fa smettere quei due di lamentarsi, non ne posso più.>>
<<Sembra facile.>> risposi. Erano piccoli di statura, con capelli corti e neri. Molto vivaci, però anche loro, come tutti del resto, aiutavano in casa. Per nessuno c'era spazio per i giochi o per riposare, mai.
Erano identici, tranne per un piccolo neo sul collo di Marcus. Io somigliavo a mia madre. Avevo i suoi stessi capelli castani, più vicini al bronzo che al marrone, gli occhi marrone scuro di mio padre ed ero magra. Mia sorella più grande aveva i capelli neri e gli occhi marroni, le forme già di una donna. In molti, tra i ragazzi del paese, la guardavano sognanti. Lei, però, si era innamorata di un giovane di Gioven, che aveva incontrato una volta al loro mercato. Lui stava camminando per le strade, insieme a una donna parecchio più grande, probabilmente sua madre; le portava le borse con ciò che aveva comprato. Passarono accanto al nostro carretto e, per un secondo, i suoi occhi incrociarono quelli di lei, che gli sorrise. Fu amore a prima vista. Lui rimase folgorato dalla sua bellezza e lei dal suo sguardo penetrante e dalle sue labbra. Si videro molte altre volte, dopo quel primo incontro, sempre al mercato, sempre allo stesso modo. Nessuno dei due aveva ancora trovato il coraggio per parlare all'altro.
Mandai i miei fratelli a chiamare mia madre e mio padre, per dirgli che era ora di cena, liberando mia sorella dal loro impiccio.
<<Com'è andata con Serin?>> mi chiese.
<<Bene. Con gli animali se la cava, il problema è che non sa montare, e glielo dovrò insegnare.>>
<<Si, ma ti può essere d'aiuto, giusto?>>
<<Si, non c'è dubbio.>>risposi.
<<Dici che staranno meglio, adesso?>> chiesi dopo qualche momento di pausa.
<<Sì, almeno avranno qualcosa da mangiare. Devono stare molto male... spero che la piccola riesca a sopravvivere>> disse mentre portava in tavola degli involtini fatti di pastella con dentro carne, riso o formaggio.
<<Secondo te cambieranno le cose con Serin, in classe?>>
<<In che senso?>>
<<Beh, finora se n'è sempre stato per conto suo. È molto silenzioso.>>
<<Finalmente si mangia!>> disse Rodd entrando con prepotenza in cucina. Ci sedemmo tutti a tavola.
<<Ringraziamo il Cielo per il nostro cibo e perché ci ha concesso una giornata senza Vento.>> disse mia madre. Noi altri alzammo i calici in alto e iniziammo a mangiare.
<<Papà, pensi che potremmo offrire un lavoro anche ad altri?>> chiesi timidamente. Mio padre lanciò uno sguardo significativo a sua moglie, si aspettavano una domanda del genere.
<<Enn>> rispose mia madre << Noi siamo già in sei, con la famiglia di Serin arriviamo a dieci, in più c'è il bestiame da nutrire. È vero, stiamo abbastanza bene da non soffrire la fame, ma non così tanto da poter avere dei dipendenti; abbiamo offerto quel lavoro a Serin perché sua sorella, senza alcun aiuto, sarebbe andata incontro a morte certa. Questo non vuol dire, però, che possiamo fare lo stesso con altri.>>
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I Figli del Vento ~~ Concorsiamo 2k17 ~~
FantasyLa Signora del Vento non si scompose minimante, quel bambino non era il suo. Lei sapeva, come sua madre prima di lei, quale fosse il suo destino: era nata per regnare. La regina doveva essere potente, forte, veloce, molto più di tutti gli altri, e p...