Subito dopo pranzo, mio padre si diresse alla casa dei Trissi. Erano una famiglia non molto numerosa, con due figli dell'età di Teresa che si occupavano degli animali e del raccolto. La madre era una donna di mezz'età, non abbastanza in forze per occuparsi di niente se non della cucina. Il padre era morto molto tempo prima. La giumenta che doveva partorire era una bella cavalla, che avrebbe dato un buon puledro, dalla cui vendita avrebbero guadagnato qualche soldo.<<Salve ragazzi!>> li salutò mio padre.
<<Grazie di essere venuto>> rispose in tono formale il fratello maggiore, Tom.
<<Non c'è problema. Dov'è la cavalla?>>
<<È nel recinto di dietro>>, rispose l'altro fratello, Sam, <<però ci sono state delle complicazioni.>>
<<Che genere di complicazioni?>>
<<Non lo so, la cavalla non risponde bene. C'è qualche problema.>>Non c'erano veterinari nella nostra città, non ne era rimasto nessuno da dopo la PrimaVera, quindi chiunque possedesse del bestiame, doveva agire sia da allevatore che da veterinario, occupandosi di ogni sorta di problemi.
<<Fatemela vedere.>> rispose mio padre.
Passarono alcune intense ore, segnate dal caldo, dalla fatica, dal sangue, dai nitriti e dalla sofferenza. Alla fine riuscirono a dare alla luce un piccolo puledro, troppo segnato dalle fatiche del parto. Non sarebbe sopravvissuto oltre la notte.
<<Mi dispiace ragazzi.>>
<<Già.. ci contavamo molto>> rispose in tono cupo Sam.
<<Ci servivano quei soldi. >> si lamentò Tom.
<<Ce la caveremo, come sempre.>> rispose il fratello cercando di mantenere la sua dignità, di fronte a mio padre.
<<Hai sentito della famiglia di Serin?>> chiese Tom.
<<No, che cosa è successo?>> rispose mio padre.
Nel frattempo, a casa, io stavo iniziando ad arrabbiarmi. "Dove si sarà cacciato?? E meno male che doveva essere puntuale!" brontolavo fra me e me.
Nell'attesa iniziai ad occuparmi degli animali, riportai i cavalli nelle stalle, e li strigliai uno per uno, perdendo molto del tempo che avrei dovuto dedicare ai puledri.
Dopo aver fatto tutto il suo lavoro, finalmente iniziai a dedicarmi ai puledri, e specialmente a Stella. La portai nel tondino e ne chiusi l'ingresso. La puledra fece una galoppata guardandosi intorno, e, soprattutto, allontanandosi da me. Io avevo in mano una cavezza, e mi avvicinai piano, mostrandole le mani, cercando di farle capire che non c'era pericolo. Mi avvicinai al muso e le feci annusare la cavezza azzurra. La giovane cavalla rispose sgroppando e galoppando in fuga. Ritentai il mio approccio molte volte, finché non iniziò a farsi buio e decisi che era ora di rientrare. La riportai nel recinto accanto, coperto dalla pioggia e collegato con le stalle ed il tondino: era la via perfetta per far muovere i puledri senza imbrigliarli.
Mentre chiudevo le stalle dei cavalli, brontolando per l'assenza di Serin, mio padre tornò:
<<Enn, dov'è Serin?>>
<<Quel fannullone non si è presentato.>> risposi arrabbiata.
<<Presto, chiama tua sorella e mandala da me.>> rispose con fare concitato. Corsi a chiamare Teresa.
<<Seguimi.>> disse lui senza spiegarle la ragione.
<<Papà è successo qualcosa?>> chiesi io.
<<Tu resta qui.>> rispose lui, ed uscì di casa, con Teresa al seguito, ed io poco distante.
Insieme lo seguimmo fino a casa di Serin. Bussò alla sua porta e la spalancò senza aspettare una risposta.
<<Papà, ma che succede?>> chiese Teresa preoccupata. Nel frattempo la madre di Serin, Glenne, ci venne incontro.
<<Come sta?>> chiese lui alla donna, ignorando la domanda di mia sorella. Lei rispose con un pianto.
<<Presto Tes, va dalla bambina e vedi se puoi fare qualcosa. >>
A causa della PrimaVera, non solo non si trovavano più veterinari, ma nemmeno dottori. C'era solo un vecchio medico, ormai troppo stanco persino per muoversi. Mia sorella era stata da lui durante quasi tutti i suoi quattordici anni, lo aveva seguito finché era stato in grado di muoversi, ed aveva imparato il più possibile. Voleva diventare una dottoressa fin dalla più tenera età.
Mia sorella non perse un secondo, e corse dalla piccola. Era nel letto di suo fratello, troppo grande per il suo corpicino scarno e pallido. Non parlava, non mangiava, non beveva, non rideva e persino non piangeva più. Faceva fatica a respirare.
<<Serin..>> sussurai io, vedendolo seduto per terra, con la mano poggiata sul letto, le gambe incrociate, e la faccia pallida quasi quanto quella della bambina.
Mia sorella fece del suo meglio, mettendo in pratica ognuna delle nozioni imparate dal vecchio. Le era già successo di dover aiutare bambini, uomini o anziani con le malattie più gravi. E era sempre stata in grado di guarirli, ma la piccola era troppo grave, troppo magra, troppo piccola. Teresa aveva lo sguardo concentrato, le mani leggermente tremolanti per l'ansia. Mi mandò a preparare del latte con alcune spezie, e cercò di farglielo ingoiare. Poi le tolse le coperte pesanti, con cui l'avevano coperta, che le aggravavano ancora di più la respirazione. Mi guardò per un attimo e capii che era troppo tardi. Ci fu poco altro da fare, mia sorella le rimase accanto per tutto il tempo, fece un cenno alla madre che capì immediatamente cosa volesse dire, e scoppiò in lacrime. Serin era troppo stanco, troppo pallido, le lacrime della madre, i gemiti, gli entrarono da un orecchio ed uscirono dall'altro. Suo padre era fuori e non sarebbe tornato fino alla sera, non c'era modo di contattarlo prima.
Il resto lo ricordo come un sogno, anzi un incubo. Uscimmo di lì che era completamente buio, non si vedevano le stelle o la luna. La donna era in preda alle lacrime, gli arti che le tremavano presi dalla disperazione. Suo figlio era ancora accanto al letto, ancora pallido, ancora senza parole. Li salutammo senza ricevere alcuna risposta. Il tragitto verso casa fu molto difficile, un po' per l'enorme sofferenza che ci aveva assalito, un po' per il buio, impiegammo tantissimo per tornare a casa.
NEL PROSSIMO CAPITOLO :
Camminammo nel più completo silenzio, rimanendo, comunque, a nostro agio. Ciò che ci aveva legato era molto forte, un legame che sarebbe durato per sempre. Nella strada verso casa passammo accanto al sentiero diretto al bosco, ed io fui colta dall'idea.<<Andiamo>> accennando con la testa al sentiero.
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I Figli del Vento ~~ Concorsiamo 2k17 ~~
FantasyLa Signora del Vento non si scompose minimante, quel bambino non era il suo. Lei sapeva, come sua madre prima di lei, quale fosse il suo destino: era nata per regnare. La regina doveva essere potente, forte, veloce, molto più di tutti gli altri, e p...