Teresa

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Lui era sdraiato sul letto, la tenda della porta era stata aperta, credo a voler dire che ciò che doveva essere fatto era già stato compiuto. Era nudo, coperto solo da un telo. Lei era accoccolata al bordo del letto, con le braccia che stringevano le gambe, e si era rivestita. Fissava quell'uomo che dormiva beato, incurante di lei e dei suoi sentimenti. E lei in quel momento già portava in grembo suo figlio.

Si raccontava che i Figli del Vento sapessero quando le loro donne rimanevano incinte, sentivano il vento che entrava nei loro corpi. E solo quando ognuna di quelle donne era stata fecondata, allora le riportavano indietro. Non ci voleva molto tempo. Non era stato violento o crudele, non l'aveva malmenata, si era dimostrato gentile, prima. Poi quello che doveva essere fatto l'aveva fatto, incurante delle sue grida e dei suoi pianti. Si chiese se nelle case attorno qualcuno si fosse svegliato, se avesse pensato che anche l'ultima donna era stata presa. Se qualcuna tra quelle giovani madri avesse versato una lacrima per una loro compagna di tragedia. Poi in poco tempo fu tutto finito. Adesso aspettava di tornare a casa, anche se, una piccola parte di lei, non voleva più farvi ritorno. Non voleva guardare sua madre, o peggio ancora suo padre, sentendosi così sporca. Infangata. Non sarebbe mai più andata al mercato di Gioven pensando al ragazzo che amava; la sua fanciullezza era sparita, e lei si sentiva solo macchiata, ed arrabbiata. Avrebbe voluto ucciderlo, ucciderli tutti, mentre ancora dormivano, ma sapeva che non ci sarebbe riuscita.

Poi lui si sveglio.

<< Qui. >> disse, poggiando la mano forte ed ambrata sul letto, la sua pelle era stata scurita dal sole, come anche quella di Teresa, in questo si somigliavano, però lui aveva molte cicatrice sulle sue mani, mani con cui aveva ucciso, mentre lei al massimo aveva strappato qualche ortaggio o frutto della terra. Lei non si mosse, rimase nel suo angolo, determinata a non alzarsi da lì finché non fosse tornata a casa.

<< Io no cattivo. >> ripeté lui, come aveva detto qualche ora prima.

<< Si. Sei cattivo, crudele. Siete tutti crudeli. >> disse, con gli occhi che gridavano la rabbia, mentre le braccia erano ancora strette intorno al corpo.

<< Così vita. >> rispose lui, con la fronte aggrottata. Teresa non capì.

<< Vita. >> disse lui indicandole la pancia al di sotto delle sue ginocchia. Per un attimo mia sorella ebbe l'impulso di colpirsi a sangue sul ventre, così da uccidere la sua preziosa "vita".

Rimasero in silenzio per un po'. Poi lui si alzò, s'infilò i pantaloni ed uscì dalla casa, sempre senza chiudere la tenda. Ritornò poco dopo, con un secchio pieno d'acqua e lo poggiò accanto a lei. Teresa lo guardò titubante, cercando il permesso per alzarsi e lavarsi, non voleva scoprirsi di fronte a lui, non di nuovo.

Lui la guardò chiedendosi quale fosse il problema, infine si sdraiò di nuovo sul letto chiudendo gli occhi. Lei lo osservò per un po', poi vedendo che non accennava ad alzarsi o girarsi verso di lei, si decise a lavarsi. Accanto al secchio c'erano dei teli appoggiati, apposta per lei. Li prese ed iniziò a lavarsi, sperando di levare tutto quello sporco di dosso. Quando ebbe finito di rivestì, e solo allora lui aprì gli occhi.

<< Tu bella. >>

<< Tu crudele. >> rispose lei. E lui sorrise. Teresa pensò che aveva un bel sorriso, e che, probabilmente, se fosse cresciuto in una città come la sua, sarebbe stato un uomo diverso, chissà, forse addirittura buono. Poi lui tese una mano verso di lei, per toccarle una spalla, e Teresa si ritrasse, spaventata, cambiando immediatamente idea: era un uomo cattivo, e cattivi erano tutti loro.

Iniziarono a sentirsi dei rumori, le donne venivano spinte a formare una fila, vennero strattonate, tutte tranne lei. Teresa continuava a stare nella stanza, e l'uomo continuava a non alzarsi, così lei si decise a mettersi in piedi, dirigendosi verso la porta.

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