11. Comunicazioni

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Priscilla sigillo' la busta con la cera lacca e la affidò al gufo che spicco' subito il volo.
Alzandosi dalla sedia guardò l'orologio, erano da poco passate le undici di quella giornata che pareva non volesse mai finire.
Aveva deciso che durante il pranzo avrebbe reso pubblico l'accaduto ma prima doveva fare una cosa che comprensibilmente era stata scordata durante la concitata mattinata.
Uscì dal suo ufficio infilandosi la giacca nera e si diresse spedita verso l'aula di divinazione, lungo i silenziosi corridoi echeggiava il rumore dei suoi tacchi che si arrestò per lasciare il posto a due colpi decisi sulla porta una volta giunta a destinazione.
Entrò nell'aula sotto una trentina di paia d'occhi incuriositi, che lei parve non notare mentre rivolgendosi ad una Cooman più scompigliata del solito diceva: "Jordan Piton deve venire con me, non rientrerà in aula per finire la lezione".
Mentre l'insegnante annuiva, il ragazzo raccolse disordinatamente le sue cose apprestandosi ad uscire.

"Ho fatto qualcosa?" Le chiese preoccupato mentre la seguiva con tutti i libri in mano.
Lei finse di non sentirlo continuando a camminare spedita verso il suo ufficio dove gli avrebbe parlato con calma, non voleva che scoprisse da un discorso ufficiale in sala grande, in mezzo a decine di altri ragazzi che sua sorella era scomparsa.
Mentre proseguiva impassibile rifletteva sulle parole più giuste da usare, aveva un debole per Jordan, un po' perché era il suo figlioccio un po' perché se suo figlio fosse nato avrebbe avuto la sua stessa età...ma il destino aveva deciso diversamente, dopotutto lei e Gregor all'epoca non erano pronti per diventare genitori e non lo sarebbero mai stati presi com'erano dalle rispettive carriere, infondo era stato meglio così, semplicemente non ne avevano più parlato, restava solo Jordan a rammentare quello che poteva essere e forse per questo gli erano entrambi molto affezionati.
Priscilla si costrinse a non divagare e focalizzo' di nuovo la sua attenzione su quello che doveva dire mentre si chiudeva la porta dell'ufficio alle spalle.
"Siediti Jordan" suonò come un ordine.
"Ho fatto qualcosa?" Ripeté il ragazzino confuso.
"No nulla. Fra poco, in sala grande dovrò fare una comunicazione molto importante ma mi sembra giusto parlarne con te prima" lo vide impallidire, decise di sedersi di fronte a lui posandogli le mani sulle spalle.
"Ieri sera Kathryn e Winifred non sono rientrate nella loro casa. Winifred è stata trovata stamattina, ferita, ma non gravemente" vide i suoi occhi neri come l'ossidiana brillare mentre si riempivano di lacrime ma non smise di parlare: "Non sappiamo cosa le sia successo, invece Kathryn non si trova".
"Ieri sera eravamo insieme, poi al secondo piano ci siamo separati e lei ci ha detto di non attardarci lungo la strada" disse con voce rotta dal pianto.
Priscilla gli carezzo' il viso prima che lui le gettasse le braccia al collo singhiozzando, istintivamente si irrigidi', di solito evitava il contatto fisico ma dopo pochi secondi lo strinse a sé e gli disse: "Non piangere tesoro, vedrai che avremo notizie molto presto. La stanno cercando tutti" tentando di rassicurarlo.
"Tu sei preoccupata...tu non sei mai preoccupata" le rispose mentre tirava su col naso.
Jordan era troppo sveglio, sagace come sua madre, mentre gli passava un fazzoletto dovette ammettere: "Hai ragione. È un fatto molto serio ma credo che Kathyn stia bene, di questo sono certa".
Jordan si soffio' sonoramente il naso annuendo non del tutto convinto.

Si stava avviando decisa verso la sala grande, era da poco passato mezzogiorno e tutti gli studenti ormai erano convogliati lì.
La mano di Jordan stretta nella sua, stavano per varcare la soglia quando sentì chiamare il suo nome, non fece neppure in tempo a voltarsi che si ritrovò avvolta in un abbraccio con due calde labbra stampate sulle sue.
"Gregor sei venuto" disse facendo un passo indietro imbarazzata.
"Ero a Londra quando è arrivato il tuo gufo. Ma sarei venuto anche fossi stato al polo nord" le sorrise riscaldandole il cuore, "Ciao minimago" spostò la sua attenzione su Jordan il quale abbassò la testa.
"Ehy, vedrai che si risolve tutto" incrocio' lo sguardo di Priscilla "Dov'è la ragazza?".
"In infermeria. Se aspetti ti ci accompagno tra qualche minuto. Devo prima dire qualcosa agli studenti. Jordan resta qui" concluse lasciando la mano del bambino e dirigendosi verso il tavolo degli insegnanti.

Gli studenti seduti lungo le tavolate videro la vice preside attraversare velocemente la sala grande, salire i tre gradini e voltarsi verso di loro dando le spalle al tavolo degli insegnanti.
Calò il silenzio.
Priscilla non perse tempo, andò subito al punto:"Devo comunicarvi che la scorsa notte è accaduto un fatto molto increscioso. Due vostre compagne non sono rientrate nella loro casa" un brusio si diffuse "Silenzio!".
Tutti taquero all'istante, Priscilla aveva usato un tono che raggelo' l'intera sala.
"Solo questa mattina è stato dato l'allarme. Una di loro è stata ritrovata, ferita, nella torre est mentre l'altra a tutt'ora risulta scomparsa" fece una pausa mentre scrutava i visi di fronte a lei "Se qualcuno sa qualcosa o ha notato individui estranei all'interno del castello deve comunicarlo immediatamente agli insegnanti. Nel frattempo tutte le attività all'aperto sono sospese, gli studenti potranno uscire dalle loro case solo per frequentare le lezioni e per i pasti, sempre accompagnati da un prefetto. E stabilisco un coprifuoco che scatterà alle 21.00 fino alle 7.00".
Scese gli scalini e cambiò tono dicendo: "Ragazzi. Una vostra compagna è scomparsa, potrebbe essere in pericolo, se qualcuno sa qualcosa è pregato  di parlare, senza timore. Grazie".
Lanciò un'ultima occhiata agli innumerevoli visi che la circondavano prima di avviarsi verso l'uscita velocemente come era entrata mentre in tutta la sala si diffondeva un vociare sommesso.

Scusate l'attesa 😆

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