Cap. 7 - Nel bosco

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Ora stammi bene a sentire, figlia mia.
C'é un fiume che scorre in quel bosco, un fiume che gli Elfi utilizzavano per scaricare le botti una volta svuotate del vino. Lo vedrai subito dopo esserti inoltrata nel fitto della boscaglia. Mantieniti alla sinistra di quel fiume, durante il tuo cammino. Risalendolo, arriverai all'entrata meridionale del Regno di Thranduil. Là troverai una piccola diga, con Elfi di guardia. Fatti vedere da loro e consegna la lettera con il sigillo di Bard al loro capitano. Ti condurranno all'interno del Reame. Non badare alle loro maniere, potrebbero essere diffidenti verso di te.
Ma ricorda più di tutto di rimanere vicina al fiume. Se perderai di vista l'acqua, affidati al tuo udito. Devi continuare a sentire lo scroscio. Se non l'udirai più, vorrà dire che ti sei persa.

Le parole di suo padre le tornarono in mente quando vide il famoso fiume. Si avvicinó subito alla sua riva, e inizió a risalirlo, facendo attenzione a non scivolare sull'erba bagnata. Ringrazió mentalmente Sigrid per averle consigliato di portarsi pochi indumenti: la sua sacca era già piuttosto pesante con quello che si era portata appresso. Quella che pesava più di tutto era la borraccia d'acqua, che comunque sarebbe durata poco: era il mese di maggio e la calura iniziava a farsi sentire. Regan aveva consumato già quasi metà del contenuto.

Ormai il sole splendeva alto, era mattino inoltrato. Inizió a sentire i morsi della fame, la mela che aveva mangiato una mezz'ora prima non l'aveva affatto saziata. Si fermó, e si sedette su una roccia coperta di morbido muschio.
Scrutó l'ambiente circostante mentre addentava una fetta di pane. C'era un profumo piacevole nell'aria, di gelsomini e legno e resina. Era troppo presto per i funghi, ma Regan immaginó che a fine estate quel bosco fosse pervaso dal loro odore.

Sentiva dei rumori attorno a sè, come di foglie calpestate e rametti spezzati e le prime volte che li aveva uditi il suo cuore si era quasi fermato. Poi, guardando fra i cespugli, si era accorta che non erano altro che merli a caccia di vermetti, e qualche scoiattolo sceso a terra dagli alberi in cerca di ghiande.

Regan osservava i tronchi degli alberi, speranzosa di vedere qualche volto diafano e con le orecchie a punta dietro di essi

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Regan osservava i tronchi degli alberi, speranzosa di vedere qualche volto diafano e con le orecchie a punta dietro di essi. Desiderava che gli Elfi la trovassero il prima possibile. Era sicura che l'avrebbero scortata fino al cuore del loro reame, dove poi le avrebbero offerto una confortevole sistemazione e le avrebbero fatto scoprire le meraviglie di quel luogo.

Che cibo avrebbe mangiato da loro? Sicuramente non carne: gli Elfi rispettavano gli animali e ucciderli era ai loro occhi un gravissimo delitto. Si cibavano di verdure, cereali, frutta.
Regan aveva scoperto di adorare la carne cotta alla brace nell'ultimo anno. Georg il mandriano, infatti, era riuscito nel suo obiettivo di mettere insieme un allevamento di buoi e vacche, e così gli abitanti di Dale erano tornati a cibarsene.

Nei giorni a venire avrebbe dovuto accontentarsi di pasti insapori, pensó. Inoltre, avrebbe dovuto variare le sue abitudini. Gli Elfi Silvani erano esseri che prediligevano la penombra e l'oscurità per sbrigare le loro faccende. Non erano affatto attratti dalla luce del sole, anzi, la fuggivano.

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