Non mi è sfuggito il modo in cui si è irrigidita non appena siamo saliti in macchina. Immagino che l'incidente abbia lasciato altri segni, oltre alla perdita di memoria.
Chissà quanti altri.
Le chiedo dove abita, attento a non tradirmi e rovinare tutto, e fermo l'auto davanti al suo palazzo.
"Grazie per la serata." Mi dice con un sorriso, mettendo la mano sulla maniglia della portiera.
"Non mi saluti neanche come si deve?"
Lei sgrana gli occhi e io mi sporgo per baciarle una guancia.
Non è stata una buona idea. A meno che io non stia per avere un infarto, il mio cuore sta dando di matto solo per un casto bacio sulla guancia.
"Mangiamo insieme, domani?" Mi viene fuori, prima che io possa fermarmi.
"Okay. Ci vediamo a mensa."
"Buonanotte, Sole."
"'Notte, Ale." E scende dall'auto.
Aspetto che si chiuda il portone alle spalle, prima di ripartire. Per tutto il tragitto, il suo viso non mi si toglie dalla testa. E neanche dopo, se proprio devo essere sincero.
Come ho fatto a vivere tre mesi della mia vita senza di lei? Come ho fatto a pensare davvero che prima o poi avrei incontrato un'altra che potesse anche lontanamente sostituirla? La consapevolezza che nessuna potrà mai somigliare neanche lontanamente a Sole, al suo modo di scherzare, di ridere, anche ora che ha tutti i motivi per essere triste, mi colpisce come un pugno in faccia. Perché io non posso averla. Non potevo prima, e non posso ora.
Una volta steso sul letto, l'unica cosa che riesco a fare è rimanere a fissare il soffitto rivivendo ogni momento di questa serata, come un ragazzino di dodici anni che esce per la prima volta con una ragazza.
E, sempre imitando il medesimo ragazzino, non riesco a evitare di scriverle la buonanotte.
*****
"Ehy." Mi saluta Sole, raggiungendomi davanti all'entrata della mensa.
Non sta sorridendo, anzi, guardandola meglio, sembra piuttosto nervosa.
"Tutto okay?"
"Sì, certo. Entriamo?"
Fortunatamente per lei, la conosco abbastanza da intuire all'istante che non ha voglia di rimanere qui. Troppa gente, presumo. Immagino che prima o poi dovrà superarlo, ma non oggi, se non se la sente.
"In realtà il cibo di questo posto non mi fa impazzire. Che ne dici di un panino da Mc Donald's?"
I suoi occhi si illuminano. Touché.
"Esaurirò in un solo colpo la dose settimanale di schifezze da ingurgitare, ma mi sembra una buona idea."
Sorrido. "Bene. Andiamo, ragazza."
Sole mi segue fuori dall'università, con una mezza risata.
Mi rendo conto sempre di più che, nonostante la perdita di memoria, Sole è ancora la ragazza che ho lasciato -o, per amor di precisione, che mi ha lasciato- tre mesi fa.
Soprattutto mentre va assomigliando sempre più al panino che sta cercando di mangiare, talmente è sporca di salsa.
Le porgo un tovagliolo, cercando di non ridere.
"Immagino che sia questo il motivo per cui di solito le ragazze ordinano insalata, quando escono con qualcuno." Borbotta, lasciando il panino e prendendo il tovagliolo.
Il mio tentativo fallisce miseramente, e scoppio a ridere.
"Sei libero di scappare a gambe levate, nessun rancore."
Vorrei dirle che è così carina che l'unica cosa che farei in questo momento è baciarla, altro che scappare. Ma, per fortuna, riesco a tenere la bocca chiusa, e mi limito a porgerle un altro tovagliolo.
"E' stata una cosa carina, il messaggio della buonanotte." Mi dice, quando riesce a ripulirsi, accennando un sorriso.
"Non hai neanche idea delle cose carine di cui sono capace." La prendo in giro, con un sorriso malizioso.
"Dal tuo tono, direi che è meglio che io continui a non averne." Alzo le spalle, con fare innocente. "Come vuole lei, signorina." Sole ride.
Siamo seduti all'aperto e mi prendo un attimo per osservare il sole che le colora i capelli di riflessi ramati e le rende gli occhi ancora più chiari.
Le mani mi prudono per la voglia di toccarla.
Sarà meglio che io trovi qualcosa da dirle se non voglio che i miei pensieri prendano una direzione un po' meno nobile dei miei buoni propositi riguardo a Sole.
"Che corsi hai seguito stamattina?"
"Solo biologia. E ho lezione di chimica alle 16:00."
"Allora abbiamo un po' di tempo per stare insieme. Non ho lezione fino alle 17:00." Dico. "E noto che la cosa ti fa piacere." Aggiungo, guardandola sorridere.
"Non montarti troppo la testa, playboy. A proposito, la ragazza seduta alla nostra sinistra non ha smesso di guardarti neanche per un secondo, nel caso ti interessi."
Sposto lo sguardo sulla ragazza bruna, che mi rivolge un sorriso. Sarebbe carina, se solo non ci fosse Sole di fronte a me.
"Beh, si dia il caso che io sia già fuori a pranzo con un'altra ragazza."
"Fammi indovinare, dovrei sentirmi onorata?"
"Beh, le ragazze di solito lo sono."
Alza gli occhi al cielo, con una finta espressione esasperata.
"Sono abbastanza sicura che tu non abbia mai avuto problemi di autostima."
"Non è colpa mia se sono sempre stato affascinante."
Sole scoppia a ridere, divertita. "Sei davvero..."
"Fantastico? Stupendo? Meraviglioso?"
"Terribile." Risponde lei, ancora ridendo. "E smettila di fissarmi." Aggiunge dopo qualche secondo.
Non mi ero neanche accorto di essere rimasto a guardarla. E' che quando ride è così... Maledizione, non sono venuto mica fuori da uno di quei patetici romanzi rosa.
"Perché, ti mette a disagio?"
"Diciamo che hai uno sguardo piuttosto... intenso."
E' come se una mano mi stringesse un po' il cuore. Non è la prima volta che lo dice, anche se non lo sa. I miei occhi erano una delle cose che le piacevano di più di me, prima che decidesse di odiarmi.
"Sì, me lo dicono in molte. Di solito però hanno voci più roche e..."
"Okay, stop, basta." Ride. "Le tue avventure sessuali non mi riguardano."
"Siamo suscettibili all'argomento. Non ti starai per chiudere in convento, vero?"
La sua risata si fa più forte, prima che veda il suo volto attraversato da un'espressione di dolore.
"Sole, stai bene?"
"Il mio corpo non è abituato a sopportare i tipi come te, a quanto pare." Mi prende in giro. "E' solo un po' di mal di testa." "Sei sicura di non voler tornare a casa?"
Forse non dovrei mostrarmi così preoccupato, ma lo sono. Non posso farci niente.
"Sto bene, sta' tranquillo. E poi abbiamo un po' di tempo da passare insieme, no?"
E mi sorride.
No, Ale, tu non hai nessuna voglia di baciare quel sorriso. Proprio nessuna.
****
Il messaggio di Serena in cui mi chiedeva di incontrarci per un caffè non mi ha sorpreso, e neanche il modo torvo in cui mi sta guardando. Chissà perché non mi ero illuso che il mio nuovo rapporto con Sole potesse farle piacere.
"Allora?" Si decide a chiedermi, senza distogliere lo sguardo da me neanche per un secondo.
"Ero curioso di vedere fino a quando sarebbe durata la tattica del silenzio." Dato che da quando siamo venuti qui non ha fatto che fissarmi, come se questo bastasse ad incenerirmi.
"Non credo che tu sia nella posizione di fare lo spiritoso, Ale." "Si chiama sdrammatizzare."
"Si dia il caso che la situazione sia piuttosto drammatica, invece."
"Hai intenzione di arrivare al punto? Perché il mio intuito mi dice che non sei qui per chiacchierare con un vecchio amico." "Perspicace." Mormora lei, sarcastica. "Senti, Ale, non ho intenzione di indorare la pillola. La vita di Sole è già abbastanza complicata e l'ultima cosa di cui ha bisogno è di un ex fidanzato coglione che le giri intorno. Sono stata abbastanza chiara?" "Sole non sta bene, Sere'."
"Ti sei appena guadagnato il premio nobel per le ovvietà, complimenti. Quello che mi sfugge è in che modo la cosa ti riguardi."
Decido di ignorare l'ultima parte della frase e di concentrarmi sulla prima. "Non intendo fisicamente. Non sto parlando della memoria. Parlo di come si sente quando tutti la guardano come se fosse un alieno, quando tutti la seguono a ogni passo come se potesse annegare da un momento all'altro."
"Ti assicuro che chi tiene davvero a lei sta facendo tutto il possibile per aiutarla." Non mi sfugge il modo in cui sottolinea la parola davvero, escludendomi dalla categoria.
"Non lo metto in dubbio. Ma Sole non vuole una vita in cui è sotto osservazione ogni secondo del giorno. Vuole sentirsi normale."
"Tu che cosa ne sai di quello che vuole lei?"
"Sai perché non sono mai venuto a trovarla in ospedale?" "Perché sei un bastardo che si è servito di lei per vincere una dannata scommessa?"
La sua frase ha l'effetto di un pugno allo stomaco, ma non sono nella posizione di incazzarmi. E' normale che mi odi. Ho fatto del male alla sua migliore amica.
"Perché sapevo che Sole non avrebbe voluto vedermi, se si fosse ricordata di me. E non potevo approfittarmi della sua perdita di memoria. Perciò mi sono limitato a chiamare i suoi genitori una volta al giorno, solo per accertarmi che stesse bene."
Serena non risponde. E' evidente che le mie parole l'abbiano sorpresa.
"E non avrei cambiato idea, se non ci fossimo scontrati in università e se non avessi visto i suoi occhi rossi di pianto." Continuo.
"Stava piangendo?"
"Già. E sai quando i suoi occhi si sono illuminati? Quando le ho detto di non conoscerla. Quando ha pensato che io non sapessi niente della sua perdita di memoria e che pertanto poteva permettersi di sentirsi normale, con me."
"Noi stiamo facendo tutto il possibile per aiutarla. Starle vicino è solo un modo per farle del bene e..." La sua voce si rompe. "Lo so. E dovete rimanerle vicino, perché per quanto Sole sia la ragazza più forte che io conosca, non supererà questa cosa da sola."
"E tu che hai intenzione di fare? Anche se non dovesse ricordarsi mai più niente, prima o poi verrà a sapere la verità e le spezzerai il cuore un'altra volta."
"Con un po' di fortuna le dirò io stesso la verità, quando starà meglio, e la lascerò andare. Non mi sono avvicinato a lei per avere una storia, mi sono avvicinato a lei per darle una mano." "L'ultima volta che ti sei avvicinato a lei non è finita bene."
"Lo so, e me lo sentirò rinfacciare per tutta la vita. Ho sbagliato, sono stato un coglione, va bene? Ma, che tu ci creda o no, in quel maledetto incidente ho rischiato di perdere la ragazza che amo e quella notte, mentre era sospesa tra la vita e la morte, mi sono ritrovato a pregare un Dio in cui neanche credo, per lei. E ora ho scoperto che posso esserle d'aiuto, che, anche se non posso guarirla, posso almeno riuscire a farla sorridere. Tu ti tireresti indietro?"
Serena sospira. I suoi occhi sono velati di lacrime. "Perché non le hai detto della scommessa prima che lo venisse a sapere? Hai mai pensato che questo avrebbe potuto far andare le cose diversamente?"
"Ci ho pensato così tante volte che ho perso il conto. Ma non ho il potere di cambiare quello che è successo, perciò non saprò mai se le cose sarebbero andate diversamente, se avessi avuto il coraggio di parlargliene io." Prendo fiato. "Avevo troppa paura di perderla." Ammetto, abbassando gli occhi.
"Non avresti dovuto scommettere su di lei, allora."
"Infatti, sono stato un idiota e non ho scusanti per questo. Ma allora non sapevo quanto Sole sarebbe diventata importante per me."
Serena si morde il labbro inferiore, mentre riflette.
"Chiariamo una cosa, il fatto che tu mi abbia detto di amarla e che io capisca il perché vuoi starle vicino non cambia il male che le hai fatto. Perciò, quando Sole starà meglio, la lascerai andare e le darai la possibilità di trovarsi un ragazzo che la meriti e che non la ferisca. Ha già avuto troppo dolore nella sua vita." Nonostante il dolore che sento in un punto imprecisato del petto nel pensare Sole con un altro, so che Serena ha ragione. Io non la merito.
Annuisco. "Certo."
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Ricordami di amarti
ChickLit[ COMPLETA] Appena iscritta alla facoltà di medicina, Sole non si aspetta di certo che in una sera di maggio, la sua comune vita da ventenne sia del tutto sconvolta. Quando un incidente le porta via la memoria, Sole continua ad andare avanti per ine...
