«Quindi mi stai sul serio dicendo di aver sognato esattamente tutto quello che abbiamo fatto io e Scott, solo poche ore fa, alla riserva di Beacon Hills?».
«C’ero anch’io alla riserva con voi».
«Giusto. E poi improvvisamente sei caduta…».
«… in un’altra dimensione?», domandai, alquanto scettica.
Nonostante il fatto che fossi finalmente sveglia e libera da quel brutto sogno, non riuscivo ancora bene a capire come descriverlo in modo che Stiles non pensasse che soffrissi di qualche strano disturbo mentale – cosa che comunque stavo iniziando a credere anch’io.
Come si poteva arrivare ad una spiegazione sensata? Tutto quello non era stato solo un sogno ed io lo sapevo bene. Non avrei potuto mai e poi mai liquidare tutto con un: ‘‘Be’, non l’ho controllato io, è capitato e basta’’. Per poi andare avanti come se niente fosse successo. Proprio come non potevo trovare una spiegazione plausibile a tutto ciò. Ma comunque, avevo bisogno di capire.
«In un’altra dimensione, okay. Dove dei lupi hanno preso ad inseguirti».
«Finché qualcuno non mi ha salvata», aggiunsi, stringendomi le ginocchia al petto e facendo spazio a Stiles sul divano.
Era notte inoltrata e fuori, tanto per cambiare, stava piovendo a dirotto. Grazie al fuoco scoppiettante nel camino riuscivo a non avvertire freddo, e – stranamente – nemmeno l’idea che stesse piovendo riusciva a rendermi triste. Dopo quel bruttissimo sogno, ero armata chissà come di una piacevolissima energia positiva che riusciva a rendermi allegra.
«Derek Hale».
Annuii, cercando con lo sguardo il viso di Stiles.
«Sono sicura che fosse lui».
«D’accordo. Ma adesso il problema è un altro, vero?», mi domandò, senza pensarci nemmeno un po’ su. Possibile che mi conoscesse già così bene da sapere esattamente a cosa stessi pensando? «Non credi che sia stato semplicemente un sogno, ed è questo che non ti fa stare tranquilla. A proposito: come ti senti? Sul serio, intendo».
Feci spallucce, tentando arduamente di trattenere un sorriso. Ma nascondere l’appagamento che la preoccupazione sincera di Stiles mi provocò non fu affatto facile.
Insomma, voglio dire. Quel giorno mi aveva fatta infuriare e non poco, con tutta quella storia di Lydia. Ma alla fine con chi era, in quel momento? Per chi era preoccupato?
So bene che non avrei dovuto vedere il tutto come una competizione, ma comunque non potevo far altro che considerare la situazione come una piccola vittoria.
«Mi sento…», incominciai quindi a spiegare, decidendo poi di rinunciare. «Voglio solo trovare una spiegazione logica a tutto ciò. Piuttosto: Scott sta bene?».
«Scott è stato… strano. Ha qualcosa che non va», mi fece presente Stiles a quel punto, gesticolando come suo solito. Io di tutta risposta non feci altro che continuare a prestare attenzione alle sue parole. «L’hai visto alla partita di lacrosse, no? Ti giuro che non ha mai giocato così bene in vita sua. E… credere che sia merito dei suoi allenamenti estivi mi sembra un’opportunità troppo semplice».
Aggrottai le sopracciglia.
«Cosa credi che ci sia sotto?», domandai, visibilmente confusa.
«Se te lo dicessi non mi crederesti mai», mormorò semplicemente a quel punto, lasciandosi andare ad una risatina divertita.
Continuai a non capire, ma cercai di ragionare attentamente per tentare di arrivare ad una qualche soluzione dell’enigma.
«Quindi, pensi che Scott stia cambiando e che… ciò non dipenda da lui?».
STAI LEGGENDO
parachute
FanfictionEro nata e cresciuta ad Austin, ma non volevo più starci. Il Texas ormai mi andava stretto. Avevo sedici anni e tanta voglia di indipendenza. Se fossi stata fortunata, quella che stava per arrivare sarebbe stata la mia ultima estate laggiù. Quello s...
