N.B.: Capitolo scritto dal punto di vista di Stiles.
Avete presente quei fastidiosissimi momenti in cui la sensazione di sapere già ciò che succederà e come andrà la vostra giornata, è così forte che proprio non riuscite a convincervi del contrario? Quel venerdì era uno di quei momenti. Senza che nemmeno riuscissi a spiegarmi perché, fin da quando avevo aperto gli occhi al mattino – per nulla pronto al mio secondo giorno di scuola di quell’anno – la consapevolezza che quella che mi aspettava sarebbe stata una giornata dura, s’era riversata su di me con la pesantezza di un macigno. Sapevo bene che non mi sarei divertito per nulla, e così era stato.
Su una cosa, però, avevo sbagliato. Ero convinto, infatti, che a scuola sarebbe stata sempre la solita noia. E invece la partita di lacrosse era stata una vera e propria rivelazione, o meglio dire una conferma. Tutti i miei dubbi su Scott e su ciò che lo stesse spingendo a cambiare, dopo quella misteriosa notte nel bosco, avevano trovato un senso. Era tutto vero: non si trattava delle mie solite, stupide, congetture.
Avevo iniziato a fare ricerche, scontrandomi con scoperte che avrei preferito non fare e verità che chiunque avrebbe ritenuto inaccettabili. Ma non potevo più escludere nessuna opzione: dovevo considerarle tutte, perché sapevo che la verità si celava proprio tra una di esse. Non era più il momento di scherzare come avevo fatto fino a quel momento, con Scott e non. La situazione si era dimostrata ancor più seria del previsto, e ci tenevo ad evitare il pericolo ad ogni costo. Come si suol dire: meglio prevenire che curare.
Come se non bastasse, non dovevo più – come al solito – proteggere solo me e Scott. Non eravamo più noi due soli ‘‘contro il mondo’’. C’era anche Harriet, il che riusciva a farmi stare in ansia abbastanza. Non volevo che fosse in pericolo, non volevo che le succedesse niente di male. Perciò avevo deciso di allontanarla.
Credevo stupidamente che escluderla potesse bastare a farla stare bene: e mi faceva pure comodo convincermi del fatto che sul serio fosse così. Era più conveniente per me non avere nessuno che intralciasse il mio lavoro e le mie ricerche, ero convinto di potermi focalizzare maggiormente su entrambe le cose. Ovviamente, mi sbagliavo.
Perché avevo finito per dedicarmi solo a Scott e ai suoi problemi, lasciando Harriet alle prese coi suoi: alle prese con dei problemi molto più grandi di lei, che avrebbero finito con lo schiacciarla. Ma non ci pensavo, non riuscivo a pensarci. Per quanto brutto da dire sia, in un certo senso l’avevo dimenticata.
Il fatto che lei non facesse nulla per farsi notare e per esprimere bene le sue difficoltà, poi, contribuiva moltissimo. La conoscevo poco, eppure per certi versi era così trasparente ai miei occhi che mi stupivo, certe volte, di riuscire a comprenderla così tanto. Harriet aveva quasi il super-potere di rendersi invisibile, perché credeva che non fosse mai il momento adatto per parlare di lei e per preoccuparsi di lei. Riusciva ad isolarsi pur stando insieme a moltissima gente, nascondendo i suoi problemi dietro un sorriso.
Io ci avevo messo un po’ a capirlo, ma quella sera anche quella cosa – insieme a molte altre – mi era diventata chiarissima. Proprio come era diventato chiarissimo, per me, il forte dovere che mi ‘‘costringeva’’ a farmi perdonare. Non volevo che Harriet vivesse male quell’esperienza a Beacon Hills: dovevo fare di tutto perché fosse felice, e senz’altro un buon punto di partenza era comportarsi bene con lei. Dipendeva tutto da me.
Fu solo nel realizzare veramente questa cosa che, forse per la prima volta da quand’eravamo arrivati alla festa, mi chiesi dove fosse Harry. Cosa stava facendo? Con chi era? Si stava divertendo? Non si stava cacciando nei guai, vero? Non era mica sola? Si stava annoiando a morte?
«Mio Dio, come ho fatto a non pensarci finora?», mi chiesi anche, facendomi lontano dal gruppo di conoscenti col quale avevo chiacchierato di cose futili per tutta la sera.
STAI LEGGENDO
parachute
FanfictionEro nata e cresciuta ad Austin, ma non volevo più starci. Il Texas ormai mi andava stretto. Avevo sedici anni e tanta voglia di indipendenza. Se fossi stata fortunata, quella che stava per arrivare sarebbe stata la mia ultima estate laggiù. Quello s...
