capitolo dodici

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Alle diciannove e venticinque, non un secondo in più e non un secondo in meno, Seokjin era già seduto ad uno dei pochi tavoli dell'Honey Bee, gli occhi alzati al cielo e il telefono che grondava di messaggi da parte di Yoongi.

Dopo che Namjoon aveva lasciato il loro appartamento, il suo coinquilino era uscito dalla propria stanza, l'aveva sorpreso ancora immobile accanto al piano cucina e, ridacchiando, si era messo a fargli delle domande che, per quanto Seokjin provasse a prestargli attenzione, proprio non riusciva a captare.

"Ti piace proprio questo ragazzo, mh?" domandò poi. Era una domanda completamente legittima, a quanto pare, tanto da attirare la completa attenzione del maggiore. Seokjin, borbottando qualcosa di incomprensibile, lasciò andare un sospiro molto profondo e prese posto su una delle sedie attorno al tavolo.

"Hyung, io lo so che cosa ti sta passando per la testa, sei praticamente un libro aperto che leggo e rileggo da anni ormai - disse il minore, prendendo una bottiglietta di acqua dal frigo per poi sedersi a sua volta - devi lasciarli andare, capito?".

Seokjin rimase per qualche istante colpito dalle sue parole. Non a caso Yoongi era il suo migliore amico e l'unica persona che avrebbe mai potuto volere come coinquilino, ma certo non si aspettava che quest'ultimo apprezzasse così tanto quello strano e complesso libro che era la sua vita. Sospirò. "Lo sai anche tu che non è così facile, non lo è mai stato - cominciò passandosi una mano sul viso come a voler togliersi di dosso quel velo di ricordi - continuano a tornare e mi tormentano, mi lacerano l'anima e io.. non so più che cosa fare".

"Jin - mormorò Yoongi, tralasciando gli onorifici per avere la sua completa attenzione e sapeva che, rivolgendosi a lui in quel modo, l'avrebbe ottenuta - te l'ho sempre detto, il passato rimane nel passato".

E così, dopo un altro battibecco sul fatto che il minore non avesse usato l'onorifico rivolgendosi a lui, Seokjin si decise che doveva andare a quell'appuntamento per il suo bene e per non avere ancora davanti agli occhi quel disgraziato di Yoongi. 

A volte - molte più di quante si potesse aspettare - Seokjin si ritrovava a pensare al suo rapporto con il minore, tanto strano quanto duraturo. Eppure era sempre lui, solo lui, l'unico che poteva leggere quelle interminabili pagine che raccontavano la vita di un'anima tormentata che non sapeva cosa farsene della propria esistenza perché era - o almeno così sembrava - diventata inutile. Ogni suo respiro bruciava più delle fiamme stesse dell'inferno, ma forse era ciò che si meritava più di qualsiasi altra cosa, non era forse così?
Ma Yoongi - e ancora non riusciva a capire come - non la pensava così. Non l'aveva mai pensata così nonostante la sofferenza di Seokjin poteva essere estesa anche a lui.

Lasciò andare un respiro profondo non accorgendosi di essere rimasto per troppo tempo a trattenerlo, e alzò lo sguardo quando qualcuno si schiarì la voce proprio accanto a lui. Namjoon, in tutto il suo splendore e tutte le sue fossette, gli stava sorridendo, prendendo subito posto proprio davanti a lui. Seokjin sentì le guance cominciare a bruciare sotto lo sguardo del ragazzo.

"Per qualche momento pensavo non ti saresti fatto vivo, non ti sei fatto sentire oggi" mormorò il minore, sorridendo nuovamente, mentre toglieva il cappotto e il cappellino. Erano gesti alquanto semplici, chiunque poteva farlo, eppure Namjoon aveva una certa delicatezza nei movimenti che lasciava Seokjin con un battito in meno.

Il maggiore arrossì. "Mi dispiace, sono stato molto impegnato a seppellire il cadavere del mio coinquilino" rispose, lasciando per un attimo senza parole Namjoon. "Sto scherzando, ho avuto da fare con l'organizzazione per il compleanno di un amico, tutto qui" disse poi ridacchiando, vedendo il ragazzo sorridere ampiamente. 

"Non so se mi avrebbe fatto piacere venire a trovarti in cella - rispose Joon, scuotendo appena la testa, coprendosi la bocca con le mani - ma sarei venuto ugualmente". 

Le guance di Seokjin avevano deciso, secondo comune accordo e senza nemmeno farglielo sapere in anticipo, di scaldarsi maggiormente, mandando il suo viso completamente a fuoco. Era da molto - forse troppo - tempo che non si sentiva così.. libero, tanto che un senso di paura cominciò a farsi strada nel suo cuore. Prima o poi, quella libertà se ne sarebbe andata allo stesso modo in cui era arrivata: senza preavviso.

Senza pensarci più di tanto, ordinarono qualcosa da mangiare e due birre, per tenere alto il morale della serata, soprattutto per Seokjin che, di tanto in tanto, aveva le immagini del suo passato che passavano davanti ai suoi occhi come delle fotografie, ricordandogli che la felicità non è per sempre. Era quindi l'ultima cosa che voleva, lasciarsi rovinare una serata a quel modo, eppure era sicuro che non avrebbe voluto tenerlo nascosto più di tanto, non al ragazzo davanti a lui.

C'era qualcosa in Namjoon, qualcosa che non riusciva a spiegarsi. Nonostante fosse arrivato come una folata d'aria fresca, nonostante sapesse ancora poco di lui, della sua vita, di tutto ciò che di più intimo e segreto lo avvolgesse, sapeva che a lui poteva dire tutto; i suoi occhi lo confermavano. Poteva fidarsi di lui come ci si fida di un diario segreto.

"Ormai sappiamo tutto l'uno dell'altro - esordì Namjoon, a fine pasto, mentre prendeva un'altra fetta della sua torta di mele con del miele - ma raccontami qualcosa che ancora non so". 

La frase lasciò per un momento Seokjin con una serie di pensieri che avevano cominciato a bombardare la sua mente senza dargli tregua, ma non si sentiva nella posizione dell'ora o mai più; si sentiva nella posizione dell'ora è il momento giusto.

"Tu cosa ne pensi del passato, Nam?" gli chiese Seokjin, rimanendo a guardarlo dritto negli occhi, come se dalle sue labbra - Seokjin voleva convincersi di questo - potesse uscire l'unica risposta che lui stava aspettando.

"Penso che il passato sia parte di noi - cominciò il minore, riflettendoci un momento - siamo quello che siamo per ciò che è avvenuto nel nostro passato, ovviamente è qualcosa che non possiamo più cambiare, ma giorno dopo giorno, nel nostro presente e nel futuro, possiamo prendere i frammenti che abbiamo e ricomporli, migliorando noi stessi per non tornare sulla vecchia strada e lasciarci andare".

E Seokjin sapeva. La sua risposta era stata talmente tanto sincera che gli occhi del maggiore si inumidirono. Si alzò per andare a pagare il conto, tornò dal ragazzo e lo invitò con lui a fare una passeggiata, non sapendo ancora che sarebbe stata la passeggiata più lunga e faticosa che stava per compiere. Passo dopo passo, sarebbe andato incontro a ciò che più lo spaventava, nella speranza di redimersi.

MOON | NamjinDove le storie prendono vita. Scoprilo ora