"Let's hurt tonight", One Republic
I giorni successivi, come anche le settimane a seguire, erano stati talmente brutti da indurmi a desiderare di sparire dalla faccia della Terra per un po'. Per un bel po'. A volte anche per sempre.
Il tasso di confessioni a cui ero stata sottoposta dal giorno di Natale ad Atlanta, ed anche dopo, mi avevano travolta.
Partendo dal grande peso che Joyce mi aveva praticamente obbligata a portare sulle spalle raccontandomi della vita di Maggie mentre stava con Malcom, e di quello che lui le faceva a totale insaputa della famiglia e, per di più, dei figli. Insaputa che continuava a rimanere tale. Oscura ad ogni figlio di Malcom Evans. Il quale, tra l'altro, era uno degli uomini più ricchi del Colorado.
Ed era qui che arrivavamo al punto due. Dan, la ragazza che aveva messo incinta, il fatto che mi avesse costretta a parlare di cose che forse avrei preferito scoprissero direttamente da me. E tutto il resto.
Il punto tre, invece, era quello che più di tutti mi aveva travolta. Finchè i fatti non riguardavano me direttamente era un conto. Ma rivedere Alex, e con lui tutte le cose che mi aveva riportato alla mente, era stato a dir poco difficile.
Tyler, come anche Susan, e nei suoi impacciati tentativi Clay, avevano messo del proprio per tirarmi su il morale.
Avevo preferito fargli credere che ci stessero riuscendo, ma la verità era che sapevo fin dal principio che il tempo che avevo impiegato la prima volta a superare questo peso sarebbe stato lo stesso per farlo sparire anche la seconda.
E la cosa più sconfortante era stato vedere come bastasse un semplicissimo attimo per far crollare mesi, se non anni nel mio caso, di tentativi disperati di dimenticare.
Spesso bastava una parola, un gesto, un accenno, o un solo minimo riferimento, per farmi ripiombare in quel piccolo e angusto spazio che era stata la mia casa negli ultimi sette anni.
Ricordavo si soffocasse, lì dentro. Quella porta, quella che avrebbe dovuto farmi uscire una volta per tutte, l'avevo fissata per anni, aspettando che rivelasse uno spiraglio di luce. Non volevo vederla mai più chiusa.
Anche in quei momenti la paura che fosse potuto succedere mi rendeva costantemente nervosa ed agitata, nonostante fossero passati due mesi.
"Questo ti piace?". Susan si poggiò addosso un'orribile vestito color porpora, con le maniche a sbuffo e lo scollo a V. La cassiera ci lanciò un'occhiata spazientita: era almeno un'ora che eravamo rinchiuse lì dentro.
"Orribile, Sus", le risposi sfoderando la mia migliore espressione disgustata nel riflesso davanti a me.
"Perché?". Se lo portò davanti agli occhi e lo analizzò, poi assunse un'espressione dispiaciuta. "Che cos'ha che non va? E' carino", commentò.
Si girò verso di me e mi guardò frustrata. "Perché non ti piace?"
"Perché è troppo da vecchia. Non ti valorizza. Trova qualcos'altro, a Clay piacerai anche con un sacco dell'immondizia, te lo assicuro", risposi ridendo.
"Sei una pessima amica, nonché pessima anche come consigliera dello shopping". Fece una smorfia e riappese l'orribile vestito sul suo carrello.
Ero rimasta molto sorpresa quando mi aveva confessato che Clay le aveva chiesto di uscire. Clay, che chiedeva di uscire ad una ragazza? Ammisi che da uno come lui non me lo sarei mai aspettato. All'inizio aveva indugiato un po', preoccupata da come si sarebbero evolute le cose, ma alla fine gli aveva detto di sì il giorno prima a pranzo.
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Non mi toccare 2
Teen FictionSEQUEL DI "NON MI TOCCARE" SECONDO DELLA SERIE "DON'T TOUCH ME". COMPLETA. "Forse nessuno ha mai sentito le mie grida di aiuto perché non ho mai urlato davvero" Dopo che Tyler l'ha rovinata, Ele è costretta a cambiare scuola e ad aprirsi con i suoi...
