Dio, quanto mi sei mancata

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"Si dimentica forse una donna del suo bambino,
così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere?
Anche se queste donne si dimenticassero,
io invece non ti dimenticherò mai.
Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani,
le tue mura sono sempre davanti a me."

-Isaia 49:15-16

Iris fissava il soffitto di paglia e legno. Quella era la casa in cui visse la sua migliore amica ed essere lì, era come avere un pezzetto di lei.
Astrid non aveva mai smesso di mancarle. Era stata la sua prima e migliore amica e così sarebbe stato fino alla fine.
Di lei sapeva che era sposata e aspettava un figlio. Viveva in paese e ora che non era più sotto il controllo dei suoi nonni, le sarebbe piaciuto andarci. Le sarebbe piaciuto vedere per la prima volta il luogo in cui viveva anche se aveva timore dei suoi abitanti.
"Sono tornato. Non sono riuscito a prendere tutto ma il minimo indispensabile per qualche giorno" la salutò Hexiel.
Iris si alzò e sorrise annuendo al ragazzo. Fortunatamente, notò, che aveva preso il suo vestito verde di velluto, era il suo preferito.
Si alzò piano dal letto e decise di vestirsi. Lo fece davanti agli occhi di Hexiel, non provava né imbarazzo né altro, ormai le sembrava normale.
"Cosa vuoi fare?" Le domandò lui.
Iris lo guardò confusa.
"Fare riguardo a cosa?".
"Riguardo questa situazione: vuoi tornare ad essere prigioniera dei tuoi nonni o vuoi venire via con me?" Continuò a chiedere.
Iris non rispose.
Non voleva tornare dai suoi nonni ma gli voleva troppo bene per lasciarli così. Le serviva del tempo per decidere e Hexiel le concesse una settimana poi lui sarebbe dovuto andare via.
Iris sapeva già che decisione avrebbe preso ma c'erano ancora delle cose che doveva fare al villaggio.
"Hexiel" lo chiamò.
"C'è una cosa che vorrei fare prima..."
"Andiamo al villaggio, voglio parlare con Astrid" concluse con fermezza. Hexiel sorrise. Finalmente stava uscendo dagli schemi e non rispettava più quelle assurde regole.
I due si avviarono subito e durante il tragitto Iris ammirò quelle strade fatte di terra e silenzio. I campi ai lati erano pieni di girasoli e spighe di grani. I contadini erano pochi e l'ignoravano. Erano troppo presi dal loro lavoro. Iris notò che loro non avevano una pelle di porcellana come la sua, erano più scuri. Il sole bruciava e non li faceva combaciare con i canoni di bellezza dell'epoca. Eppure a lei piaceva quella pelle scura, quell'abbronzatura che donava un colorito più sano alle contadine. Molte nobili erano così bianche e con evidenti occhiaie violaci da sembrare malate.
Iris aveva un incaricato chiaro sì ma non pallido e pieno di rossori e occhiaie.
"Iris, stringiti a me. Qui c'è più gente" l'avvertì Hexiel e lei annuendo lo fece. Incrociò il suo braccio destro a quello sinistro di Hexiel e ricambiò gli sguardi ostili dei paesani.
Alcune facce le ricordava bene e anche loro si ricordavano di lei. Questa volta non dissero niente se non il solito commento sottovoce. A lei non importava. Era arrivata davanti casa di Astrid e questo era ciò che importava di più.
La porta era aperta e lei decise di entrare senza bussare. Hexiel aspettò fuori.
La baronessa scrutò la piccola casa di pietra e paglia con attenzione. Molto semplice.
I suoi occhi si fermarono quando incontrarono Astrid su una sedia. A Iris il cuore galappò alla gola.
Lei era lì con un semplice vestito bianco e rosa mentre si accarezzava il pancione e sorrideva al suo futuro figlio.
Iris percepì la felicità di Astrid di diventare madre. Stava per diventare ciò che le era stato tolto troppo presto.
La ragazza dai capelli rossi ripensò per qualche istante a Caroline e si accorse che Astrid assomigliava più a suo padre.
Era bellissima con quel suo lieve rigonfiamento, i capelli biondi, ricci e lasciati sciolti; gli occhi azzurri erano vispi e colmi di gioia.
"Sarà un maschietto" le rivelò Iris. Lo aveva percepito.
Astrid sussultò. Qualcuno le era entrato in casa e quando alzò il capo quasi svenne.
"Iris" disse tra le lacrime.
Non le sembrava vero, dopo anni lei era lì a condividere quel momento con lei.
"Ciao..." disse lievemente la ragazza dai capelli rossi.
Astrid sorrise e si alzò di scattò per andarla a salutare.
"Che ci fai qui? Dio, quanto mi sei mancata, pensavo di non vederti più" iniziò a dire tra una lacrima e un sorriso.
Iris scoppiò a ridere mentre la stringeva a sé.
"Ho così tante cose da raccontarti che...".
Astrid la interruppe e la invitò a sedersi.
Si sarebbero dette tutto, dovevano recuperare del tempo e nessuno le avrebbe separate in quel momento, nemmeno l'emozione.
Sorrideva. Astrid sorrideva e non riusciva a smettere. Le sue labbra rimasero incurvate per un po'. Era uno di quei sorrisi dolci che ti scaldava il cuore. Mai avrebbe pensato di rivedere Iris e invece lei era lì. Anche lei sorrideva e non trovava le parole. La felicità le aveva intrappolate nella gola.
"Ho così tanto da dirti ma non riesco a parlare" disse Astrid.
"Tu non immagini quanto sia felice, sorpresa..mai avrei pensato di rivederti" continuò.
Iris continuava a sorrideva e annuiva. Anche per lei era lo stesso.
"Allora comincio io a parlare. Ho tanto da dirti" iniziò.
"Mi sei mancata tantissimo in questi anni, mi sono sentita sola ogni giorno. I miei nonni mi tenevano prigioniera e solo ora ho avuto il coraggio di scappare" raccontò.
Astrid smise di sorridere.
"I tuoi nonni mi sono sempre sembrati persone gentilissime, cos'è successo?" Domandò preoccupata Astrid. Posò la sua mano sul braccio di Iris.
"Loro sono brave persone ma troppo protettive. Ti ricorderai quello che è successo al villaggio anni fa...beh da allora non hanno fatto altro che starmi addosso più di prima. Da piccola non capivo ma ora sì e mi sono stancata" disse tutto d'un fiato. Tremava. Non era una situazione facile e a lei non piaceva affatto.
Astrid annuiva. Lei ne sapeva qualcosa.
"Lo hanno fatto per proteggerti e per proteggere loro stessi dai pettegolezzi. Tua madre è una strega, lo capisco" affermò Astrid lasciando Iris sconvolta. Che ne sapeva lei di sua madre?
Astrid capì e diede una spiegazione prima che la ragazza dai capelli rossi potesse domandare.
"Mia madre e tua madre erano molto amiche, come noi due. Stando qui al villaggio ho scoperto molte cose e anche mia madre era una strega, però poi tornò qui per mio madre".
Iris era ancora più confusa.
"Quindi la morte di Caroline non è stata casuale?!" Indovinò la baronessa.
"No, è stato un demone" rispose Astrid. Poi si alzò e invitò Iris a fare lo stesso.
"Mio marito sta tornando, è meglio che tu vada" disse a fatica.
Iris annuì e la strinse a sé.
"Tornerò presto e prenditi cura del bambino" la salutò Iris. Astrid annuì e non diede peso a quelle parole che, come prima, avevano rivelato il sesso del nascituro.
La nipote degli Spencer uscì e andò via con Hexiel che l'aveva aspettata per tutto il tempo lì fuori.
Durante il tragitto, i due amanti incontrarono John ed Anne.
"Iris, torniamo a casa" le ordinò suo nonno.
La ragazza scosse il capo.
"Muoviti" aggiunse autoritaria sua nonna.
"Non prendo ordini da voi. Mi dispiace, vi voglio bene ma voglio vivere la mia vita. Andrò via con Hexiel" rispose Iris. Il ragazzo rideva di gusto. Aveva vinto.
John si infuriò e con rapidità si gettò su Iris ma qualcosa lo bloccò.
Il suo corpo possente era bloccato a mezz'aria. Era opera di Hexiel che aveva gli occhi rossi e una carnagione più chiara del solito. Senza pensarci troppo, gettò John a terra e scappò con la ragazza.
Iris era sconvolta, cos'è successo? Che era tutta quell'energia sprigionata da Hexiel?
Si fermò e fissò il ragazzo confusa e disgustata.
Lui sospirò. Era il momento di dire la verità.
"Sono un demone".

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