La principessa deve diventare regina

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"Come un volto differisce da un altro,
così i cuori degli uomini differiscono fra di loro."

-Proverbi 27:19

Erano passati poco più di due mesi da quella 'caccia alle streghe' e gli abitanti di Wormeighton, ancora, non si erano arresi.
Gli uomini avevano provato più volte a tornare in quella villa gotica, ma di Diana, Iris e Astrid non c'era nemmeno l'ombra.
John aveva dato l'ordine di controllare tutto il bosco e le capanne abbandonate, ma non trovarono nessuno.
"Hanno la magia dalla loro parte, chissà dove saranno finiti. Sicuramente sono molto lontani da qui" ripeteva ogni volta Anne. Per lei era assurda quell'eterno gioco a nascondino. Sua nipote non era più lì, dovevano cercarla altrove.
Infatti Iris, Astrid, Diana, Belzebù, Agares ed Hexiel avevano raggiunto Londra, la capitale della Gran Bretagna e si erano stabiliti al palazzo di Whitehall, il palazzo reale.
Grazie al potere di Iris di piegare il volere degli altri al suo, non era stato difficile farsi ospitare dal monarca Giacomo I e studiare dall'interno un piano per spodestarlo.
La servitù era rimasta sconvolta dall'arrivo di quei stranieri mai visti a palazzo, ma a loro non era concesso sapere quindi li avevano accolti e serviti cercando, sempre, di scoprire qualcosa in più su di loro.
"Ci sarà una festa?" Chiese Astrid.
Diana annuì.
"Questo fine settimana si festeggeranno i quindici anni di regno di Giacomo I e sarà il momento giusto per agire" spiegò la donna guardando tutti i presenti.
Si erano radunati nella stanza di Iris ed Hexiel che cercavano disperatamente del tempo per loro.
Belzebù sorrideva sadicamente. Il loro piano stava per compiersi e finalmente si sarebbe vendicato di Dio.
Ad Agares non importava più di tanto ma l'idea di sfidare il Creatore e tutto il creato, l'obbligava a rimanere e a dare una mano, non che avesse fatto grandi cose.
Mentre Astrid era lì per due motivi: quello principale riguardava Iris. Voleva stare con la sua migliore amica e aiutarla a tornare in sé. Il secondo motivo, invece, era Agares. Astrid si era legata moltissimo al demone in quei tre mesi in cui era stata con lui e ci aveva condiviso il letto ogni notte.
"Dobbiamo ucciderlo?" Domandò Astrid.
Iris alzò gli occhi al cielo, se avesse continuato con tutte quelle domande, lei ed Hexiel non avrebbero concluso nulla.
"Sì" rispose secca Diana. Aveva capito la figlia e decise di lasciargli il loro tempo.
Con un cenno del capo, invitò tutti i presenti ad uscire e finalmente Iris poté posare le sue labbra su quelle di Hexiel.
Nel frattempo la servitù si stava dando da fare per preparare la grande festa di quella sera a cui erano stati invitati tutti i nobili del paese compresi i baroni di Wormeighton, Anne e John Spencer.
Diana non ci aveva pensato minimamente ai suoi genitori o forse credeva che non venissero perché troppo presi dal loro dolore per la perdita di Iris.
"Anne e John sono qui" constatò Astrid quando li vide arrivare.
Agares annuì.
"Non saranno un problema, c'è troppa gente e non è detto che notino proprio noi" la tranquillizzò lui.
Iris era uscita dalla sua stanza quando la festa era già iniziata e non sapeva nulla della presenza dei suoi nonni.
Hexiel non aveva voglia di partecipare così aveva lasciato da sola la ragazza dai capelli rossi che, esasperata, si era messa a cercare i suoi genitori e Astrid.
Quella sua folta chioma rossa e quella bellezza eterea, non passarono inosservate. John ed Anne la notarono e senza chiedersi il perché della sua presenza, decisero di seguirla.
La ragazza era da sola, poteva essere un buon momento per parlarle e convincerla di tornare a casa.
"Iris" la chiamò suo nonno.
L'Anticristo riconobbe quella voce e quando si voltò, il suo viso era più sconvolto che sorpreso.
"Amore mio" disse Anne tra le lacrime.
"Cosa ci fai qui?" Chiese suo nonno. Lui era l'unico che aveva capito che qualcosa non andasse.
Iris storse il capo in segno di sfida.
"Non credo che la cosa ti riguardi" rispose.
Aveva smesso di dargli del voi. Non c'era più rispetto.
Anne scosse il capo.
"Da quando saresti diventata così insolente?" La rimproverò John.
"Da quando ho scoperto chi sono e nessuno mi tiene più prigioniera" rispose acida la ragazza.
L'uomo si arrabbiò e fu tentato da tirarle uno schiaffo, ma Anne lo bloccò.
"Torniamo a casa tesoro" disse Anne sorridendo e tentando di avvicinarsi ma una risata la bloccò.
Quando i coniugi Spencer si voltarono, furono sorpresi di vedere il dolce volto di Diana.
Anne non riuscì a respirare. Erano anni che non vedeva sua figlia.
"Scusate se ho interrotto il patetico spettacolo ma la principessa deve diventare regina" li prese in giro. E senza che dissero nulla, Iris se ne andò con sua madre. La sorpresa li aveva paralizzati.
"Diventare regina..." ripeté John e subito un lampo, illuminò la sua mente.
"Anne muoviti, dobbiamo fermarli" disse trascinando la moglie per il braccio.
Tutti i nobili erano radunati davanti al trono del sovrano.
Giacomo I non era particolarmente bello, ma gli abiti lussuosi, la corona e il potere gli conferivano molto fascino.
Regnava da ormai quindici anni e quel ruolo di monarca, gli si addiceva.
Tutti i presenti era ammaliati dalle sue parole, tutti tranne otto...
John ed Anne si facevano largo tra la folla per cercare la nipotina, ma gli impedivano di passare. Nessuno voleva perdere il proprio posto, volevano ammirare il re.
Astrid, anche, cercava Iris. Voleva farla ragionare. Non che fosse dalla parte di Anne e John, ma aveva previsto cosa sarebbe accaduto ed era scritto anche nella Bibbia. Ma Belzebù e Diana erano così concentrati a sfidare l'Altissimo che non avevano pensato alle sorti della figlia.
Hexiel guardava la scena dall'alto, si trovava su una terrazza interna che si affacciava nella sala del trono. Sul suo volto era presente un sorriso sadico, attendeva trepidante l'incoronazione.
Diana e Iris, invece, erano in prima fila e aspettavano un segnale da Belzebù per poter agire.
"Cosa devo dare mamma?" Domandò Iris.
Diana le passò un pugnale.
"Al momento opportuno..." le disse.
Iris deglutì e guardò attentamente ciò che aveva in mano. Doveva uccidere il re?
La sua parte umana sembrò prendere il sopravvento. Mai avrebbe pensato di dover compiere un'azione simile. Voleva il potere e il suo posto nel mondo ma non così. Non era capace di uccidere qualcuno, ma non poteva tirarsi indietro ad un passo dal traguardo.
"Io non riesco..." bisbigliò ma Diana non la sentì. Il suo sguardo arguto grigio-azzurro era concentrato su Giacomo I e le sue insulse parole di ringraziamento.
Iris aveva il volto chino, rivolto verso il pugnale che teneva tra le mani.
Di scatto alzò il capo quando sentì una mano posarsi sulla sua spalla.
Voltandosi, i suoi occhi azzurri incontrarono quelli cristallini di suo padre.
Lui annuì con il capo. Stava cercando di tranquillizzarla?!
Il signore delle mosche aveva capito la natura di sua figlia. Per quanto volesse negarlo, Iris non era così simile a lui. Era cresciuta con l'amore e l'affetto dei suoi nonni quindi aveva più umanità in lei che malvagità.
Nonostante ciò, sapeva che sua figlia desiderava la libertà e prendersi quello che le aspettava di diritto. Non avrebbe rifiutato la corona ma le serviva una mano.
D'un tratto tutti i presenti alla festa svenirono, tutti tranne i demoni e le streghe.
"Che succede Belzebù?" Domandò Hexiel confuso.
"Faremo in un altro modo. Stregate le loro menti: quando si sveglieranno, dovranno riconoscere Rebekah come loro regina" spiegò il demone.
Hexiel e Agares annuirono.
Astrid cercò di approfittare della situazione e si avvicinò a Iris.
"Lo uccido io" disse Diana comprendendo la situazione.
"No" la bloccò la figlia.
"Lo farò io" si convinse. I suoi genitori annuirono.
"Iris" la chiamò Astrid mentre stava per salire gli scalini che l'avrebbero condotta da Giacomo I.
Iris si voltò e con un sorriso sul volto, disse:
"Non adesso. Sto per prendermi il mio posto".
Astrid cercò di dire altro. Doveva fermarla ma Iris non l'ascoltò.
La ragazza dai capelli rossi chiuse gli occhi e senza pensarci troppo, impugnò l'arma e trafisse il cuore del re.
Quando sentì il sangue scorrere tra le sue mani, Iris cadde a terra sconvolta.
Fissò attentamente i suoi arti.
"Cos'ho fatto?" Si domandò.
Diana sorrise e Belzebù scoppiò in una risata crudele.
Il piano aveva avuto successo.

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