Kapittel Fjorten

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Passarono tre giorni dall'ultima volta che si imbattè nei due misteriosi uomini e Thodis non poteva essere più serena. La nonna non aveva più detto nulla a proposito di quel fatidico giorno e la mora le fu mentalmente grata di ciò, anche se una forte curiosità le spingeva a chiedersi come avesse fatto a curare quell'uomo con solo le piante dell'erboristeria. Lei avrebbe senza dubbio chiamato un'ambulanza e si sentì una sciocca a non averlo proposto in quel momento.

"Sei pronta tesoro?", urlò Rikke dalla cucina.

"Si nonna, un secondo e scendo!", replicò la giovane.

Chiuse la finestra del balconcino dove aveva lasciato le scarpe infangate, se le infilò in fretta e si avviò verso il piano inferiore. Sua nonna si voltò verso le scale sentendo i passi sicuri della nipote avvicinarsi e le disse che sarebbe dovuta andare da sola a fare la spesa poiché aveva avuto un inconveniente presso la bottega.

"Tieni, ti ho scritto qui tutto quello che devi prendere", le disse porgendole un post-it giallo.

"Mi raccomando non dimenticare nulla che quando torni facciamo i biscotti eh! Non ci metterò molto, ma ora devo proprio scappare tesoro, a dopo" concluse chiudendosi dietro la porta di casa.

-Perfetto...- borbottò sarcasticamente la giovane. Gonfiò le guance e si incamminò verso il mercatino più vicino poiché il supermercato era troppo lontano per andarci a piedi. Nel tragitto dovette saltare diverse pozzanghere, stando attenta a non farsi schizzare dalle auto in strada, che sembrava lo facessero apposta a passare a tutta velocità nelle pozze vicine a lei. -Cafoni...- pensò con stizza.

Dopo circa un quarto d'ora era arrivata al negozio di alimenti. Entrò e vide subito una  signora anziana intenta a sgridare il marito che teneva il broncio per essere stato costretto ad accompagnarla.

"Andiamo Asbjørn non fare il bambino! Puoi andar sempre domani a giocare a scacchi con Peder e gli altri. Non vorrai mica incolpare me perché ho bisogno di aiuto per la spesa vero?" disse la donna con voce mielosa e furba.

"Beh in realtà domani pensavo di..."; l'uomo si interruppe appena vide gli occhi della moglie socchiudersi pericolosamente.

"di...andare a giocare a scacchi con gli altri, sì...non preoccuparti cara" concluse poi.

I due si amavano alla follia e il carattere frizzante di lei era sempre stato ciò che lo aveva attratto. Sperava che con il tempo avrebbe potuto levigare questo aspetto del suo carattere ma sapeva già in partenza che sarebbe stato tempo perso. Quella donna lo aveva tirato matto fin da subito e di sicuro non avrebbe smesso ora. In compenso l'uomo ricevette una dolce carezza da lei, che si mise subito alla ricerca di qualche prodotto.

Thodis soffocò una risata vedendo i due sposi e, preso un cestello sotto braccio, cominciò la spesa. Una volta che ebbe ricontrollato la lista per assicurasi di non aver saltato nulla si diresse alla cassa e pagò. Sulla strada di ritorno c'erano molte meno auto di quante ce ne fossero state all'andata e ne fu sollevata. In una ventina di minuti arrivò a casa e si prese la briga di porre al proprio posto ogni alimento, partendo dalle uova in frigo fino allo shampoo nella doccia. Erano ormai le cinque di pomeriggio, così decise poi di rilassarsi un po' in attesa della nonna.

Passò un'ora a dormire, e quando si svegliò ricevette una telefonata da sua mamma, che le spiegò che si sarebbero trattenuti ancora un po' di tempo presso i parenti a causa di troppa neve che impediva ogni tipo di transito. Parlarono di come stessero andando le cose come ospite di Rikke e la giovane spiegò che era veramente entusiasta della propria permanenza lì. La madre ne fu parecchio felice e terminò la chiamata dicendole che si sarebbero sentite presto.

Thodis sporse il collo oltre il mobile della sala che celava l'antico orologio. Questo segnava quasi le sette della sera e una certa inquietudine le si insinuò nel cuore. Dov'era finita la nonna? Sarebbe già dovuta essere di ritorno ma ancora non l'aveva vista. Che le fosse successo qualcosa? E se quei due sconosciuti fossero tornati e le avessero portato guai? Decise di chiamarla. Attese fino all'ultimo bip finché non scattò la segreteria. Se aveva imparato qualcosa in quel periodo era che sua nonna rispondeva sempre al cellulare, qualunque cosa stesse facendo. Una volta era perfino uscita dalla doccia per accettare una chiamata. Diceva che se una persona ti aveva chiamata di sicuro aveva avuto un motivo valido.

Si alzò con una fluida contrazione di addominali dal divano e si preparò a dovere per affrontare il freddo norvegese di sera per raggiungere la bottega della nonna. Era sicuramente lì poiché la spesa l'aveva fatta lei stessa e a quest'ora tutte le sue amiche erano di sicuro già tutte a casa propria con i loro mariti. Nascose per bene il naso dietro la sciarpa spessa e chiuse la porta d'entrata. Si guardò intorno e per un attimo si pentì di essere uscita. Era già molto buio e le soli luci erano quelle dei lampioni. Si strinse nelle spalle e si fece forza per andare a recuperare sua nonna. Per tutto il tragitto fece molta attenzione ad ogni rumore che le giungeva fino alle orecchie, tanto che le sembrava che si fossero persino ingrandite a furia di ascoltare. Ad un certo punto il cuore le schizzò fino in gola a causa di un rumore proveniente dal boschetto che la aveva affiancata per tutto il tragitto. Ruotò il capo verso la sorgente del suono senza però smettere di camminare, intravedendo uno dei gatti selvaggi a cui i vecchi del paese davano il latte la mattina.

"Vaffanculo...vaffanculo a te e alle tue cacce notturne...sto bosco di merda!Ma quanto manca? L'altro giorno sembrava più corta la strada...", sibilò velenosamente tra i denti.

Dopo poco le sue preghiere vennero esaudite e vide le finestre illuminate dalla luce della piccola erboristeria. Tirò un sospiro di sollievo quando riconobbe la jeep nera di Rikke.

"Ora gliela faccio vedere io...come si permette di farmi preoccupare così", rifletteva mentre si avvicinava sempre di più. Prima di entrare sbirciò dalla finestra e quello che vide la fece trasalire un secondo. Nonna Rikke era lì, ma non era sola sfortunatamente. Sbuffò valutando l'opzione di tornare direttamente a casa e aspettarla là, ma qualcosa la spinse a restare e così varcò l'ingresso, venendo annunciata dal campanello. Otto paia di occhi la inchiodarono sul posto. A tener compagnia a quella disgraziata di sua nonna c'erano Kris, che le rivolse un sorriso amichevole, Njord che si limitò a squadrarla per interno, cosa che la mise a disagiò e una donna che le sembrava poco più vecchia dei due uomini. Questa la guardò con curiosità, e si presentò porgendole la mano.

"Piacere sono Tove", disse la donna quando Thodis si decise a stringerle la mano penzolante.

"Thodis, piacere mio" , rispose accennando un sorriso.

Tove le ispirava simpatia ed il sentimento era reciproco. I corti capelli le incorniciavano il viso ovale alla perfezione. L'incarnato chiaro inoltre cozzava magnificamente con gli occhi chiari. Dopo averla leggermente studiata, la giovane umana si girò verso la nonna assottigliando lo sguardo e appoggiando le mani sui fianchi.

"Nonna...", cominciò con tono di rimprovero, "Dove diavolo hai il telefono? È tardi e io sti sto aspettando a casa da più di due ore mentre tu sei qui che parli tranquillamente con loro!"; continuò avvicinandosi a Rikke che indietreggiava verso il bancone con un sorriso di scuse sul volto.

"Tesoro mi dispiace tanto non mi ero resa conto dell'ora...mi dispiace se ti ho fatta preoccupare non succederà più promesso".

La mora sospirò stringendosi il setto del naso.

"Non dovresti uscire da sola di sera. Potrebbe essere pericoloso" sentì dire allora dire dalla voce profonda di Njord.

Si girò giusto un secondo per fargli capire che non era affatto desiderato il suo parere.

"So badare a me stessa", gli rispose in modo asciutto senza però risultare sgarbata quanto avrebbe voluto.

Tove notò l'elettricità che scorreva tra la giovane mora e il suo Waraji. Suo fratello Kris le aveva menzionato qualcosa del genere e ne rimase piacevolmente colpita. Era veramente lei?

Lanciò un'occhiata d'intesa al fratello e fece la sua mossa. "Non sapevo avessi una nipote Rikke! Come sei carina! Vi va di venire con noi a cena? Da quanto ho capito non avete ancora nulla di pronto e poi possiamo conoscerci meglio...", disse nascondendo la soddisfazione di vedere la giovane cadere dalle nuvole.

Thodis non fece in tempo a pensare una scusa plausibile per declinare l'invito che la vecchia guaritrice colse al volo il pensiero di Tove e accettò con entusiasmo.
Sospirò pesantemente.
Sarebbe stata una lunga serata, ne era certa.



< Ciao a tutti! Sono riuscita ad aggiornare prima del previsto, e vorrei fare un ringraziamento speciale ad AlessiaS2000 che mi ha gentilmente ideato la nuova copertina di Secreta Silvae!!!

Se vi è piaciuto il capitolo lasciate una stellina e un commento e alla prossima! ;)

C. >

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