Il giovane prese un altro tiepido biscotto e se lo portò alle labbra sbriciolando leggermente sulla superficie del tavolo.
Da quando Thodis lo aveva lasciato accomodare in cucina, il giovane uomo non si era particolarmente preoccupato di dare spiegazioni sul perché si trovasse lì.
Si era pacatamente seduto su una delle sedie per poi abbuffarsi con i pasticcini appena sfornati senza troppi complimenti.
A dirla tutta le aveva letteralmente tolto la teglia incandescente dalle mani.
La mandibola della giovane era scattata verso il basso incredula; in effetti, indossando un guantone estremamente spesso, poteva ancora ben sentire il calore emanato dal recipiente a sponde basse.
Lui non si prese nemmeno la briga di giustificare, o per lo meno di rendere lontanamente plausibili, le sue azioni.
Thodis riuscì solamente a far scivolare un sotto pentola in sughero sotto l'oggetto arroventato, per evitare di danneggiare il mobile in legno prima che Njord lasciasse la presa.
L'ospite aveva un temperamento ben diverso dal solito: era pacato, assente e abbattuto.
Che cosa lo aveva ridotto così?
Diamine, sembrava quasi il ricordo sbiadito del vero sé stesso.
Njord aveva passato l'ultimo periodo a tenere sotto controllo i suoi da poco sottoposti, ma sembravano privi di ogni senso logico. Alcuni ipotizzavano perfino di contrattaccare frontalmente gli uomini di Mr. Sølvkule.
Ciò avrebbe scaturito una catastrofe illogica e sanguinosa, senza pensare alle conseguenze che si sarebbero protratte per generazioni.
Aveva speso fin troppo tempo cercando di dissuaderli da ogni iniziativa autodistruttiva, ma ci mise più del previsto. Non poteva sempre tenerli a portata di occhio; alcuni erano già vargr esperti e sostenitori convinti delle proprie idee. I pochi che gli concedevano piena fiducia si trovavano a tentennare, sentendo i discorsi intrisi di rabbia dei loro compagni.
Troppa pressione, troppa tensione.
Tutto a gravare sulle sue spalle senza avere la possibilità di scostarsi di poco per far scivolare anche solo un minimo di peso a terra; non avrebbe abbandonato nulla, ma avrebbe chiesto altro tempo. Anche poco avrebbe fatto la differenza.
Probabilmente se si fosse liberato dei propri pensieri, il carico si sarebbe già potuto dimezzare.
Ma lui non aveva avuto scelta. Si era trovato tutto a capo e collo e non aveva potuto far altro che prendere i comandi per non lasciar degradare la situazione nel nero, tra le crepe più profonde e insidiose del caos.
Tutto era cominciato tre anni prima.
Suo nonno, colui che aveva incarnato la sua guida per una vita intera, era deceduto silenziosamente nel suo antico letto in legno d'olmo stringendogli le mani per un'ultima volta. Si ricordava perfettamente l'attimo in cui dovette dirgli addio per sempre.
Le mani abbandonare tra le proprie e il debole sorriso che lo contraddistingueva in ogni situazione. Gli occhi scuri non lo lasciarono nemmeno un attimo; Brand cercò di infondergli sicurezza e calma fino alla fine.
Gli occhi del nipote erano colmi di lacrime che si dimenavano furiosamente per precipitare dalle palpebre ormai troppo strette per contenerle.
Brand fece in tempo a incanalare tutta la forza rimasta nelle dita per stringere a sé un'ultima volta il giovane Njord. Sarebbe stato un degno e nobile Waraji. Avrebbe portato in alto il proprio branco con l'uso dell'intelletto.
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Secreta Silvae
Hombres LoboNel paese di Kaupang, in Norvegia, abita Thodis, una giovane ragazza che si confonde tra molte, ma per la quale è in serbo qualcosa di inaspettato. In seguito al decesso di una lontana parente sarà costretta a trasferirsi presso la casa di Rikke, la...
