Raven POV
Quando rinvenni, la stanza era completamente avvolta nelle tenebre. Il silenzio era così assoluto da risultare assordante, rotto solo dal ticchettio lontano di un orologio. Segno che doveva essere notte inoltrata.
Mi guardai attorno e mi resi conto di essere sola. Qualcuno — Storm, probabilmente — mi aveva rimboccato le coperte per proteggermi dal freddo della notte.
Mi misi a sedere, sentendo la testa pesante come se fosse piena di piombo. Fuori dalla finestra, la Luna regnava pallida sul bosco, proiettando ombre lunghe e inquiete tra gli alberi. Le parole di Storm continuavano a martellarmi nelle tempie, echeggiando senza sosta: «Sybil Vinter è la maga che incantò le armi che uccisero Thomas e Anika».
Due anni.
Avevo diviso la tavola e il tetto con un'assassina per due lunghi anni, senza sospettare nulla.
Sentii un groppo serrarmi la gola, ma mi imposi di non cedere alle lacrime; non c'era tempo per il pianto. Mi alzai a fatica e raggiunsi la finestra, spalancandola per far entrare l'aria gelida. Fissai quel disco d'argento nel cielo e pregai la Dea Luna, in un silenzio disperato, affinché mi concedesse la forza di affrontare il mio destino. Una sola lacrima solcò il mio viso prima di infrangersi sul davanzale di pietra. Rimasi immobile per qualche minuto, lasciando che la brezza notturna mi accarezzasse.
«È una splendida notte», sussurrò la voce profonda di Eris nella mia mente. «Perché non andiamo a correre? Abbiamo bisogno di sentire il vento, Raven. Serve a schiarire i pensieri».
Annuii tra me e me. Mi allontanai di qualche passo dalla finestra e lasciai che l'istinto prendesse il comando, dando inizio alla trasformazione.
In pochi istanti, il familiare dolore sordo del mutamento mi attraversò: le ossa si spezzarono e si rimodellarono con schiocchi secchi, i sensi si espansero, artigli e zanne si allungarono, mentre un pelo folto, lucido e nero come l'ossidiana mi ricoprì interamente, dalla punta del naso alla punta della coda.
Mi ero trasformata per la prima volta a dodici anni, parecchio in ritardo rispetto agli altri lupi, diventando il bersaglio fisso dei loro scherni. Ma quando videro la mia forma — un lupo imponente, un'ombra vivente con gli occhi di ghiaccio — le risate sparirono, sostituite da un rispetto timoroso e da un soprannome pronunciato a mezza voce: Zanna d'Ombra.
Fissai per un istante il mio riflesso nello specchio; la creatura dall'imponente manto color tenebra che mi restituiva lo sguardo emanava un potere ancestrale e cupo. Mi voltai verso la finestra e mi lanciai nel vuoto. Atterrai con la grazia silenziosa di un predatore dopo un volo di quasi dieci metri, le quattro zampe che ammortizzavano perfettamente l'impatto sul terreno umido.
Una volta fuori, corsi. Mi lanciai a tutta velocità nel cuore della foresta, diventando un'unica macchia scura tra gli alberi, accompagnata dai rumori e dai richiami notturni. Gli odori del muschio e della terra bagnata mi riempirono i polmoni, calmando finalmente il tumulto che avevo dentro. Dopo una decina di minuti di corsa frenetica, raggiunsi la mia radura segreta, il piccolo angolo di paradiso dove mi rifugiavo fin da bambina.
Mi diressi subito verso il laghetto al centro per abbeverarmi, assaporando quell'acqua gelida che sapeva di tregua. Poi mi allontanai di qualche passo e, sapendo di essere completamente al sicuro tra quegli alberi secolari, mi accucciai nell'erba e chiusi gli occhi, cercando di ritrovare il mio centro.
Storm POV
Avevo lasciato Raven in camera circa un'ora prima. Il medico mi aveva rassicurato: era stabile, aveva solo avuto un crollo per lo shock e si sarebbe svegliata dopo qualche ora. Decisi di scendere a fare un giro nella zona comune della casa-branco. Data l'ora era completamente deserta, immersa in un silenzio quasi spettrale.
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BeWolf 🐺
FantasyI suoi occhi erano neri, profondi e tormentati come un mare in tempesta. Da mesi, la diciassettenne Raven è perseguitata dallo stesso sogno: una corsa disperata tra la neve, le tenebre che avanzano e un lupo dal manto scuro come il suo che rifiuta d...
