Capitolo 2

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La mattina successiva alla festa Sana si svegliò più tardi del solito. Aveva deciso di non puntare affatto la sveglia, ma il motivo di quel ritardo in realtà era dovuto al fatto che aveva faticato non poco ad addormentarsi.
Non riusciva a togliersi dalla testa la scena di Fuka che lasciava la festa insieme al suo compagno
di corsi. E quando riaprì gli occhi, fu la prima immagine che le venne in mente.
Sospirò e si ritirò su un lato, cercando con lo sguardo il cellulare poggiato sul comodino accanto al letto. Lo afferrò non appena realizzò che quello era l'unico mezzo che aveva per sapere qualcosa di quanto accaduto alla sua amica e lo accese, sentendo un senso di delusione farsi largo a macchia d'olio quando si rese conto che il suo telefono era muto, privo di messaggi o tentativi di chiamata persi.
Corrugò la fronte e poi sbuffò, stendendosi nuovamente sul letto con lo sguardo rivolto al soffitto. Ripensò brevemente alla serata trascorsa, all'incontro con quel tizio e alla rissa che stava avendo luogo, poco prima che lei lo fermasse. Si domandò da dove fosse uscito fuori quell'impeto di coraggio che l'aveva spinta a lanciarsi contro quel ragazzo e ad afferrarlo per il maglione, rischiando seriamente di essere colpita da qualche pugno volante.
Decise di alzarsi dal letto per fare colazione. Quel giorno non aveva lezione all'Università e pensò bene di prendersela con calma, per cui fissò il suo tè per circa venti minuti prima di decidersi a berne anche solo un sorso. Diede poi un'occhiata al cellulare, ma la schermata non dava segni di messaggi da nessuno dei suoi amici. Erano quasi le dodici e si domandò perché Fuka non si fosse ancora fatta sentire. Moriva dalla voglia di sapere come fosse andata la sua serata e sentì uno strano senso di inquietudine, ripensando per l'ennesima volta a quei due che se ne andavano insieme abbracciati.
Sussultò in preda alla sorpresa quando il suo cellulare finalmente squillò, e quel sussulto causò anche il rovescio di metà tazza di tè che Sana aveva appena portato alla bocca. Si precipitò quindi sul cellulare, ma quando vide che era solo Aya che le proponeva un giro in centro per quel pomeriggio, rimase visibilmente delusa. Sbirciò il cellulare aprendo alcune conversazioni a caso, per poi controllare quella con Fuka, posta in cima alla lista delle persone con cui parlava più frequentemente. Pensò che non ci fosse nulla di male a scriverle per prima e a chiederle come fosse andata con il "tipo niente male". D'altronde, lo facevano sempre: il mattino seguente qualsiasi avvenimento analogo, Sana e Fuka si sentivano e si aggiornavano sugli eventi trascorsi.
Ma quel giorno nulle ed erano già le dodici e trenta.
«Che abbia dormito da lui? E se così fosse, vuol dire che...» si portò immediatamente una mano alla bocca, immaginandosi quel tizio biondo e sfrontato portarsi a letto la sua migliore amica e
le venne uno strano brivido dietro la schiena. Acciuffò nuovamente il cellulare con una mano, per accertarsi che non vi fossero novità e così fu: nessun messaggio di Fuka all'orizzonte.
Allora si alzò in piedi di scatto, afferrando la tazza di tè da riporre nel lavandino insieme al resto dei piatti sporchi.
«Ma che ti prende Sana? Avrà i suoi buoni motivi per non chiamare. E poi, anche se quel tizio ieri stava per massacrare di botte qualcuno, Fuka non corre alcun pericolo. Quando la sentirai, le racconterai quello che è successo e vedrai che non lo rivedrà più.» disse a se stessa, prima di restare qualche secondo imbambolata a fissare la tazza depositata sul fondo del lavandino di metallo. Una goccia d'acqua ribelle finì sulla parete di ceramica della tazza e quasi funse da sveglia, perché solo allora Sana sembro tornare bruscamente alla realtà. Si domandò il motivo di tanto interesse e, soprattutto, la ragione di quella rissa e dello sguardo duro di quel ragazzo, quasi vuoto, quando aveva incrociato i suoi occhi pieni di lacrime poco prima di minacciare Gomi con quel gesto. Poi, si diede un piccolo colpo sulla guancia, come se quello fosse l'unico modo per tornare seriamente alla realtà, e si incamminò verso la sua stanza, trascinandosi a peso morto senza curarsi minimamente della cintura della vestaglia che stava praticamente pulendo il pavimento, per quanto le era scesa in basso.
Arrivò a fatica al piano di sopra e, una volta in camera sua, si distese sul letto. Pensò che effettivamente Fuka non poteva sapere che quello con cui, probabilmente, aveva passato la notte, poteva essere pericoloso e che era suo lecito dovere avvisarla, come avevano sempre fatto in quegli anni di amicizia. Allora si decise a riacciuffare il cellulare per mandare subito un messaggio alla ragazza, ma quando cliccò sulla foto di Fuka per aprire la loro conversazione, ebbe l'ennesimo ripensamento.
«Però, magari non è stato lui a provocare la rissa...» pensò, guardando in un punto indistinto della sua stanza. Sussultò nuovamente al suono del cellulare che, per gli ennesimi bruschi movimenti della ragazza, finì per terra ai piedi del letto. Sana si lanciò oltre il bordo del materasso per recuperare l'oggetto, che continuava a squillare reclamando le sue attenzione.
Il nome di Gomi si illuminava ad intermittenza.
«Shinichi!» esclamò, con troppa energia.
«Ehi, tutto bene?»
«Ma certo! Perché?» domandò, leggermente in ansia.
«Non lo so, di solito non rispondi così al telefono.»
«Hai ragione, è che mi è scivolato il cellulare dalle mani e per recuperarlo...»
«Sei caduta anche tu.» confermò lui, accompagnando quella frase con una leggera risata.
Sana sorrise, e si sentì di colpo rasserenata dalla presenza di Gomi nella sua vita. Sentì che, di colpo, tutta la preoccupazione e i pensieri che avevano assillato la sua mente fino a qualche istante prima di quella telefonata erano completamente svaniti, e si lasciò andare alla voce calda del suo fidanzato.
Allungò le mani e aprì la porta d'ingresso di casa sua in fretta e furia perché, come da copione scritto dal più crudele dei registi, Sana era nuovamente in ritardo. In cuor suo, si sentì sollevata che in quell'occasione le uniche persone che la stavano aspettando erano Aya e Hisae con le quali aveva in programma un giro in centro. Ma si domandò per quanti altri anni l'avrebbero aspettata, prima di darle buca definitivamente?
Arrivò al luogo dell'appuntamento con il fiatone perché, in preda ai sensi di colpa e alla paura di non trovare nessuno, aveva corso per tutto il tempo. Tuttavia, nonostante i suoi più neri pronostici, aveva trovato le sue amiche sedute su una panchina davanti a una fontana, intente a ridere e a chiacchierare.
«Scusatemi tanto!» disse, con un inchino teatrale.
«Tranquilla, siamo appena arrivate.»
Sana guardò quindi velocemente il suo orologio da polso: «Anche voi siete in ritardo, quindi?»
«Ehm no. È che ormai abbiamo imparato a mentire sul reale orario d'incontro. Quindi, siamo appena arrivate.» disse Aya, leggermente dispiaciuta.
«Sul serio?»
«Sì Sana. Altrimenti ti avremmo aspettato per anni.» concluse Hisae prendendo poi la sua amica sotto braccio, «Dai, andiamo a prenderci un gelato.»
E in breve il loro giro in centro si trasformò nella ricerca della migliore gelateria per gustare la coppa gelato più grossa del quartiere. Quando finalmente la loro ricerca terminò con l'ordinazione di tre gelati con extra panna montata, Hisae introdusse un argomento scottante.
«Ragazze, avete sentito Fuka?»
A quella domanda, Sana sussultò e cercò di nascondere l'imbarazzo nella coppa gelato.
«Effettivamente non ha mai risposto ai miei messaggi.» le informò Aya, puntandosi un dito sul mento.
«Deve aver passato la notte da quel biondino niente male. Mi sembra molto strano che non si sia fatta sentire affatto.» continuò Hisae, con tono malizioso.
«Dovremmo chiamarla.» Sana proferì parola, suscitando una strana espressione confusa nelle sue amiche.
«E perché, scusa? Magari sono ancora insieme...»
«Be', perché siamo sue amiche e dovremmo accertarsi che stia bene. Non trovate?» fece lei, visibilmente preoccupata.
«Mh, dici? Non pensi di esagerare?» le fece notare Hisae.
«In verità voi non lo sapete, ma quel ragazzo è pericoloso. Ieri per poco non picchiava Gomi.» confessò di getto, mettendo da parte la sua intenzione di tenere per sé quella vicenda.
«Sul serio? E quando?» domandò Aya, leggermente in ansia.
«Ieri sera alla festa. Ho cercato di fermarlo, ma Shin si è messo in mezzo.» raccontò, abbassando il tono della voce.
«Tu... hai cercato di fermarlo?» chiese Hisae sconvolta.
«Be' sì, è che lo conosco, frequentiamo lo stesso corso di sociologia generale. Comunque, dovremmo chiamare Fuka.» concluse.
«Effettivamente potremmo chiamarla...» rifletté Hisae. Ma in quel momento il cellulare di Sana squillò e il diretto interessato di quei discorsi stava proprio chiamando lei.
«Fuka!» rispose con lo stesso tono energico con cui aveva risposto a Gomi.
«Sana! Ciao, dove siete? Così vi raggiungo.» disse lei, in tono decisamente allegro. Sana si sentì leggermente sollevata nel sentire la sua voce, per giunta allegra e pimpante. Quindi, le spiegò velocemente dove fossero e lei si precipitò nel giro di una ventina di minuti.
«Ah Fuka, finalmente sei tornata tra noi.» la provocò Hisae.
«Perché scusa, dov'ero?» fece lei, con un finto tono di sorpresa.
«Andiamo, non fare la scema. Siediti e raccontaci com'è andata col biondino di ieri sera.»
Fuka rispose arrossendo visibilmente in viso, cosa che destò l'attenzione di Sana perché, in tutti quegli anni, la sua amica Fuka si era mostrata in imbarazzo pochissime volte. Escludendo gli anni delle medie, in cui erano solo due ragazzine ingenue, poteva tranquillamente affermare che la donna Fuka non aveva mai mostrato imbarazzo davanti alle sue amiche.
«Be' cosa posso dirvi, a parte che è veramente figo.» annunciò con un grosso sorriso.
«Sì, questo lo avevamo capito. Vogliamo i dettagli, ragazza.» continuò Hisae, «Cosa avete fatto? Hai dormito da lui? Com'è a letto?» terminò, iniziando a bombardarla di domande.
«Ma niente di tutto ciò. Calma i tuoi bollenti spiriti.»
«Ma come? Scusa, e dove sei stata fino ad ora?»
«A casa mia. Ieri siamo andati a bere qualcosa in un posto non troppo lontano da lì, poi effettivamente lui mi ha invitata ad andare da lui, ma ho rifiutato.»
Le tre amiche la guardarono visibilmente sorpresa. Fuka era molto diversa da Sana, ma molto simile ad Hisae. Non aveva mai nascosto la sua passione per le avventure e il divertimento, per cui quella confessione destò la meraviglia delle presenti.
«E come mai?» domandò Hisae, che continuava a tenere le redini dell'interrogatorio.
«Perché questa volta è diverso. Questa volta... lui mi piace. E voglio tenerlo sulle spine, ecco.» disse tranquilla, portando alle labbra il bicchiere di succo d'arancia che aveva ordinato appena arrivata.
«Dici sul serio?» questa volta fu Sana ad intervenire, perché quella confessione le provocò una strana sensazione.
«Assolutamente sì.» confermò decisa, poi si rivolse a Sana con un enorme sorriso.
«Ah, ma sai che frequenta uno dei tuoi corsi? Probabilmente lo conosci pure, si chiama Hayama Akito.»
Sana fece una risatina un po' nervosa e si domandò se fosse effettivamente il caso di raccontare alla sua amica quanto accaduto alla festa, vista la sua euforia. Forse aveva solo ingigantito la faccenda e quell'Hayama non era così pericoloso come pensava.
«Be' sì, in effetti mi è capitato di vederlo qualche volta in aula.» disse lei, ancora nervosa a causa di quella conversazione. In realtà era stata Fuka in quel preciso istante a rivelarle il suo nome ma Sana si trattenne dal dirle che li avevano visti uscire insieme, la sera della festa.
«Stupendo! Magari verrò a trovarti in facoltà, così te lo presento.»
L'espressione di Sana divenne improvvisamente annoiata: «Ma se non sei mai voluta venire alla mia facoltà.» la canzonò.
«Sì, ma io e te ci vediamo tutti i giorni. Sarebbe per un motivo diverso.»
«Sì certo, un motivo egoista.» piagnucolò infilandosi in bocca un'abbondante dose di gelato alla nocciola.
«Quanto sei noiosa, Sana.» continuò Fuka, prendendola in giro.
«Quindi non è successo niente ieri?» intervenne Hisae, calpestando bellamente i battibecchi tra le due ragazze.
«Non quello che pensi. Comunque, ci siamo scambiati i numeri di telefono. Spero proprio che mi chiami.»
Sana guardò la sua amica con un'espressione perplessa in viso. Non aveva idea di cosa aspettarsi da quell'incontro né tantomeno cosa avrebbe fatto Fuka se avesse saputo dell'atteggiamento da teppista che aveva avuto lui la sera prima alla festa. Senza tenere conto poi del tono insolente e provocatorio con cui si era rivolto a lei quel paio di volte in cui avevano parlato. Non seppe spiegarsi il motivo, ma decise di omettere anche quel particolare alla sua amica, che sembrava essere su un altro pianeta. In fondo, era probabile che lei gli stesse semplicemente antipatica e che lui, quindi, le si era rivolto in quei toni esclusivamente perché non gli andava a genio la sua presenza.
Si rassicurò anche per il fatto che Aya e Hisae sembrarono non dare troppo peso al racconto della festa, evidentemente aveva ingigantito lei stessa l'evento, e si sentì più tranquilla.
Tuttavia, malgrado quella sensazione, continuava a covare uno strano sentimento di inquietudine e quindi, decise di chiamare Gomi e andare a casa sua.
Pensò che il suo ragazzo, in fin dei conti, sarebbe stato l'unico in grado di farle smettere di provare quelle strane sensazioni.

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