30 - Ingorgo di sentimenti

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SAGE

Non riesco a dare un nome o un ordine ai sentimenti che si rimescolano dentro di me in questo momento. L'unica cosa certa è che il fastidio per il ragazzo che ha chiamato la mia Sole con quel nomignolo, è evaporato nel momento il cui ho osservato la bionda tenere in braccio quel bambino. Perché tutto il mio mondo era concentrato lì. Ho anche Vinnie, è chiaro, ma Sole tiene in braccio un bambino con gli occhi color carbone e i capelli scuri e ha tanto di quell'amore negli occhi mentre lo guarda, che non posso sbagliarmi. Quello è suo figlio e se sono fortunato, è anche mio. Potrei non riuscire a giudicare l'età del piccolo, perché i ricordi di quando Vinnie era appena nata ormai sono confusi nella mia mente, ma credo di avere di fronte un miracolo, tutto per me. Se ciò che penso è vero, loro due non resteranno mai più separati da me, nemmeno per un giorno.

Me l'ha tenuto nascosto. Non mi ha detto nulla, non ha provato a contattarmi, non ero presente quando è nato. Questo non lo sopporto. Sono stato così terribile l'ultima volta che ci siamo sentiti, da indurla a pensare che fosse meglio non dirmi che aspettava nostro figlio? Forse sì. Sono stupefatto, incazzato, preoccupato e grondante d'amore allo stesso tempo. Non riesco a mettere in fila le parole, vorrei strozzare e riempire di baci Sole, mi sento come se mi avessero passato nel tritacarne e ricomposto in un modo nuovo, diverso. Chi avrebbe detto che la figlia dell'uomo peggiore che io abbia mai incontrato, mi avrebbe ridotto così?

«Tony dovrebbe imparare a non spettegolare» sibila, ma il tono non è astioso. Samuele si è quasi addormentato e vorrei allungare le braccia e stringerlo al mio petto, ma appena ci provo lei si allontana.

«Hai paura che te lo porti via?» La consapevolezza mi colpisce e mi ferisce nel profondo.

«Sai essere crudele, quando sei arrabbiato» conferma stringendo di più il bambino. Non sta recriminando, sembra più una constatazione.

«Non porterò via tuo figlio, voglio che questo sia chiaro, però credo di avere il diritto di stringerlo tra le braccia per la prima volta, non trovi?» Non so nemmeno come ho fatto a dirlo senza incespicare nelle parole. Una parte di me non ha ancora realizzato di avere davanti la donna che amo e nostro figlio.

«Si è appena addormentato, magari la prossima volta» risponde seria. Una leonessa col suo piccolo. Diavolo se amo la sua fierezza.

«Certo, avremo tempo» rispondo.

«Vi fermate per un po', allora?»

«Sì. Poi voi verrete con noi.» Non ho avuto nemmeno bisogno di pensarci, non ho intenzione di lasciarle credere che le lascerò la possibilità di scegliere. Non ci separeremo più. Spalanca gli occhi, spaventata dalle mie parole, ma sono tremendamente serio. «Sole, non riesco a credere a tutto questo, non ne avevo idea fino a poche ore fa, quindi scusa se ti sembro dispotico, ma non ho intenzione di separarmi da voi neanche un attimo.» Sussulta, ma non ho finito. «Chi è il padre di Samuele, biondina? Voglio sentirtelo dire.»

Gli occhi le si riempiono di lacrime, si lascia cadere sulla sedia di fronte alla mia e lascia che rotolino giù per le guance, senza asciugarle. «Lo sai» sussurra.

«Ho bisogno di sentirlo da te, del brivido di ascoltare finalmente la verità dalla tua bocca» replico, emozionato come poche volte in vita mia.

Morde il labbro inferiore, respirando rumorosamente, ma non distoglie lo sguardo. «Il padre di mio figlio è Sage Thompson.»

È come se tutto si fosse fermato. Non sento alcun suono attorno a noi, sono a malapena consapevole del fatto che MIO figlio stia respirando sereno in braccio a lei. Non mi sono nemmeno accorto, ma ho cominciato a piangere. L'emozione doveva trovare sfogo in qualche modo. Il problema è che ora ho così tante domande che si affollano tutte assieme e ho paura di dimenticare quelle fondamentali. «Quando è nato?»

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