Per qualche giorno, Jisung non ricevette visite di alcun tipo, escludendo padre Felix. Lee Minho e l'essere che lo possedeva non si erano fatti vivi e al ragazzo quella quiete sembrava piuttosto strana, certo rinfrescante ma aveva tanto il sapore della pace prima della tempesta. Aveva espresso i propri pensieri con padre Felix, ma il biondo gli aveva assicurato stesse andando tutto per il meglio e che sarebbe stato bene, nonostante continuasse a svegliarsi ogni mattina in condizioni sempre peggiori.
Era dimagrito, ferito a giorni alterni e ogni volta più stanco. L'unica cosa che faceva volentieri era appunto intrattenere conversazioni con padre Felix e Seungmin, che però non si faceva vedere da un po'; il ragazzo dai capelli argentei gli aveva detto stesse avendo problemi familiari e l'altro non aveva indagato oltre.
Quel giorno, il suo unico amico non si era presentato nella stanza in cui Jisung era incatenato e tenuto prigioniero da ormai un paio di mesi e il ragazzo aveva iniziato a sentire una strana sensazione all'altezza dello stomaco. L'arrivo di padre Minho non aveva fatto altro se non farlo agitare maggiormente, Jisung si mise immediatamente a sedere alla vista dell'uomo che entrava e richiudeva la porta dietro di sé.
«Buonasera, Jisung.»
«Padre.»
L'avversione per l'esorcista era passata ormai da tempo, aveva capito tutto quello fosse per cercare di aiutarlo, ma l'ansia provocata dalla sua figura seriosa e imponente non aveva smesso di abbracciargli lo stomaco. In più, bisognava tener conto dell'irrequietezza di quei giorni.
Il sacerdote si sedette sulla solita poltroncina a fianco del letto. «Come stai?»
Jisung chiuse le braccia attorno alle ginocchia piegate al petto. «Sono nervoso.»
«C'è qualcosa che ti turba?»
«Sento che sta per succedere qualcosa.»
Padre Minho si irrigidì visibilmente. «Pensi possa avere a che fare con il tuo male?»
«Non lo so.»
Entrambi si presero qualche momento per pensare, rimasero in silenzio per un po'. Jisung aveva notato il nervosismo del sacerdote, ma non aprì bocca per fare domande in proposito.
«Perché mi state facendo tutto questo?»
Jisung appariva fragile, debole e sull'orlo delle lacrime; un attimo prima sembrava stare bene e quella reazione era dovuta probabilmente al fatto che a pensare troppo a qualcosa, quella cosa finisce per colpire dieci volte più di quanto non lo abbia fatto all'inizio.
Padre Minho tornò a guardarlo. «Non penso tu sia uno stregone, Jisung. Per questo padre Felix mi ha fatto chiamare per assisterti, perché non sei come gli altri disgraziati di questa città.»
«Continuo a non capirne il motivo.»
«È l'unico modo per salvarti e ridarti una vita.» Minho aveva deciso apposta di usare parole leggermente forti, così da far intendere all'altro quanto tutto quello fosse importante. «Lasciato da solo con il tuo Demonio non sopravvivresti una sola settimana. La mia missione è quella di liberarti per sempre, di far tornare tutto come era prima.»
La voce pacata del sacerdote avrebbe dovuto confortare il ragazzo a letto, ma sembrò sortire l'effetto contrario: Jisung si prese la testa fra le mani, sospirò ma le parole gli si spezzarono comunque in gola. «Non ce la faccio più.»
La stanchezza, la disperazione, erano chiaramente disegnate sul viso di Jisung. Minho non si era mai fermato a pensare a come dovesse essere stare dall'altra parte, l'empatia non era mai stata il suo forte. Lottare contro un'entità che si impone nel corpo, combattere per avere il controllo e, la maggior parte delle volte, dover soccombere perché tale entità è troppo opprimente e prevale. Doveva essere difficile dal punto di vista fisico quanto da quello mentale; non essere più padroni di sé stessi, pensò Minho per la prima volta, doveva essere proprio orribile.
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𝙀𝙫𝙞𝙡 𝙋𝙧𝙖𝙘𝙩𝙞𝙘𝙚 • 𝙎𝙩𝙧𝙖𝙮 𝙆𝙞𝙙𝙨
ParanormalSalem - 1692 Lee Minho, affermato esorcista dal temperamento di ferro e ardente Fede, viene convocato a Salem per curare un caso unico nel proprio genere: Han Jisung soffre da tempo per un'entità maligna che ha posseduto il suo corpo e che non inten...
