18. La luce nella mia notte

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"La mia vita, ora, non è poi tanto male", pensò Felix mentre sbatteva pigramente le palpebre per svegliarsi del tutto. Per qualche minuto fissò la finestra sulla parete e la luce che ne entrava, doveva essere mattino inoltrato ma nessuno lo aveva svegliato ancora. Con lentezza appoggiò i piedi sul legno del pavimento e con uno sbuffo si tirò su.

Lasciò la propria camera trascinando i piedi a terra fino alle scale, poi si resse al corrimano per scendere e raggiungere il piano terra. Poteva udire il rumore dei piatti che cozzavano tra loro e quello dell'acqua, pigramente si affacciò in cucina. Sorrise contento e silenziosamente entrò nell'ambiente, dovette fare pochi passi prima di poter chiudere le braccia attorno alla vita del moro che stava lavando i piatti.

«Porca puttana!» Chan sobbalzò, non aveva affatto sentito il ragazzo dai capelli argentei entrare in cucina e per un pelo non lo aveva colpito per difendersi. Sospirò sollevato quando si accorse non ci fosse alcuna minaccia, girò appena la testa sopra alla spalla per guardare l'altro.

Felix ridacchiò dispettoso, poi infilò le mani sotto alla camicia del compagno per toccare direttamente la sua carne calda e muscolosa del ventre e accarezzarla. «Buongiorno.» Gongolò mentre si alzava sulle punte dei piedi per lasciargli un bacio sulla guancia.

«Buongiorno un cazzo, Lix, mi hai fatto spaventare.» Rispose il maggiore con un cipiglio, cercando di non sorridere per il piccolo bacio appena ricevuto.

«Ti ho spaventato come si spaventano le ragazzine?»

Felix conosceva i rischi che correva, parlandogli così, quindi non si stupì affatto quando Chan lo spinse prepotente contro al ripiano della cucina, facendo tremare il mobilio. Nella repentinità del gesto, il moro aveva fatto cadere a terra un piatto di legno e provocato un'onda nel lavandino che era uscita, finendo sul pavimento insieme ad un sacco di schiuma. Nessuno dei due si preoccupò del disastro appena combinato: Felix gemette dal dolore e si morse il labbro inferiore, contento ti essere riuscito a provocarlo; Chan allentò la presa della propria mano sul suo collo sottile.

«Le ragazzine riescono ad attaccarti al muro in questo modo?» Ringhiò fra i denti il maggiore, il volto pericolosamente vicino a quello dell'altro.

Felix scoppiò a ridere, poi scosse la testa quanto la mano del compagno gli permetteva di muoverla. «Ci caschi sempre.» Disse, mantenendo il sorriso.

Chan si fermò un secondo a pensare, si rese conto di essere stato preso in giro e si imbronciò subito. La prima reazione sarebbe stata quella di piantare lì l'altro e tornare a fare quel che stava facendo, ma non voleva iniziare a diventare prevedibile. Con impeto fece scontrare la bocca con quella del ragazzo, la catturò in un bacio aggressivo che probabilmente era l'unica cosa che Felix stava aspettando. Quest'ultimo, infatti, sorrise sulla bocca di Chan, si aggrappò alle sue spalle quando venne sollevato da terra e fatto sedere sul piano del tavolo. Tenne le cosce larghe così che il bacino del maggiore potesse starci in mezzo, gli morse le labbra per fargli male.

Alla fine erano veramente riusciti a scappare insieme, anche se nell'ultima maniera in cui si sarebbero aspettati. Nessuno era riuscito a lasciare Salem vivo e vegeto, nessuno tranne quattro persone e loro due erano tra queste. La tempesta e il disastro di quella notte invernale avevano ucciso ogni presente, in un modo o nell'altro, e mentre loro lasciavano la città Felix aveva sentito lo stomaco rigirarsi più volte alla vista di tutti quei cadaveri. Ora, però, aveva iniziato una nuova vita e anche se non era ciò che aveva sognato per sé e l'amore della sua vita, Chan era assieme a lui e questo bastava.

Infilò la mano nei calzoni dell'uomo, immediatamente prese ad accarezzarlo tra le gambe mentre questo gli gemeva sulle labbra e continuava a mordergliele. Qualcuno dietro di loro si schiarì la gola, Chan sobbalzò di nuovo e si voltò verso la porta della cucina solo per scoprire Jisung a fissare la scena con un sopracciglio alzato. Pochi secondi dopo Minho entrò in casa e si accostò all'altro, gli occhi puntati nella stanza.

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𝙀𝙫𝙞𝙡 𝙋𝙧𝙖𝙘𝙩𝙞𝙘𝙚 • 𝙎𝙩𝙧𝙖𝙮 𝙆𝙞𝙙𝙨Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora