6 × Madre.

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Oh Madonna. Questo mi stalkera,

però quando ieri sera mi sono addormentata pensando a lui, ho dormito un po' meglio. Ovviamente gli incubi rimangono, ma non sono terribili come il solito.

Mi blocco al suono del mio nome. Adesso sa anche dove abito, bella merda.

Mi volto lentamente per vedere il rosso accendersi una sigaretta. Ha anche dei tatuaggi, ieri non c'avevo fatto caso, dei triangoli sul dorso delle mani. Originali, scommetto che avranno un significato importante per lui.

«Buon salve.» rispondo, cosa diamine vuole da me? «Cosa vuoi?»

«Uh, siamo gia scontrose di prima mattina?» si avvicina buttando fuori dal naso il fumo prima aspirato, è la perfezione.

«Non sono scontrosa.» Jared si avvicina ancora, obbligandomi ad arretrare. «Perché ti allontani piccola?» mi ribolle il sangue nelle vene, solo due persone in tutto il mondo mi possono chiamare così. Non lui.

«Smettila di chiamarmi utilizzando quella parola, ti prego.» lo supplico. Davvero non riesco, ogni fottuta volta mi fa ricordare il passato provocandomi nostalgia. Io sono stanca di tutto questo. Sono stata forte per troppo tempo, non ce la faccio più.

«Perché dovrei?» gli arriva un pugno se non la smette, perché continua a tirare il filo sottile della mia pazienza? So di sembrare forte, acida ma dentro sono come un fiore: fragile, sottile. Rischio sempre di cadere o essere spezzata a causa del vento o di essere mangiata dai bruchi.

«Fallo e basta, ti prego.» lo guardo negli occhi, lui si avvicina ancora. I nostri volti sono troppo vicini; riesco a sentire il suo respiro sul mio collo. «Va bene. Ma non provocarmi più.» sussurra, io annuisco. Poggia la sua fronte sulla mia e se ne va.

Non capisco questo ultimo gesto, però devo ammettere che mi è piaciuto.

Penso che lui sia il ragazzo che deve avere sempre tutto sotto controllo, se non è così, fa in modo che lo diventi.

Mi avvio a passo svelto alla fermata, trovando il pullman fermo. Grazie a Dio non l'ho perso. Salgo e mi siedo al posto di ieri. Ripenso a quello che è successo poco fa. Mi attrae come ragazzo, giá dalla prima volta che l'ho visto e penso che la cosa sia reciproca. Sennò non sarebbe venuto davanti casa mia alle 7 di mattina.

A proposito di casa, mia madre stamattina non c'era. È adulta no? Sa badare a se stessa, perciò devo stare tranquilla.

Arrivo velocemente a scuola, entro in classe e trovo Valerio al telefono.

Mi guarda e sorride, indicando un uno con l'indice. Attacca e mi siedo vicino a lui.

«Ciao Rachi.» sorride lui. «Ehi, chi era?» so che non me ne dovrebbe importare, ma voglio aiutarlo.

«Era mia madre.. Mi ha chiamato per sapere come stava andando a casa da solo.» beh, è il minimo no?

«Bene, sei riuscito a perdonarli?» io non so se lo avrei fatto..

«Certamente, tutti sbagliano no?» ha ragione.

Suona la campanella e inizia l'inferno.

Il martedì è gia più tranquillo, anche se ho educazione fisica. Le prime due ore passano velocemente, con religione e italiano.

Rimango tutto l'intervallo in classe insieme a Valerio.

«Grazie.» rompe il silenzio sorridendo.

«Di cosa?»

«Beh, per essere qui. Per essermi stata vicino anche nel mio sclero.» ride.

«Mi hai già ringraziata, basta una sola volta.» gli faccio l'occhiolino.

«Io penso di no. Penso che devo dirtelo grazie, sto meglio se lo dico.»

«Ah okay.»

Suona la campanella e si va in palestra. Non corro molto, ho sempre odiato questa "materia" se così si deve definire. La professoressa ha avuto la brillante idea di giocare a basket.

Non vi dico i palloni che volano da tutte le parti. Valerio mi rimane vicino, così riusciamo a parlare mentre palleggiamo.

Mi sento chiamare, mi volto e una palla mi colpisce in pieno la parte destra della faccia. Porco lama se becco il figlio di troia che lo ha fatto gli strappo le budella e gliele faccio ingoiare.

La classe si mette a ridere, tranne Valerio. Lui corre verso di ne, mi sposta la mano, che ho messo sulla parte dolorante, e mi porta in bagno. La prof neanche dice niente. Deve morire male.

Scuola di merda.

«Oddio Rachi, tutto bene?» chiede il moro preoccupato. Per un attimo ho avuto la sensazione di svenire, vedo tutto sfocato.

«Si tranquillo.» ammicco, mi fa malissimo.

Valerio prende il ghiaccio e me lo posiziona sulla guancia delicatamente. Sobbalzo al tocco della busta.

Tengo la busta premuta sulla guancia e vado a cambiarmi. Non faccio più questa attività.

Mi guardo allo specchio, faccio paura. Sembro un blob deforme.

Esco dallo spogliatoio e Valerio è qui ad aspettarmi. «Andiamo?» chiede.

«Certo.» torniamo a scuola ed entriamo in classe.

Suona l'intervallo e vado in bagno. Devo nascondere sto livido enorme, mia madre s'incazza se lo vede. Prendo il fondotinta che Valerio ha gentilmente chiesto in prestito ad una compagna e riesco a coprirlo quasi del tutto, adesso sembra una specie di neo deforme.

Esco dal bagno e mi dirigo in classe.

Passano le ultime due ore e vado a casa. Per fortuna Lorenzo non mi ha vista così.

Entro e mi ritrovo mia madre in cucina. Poso lo zaino sul divano e la raggiungo.

È di spalle, non so cosa sta facendo.

«Dove sei stata?» chiede. Oddio no, non può avere ricominciato. Ha fatto in record di 5 settimane.

«Dove cazzo sei stata?» si gira, urlando. Ha una bottiglia di Vodka in mano, oramai vuota. «Ero a scuola.» quando è ubriaca è pericolosa. Tanto, troppo.

«Eri a scuola.» ripete guardandomi. Ha gli occhi rossi, i capelli spettinati e i vestiti strappati, sembra un film dell'orrore.

«Perché hai rincominciato? Avevi appena battuto il record..» dico calma, non posso farla arrabbiare.

«Ho perso il lavoro e non posso piu pagare la scuola.» cosa? Oddio no. Ditemi che è un incubo.

«Com'è successo?» riesco ad usare il tono calmo che volevo, ma in realtà non lo sono affatto.

«Non lo so nemmeno io, fanculo a tutto io me ne vado.» no aspetta cosa? Mi vuoi lasciare qui da sola?

«E dove vorresti andare vediamo.»

«Non sono cazzi tuoi!» si avvicina urlando, rompe la bottiglia sul tavolo. Una scheggia non tanto grande mi prende il braccio, riesco a toglierla.

È impazzita, si avvicina sempre di più con la bottiglia rotta in mano. «Io me ne vado.» istruisce.

«Non te ne vai.» ricatto io. «Quella che se ne va sono io, non tu.»

Ride buttando all'indietro la testa. Io prendo lo zaino con dentro il telefono e i libri ed esco di casa. «Dove vai?» chiede quella cornacchia.

«Via da te.» inizio a correre lontano.

Sento mia madre iniziare a piangere, sicuramente è l'alcol.

Da troppo tempo desideravo farlo, ma non ho mai potuto. Un problema in meno, no?

Le gambe non reggono piu mi fermo e mi siedo su una panchina.

Le lacrime iniziano a scendere. Non riesco a fermarle, sono troppe.

Mi copro il viso con le mani, trattenendo i singhiozzi.

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Vi voglio bene.
A presto! Xx
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