Paradise Lost

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"Qui possiamo regnare sicuri, e a mio parere
Regnare è una degna ambizione, anche se all'inferno:
Meglio regnare all'inferno che servire in paradiso."
John Milton

"Satana: Che importa se il campo è perduto? Non tutto è perduto; la volontà indomabile, il disegno della vendetta, l'odio immortale e il coraggio di non sottomettersi mai, di non cedere: che altro significa non essere sconfitti?"
John Milton


7.Paradise Lost

Calì l'avrebbe uccisa.
Si, l'avrebbe uccisa, una morte lenta e dolorosa; non era riuscita una Guerra a levarla di mezzo ma Calì Patil avrebbe trovato sicuramente il modo.

Hermione camminava nervosa per i corridoi della scuola diretta nei Sotterranei, alla fine aveva deciso di partecipare al festino Slytherin e si era fatta aiutare da Ginny a prepararsi.
Si sentiva bella, l'abito era una meraviglia e sembrava cucito sul suo corpo da quanto le calzava bene, le scarpe invece erano perfette, Hermione sentiva che avrebbe potuto attraversare la Foresta Proibita con quelle décolleté ai piedi! Bè, magari proprio la Foresta no, però una passeggiata sulle sponde del Lago Nero l'avrebbe potuta fare con la sicurezza che, al rientro, non avrebbe trovato nessuna fastidiosa fiacca o lacerazione a darle il tormento.
Ginny l'aveva convinta per una volta ad osare un pò di più con il trucco mettendo in evidenza i suoi occhi dorati e lei aveva accettato di buon grado, il risultato era stato stupefacente: smokie eyes intenso e labbra appena evidenziate da un lucido leggero. Quello che più l'aveva stupita però era l'acconciatura; Ginny aveva dato fondo a tutte le scorte segrete di Tricopozione Lisciariccio della Patil e le aveva regalato una capigliatura liscissima e ordinata come mai l'aveva avuta nella sua vita; i capelli, privi degli ordinari ricci, le arrivavano a più di una spanna abbondante sotto il seno e le frusciavano leggeri e lucenti lungo la schiena. Calì l'avrebbe uccisa una volta scoperte le sue pozioni completamente svuotate ma, dato il risultato e il sorriso che era spuntato sul suo volto appena si era specchiata, Hermione decise che ne era decisamente valsa la pena e che avrebbe potuto sopportare qualche ora di isterismo acuto da parte della gemella!

"Ti sei persa, Gryffindor?"

Hermione sussultò e si arrestò in mezzo al corridoio. Non l'avrebbe mai ammesso con nessuno ma aveva passato l'intera settimana ad aspettare che quella voce la chiamasse o insultasse, qualsiasi approccio sarebbe andato bene purchè lui le avesse rivolto in qualche modo la parola.
Si voltò appena e incontrò due occhi di ghiaccio che la scrutavano attenti.

"Malfoy." Lo salutò paventando indifferenza.

Una risata scaturì spontanea dalle labbra del biondo che, con le mani in tasca, se ne stava appoggiato al muro in una posa apparentemente rilassata. Era vestito per la festa ma allo stesso tempo sembrava appena uscito da una lotta con i cuscini: un lembo della camicia fuori dai pantaloni, niente giacca, il nodo della cravatta allentato e i primi bottoni della camicia slacciati.

"Te l'ho già detto che sei una pessima bugiarda, vero?"

Hermione annuì meccanicamente. "Si, una volta mi pare."

"Mi piace quel vestito, Pansy e Daphne hanno buon gusto e un ottimo occhio per le taglie." Si complimentò il biondo.

Hermione non sapeva se essere felice o meno del fatto che lui fosse a conoscenza del regalo.

"Sapevi che mi avrebbero fatto un regalo?" Domandò incuriosita.

"Certo, gliel'ho commissionato io." Rispose lui facendole spalancare la bocca per la sorpresa.

"Sul biglietto si sono firmate solo loro due però..." osservò la mora.

"E quindi?"

"Quindi nulla...Non arriveremo da nessuna parte così, lo sai?" Sospirò Hermione rassegnata dall'impenetrabilità che sembrava contraddistinguere il ragazzo.

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