30. Yin e Yang

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Oh, my darling, don't you ever forget
I wasn't prepared for the end

Lovers Death - Ursine Vulpine & Annaca





Ci impiegai il tempo di qualche istante a rendermi conto che l'austerità dell'ambiente che ci accolse oltre la porta non era dovuto al fare pomposo del mobilio a decorazione barocca, bensì dall'espressione ponderata e rassicurante dell'uomo che stagliava in piedi al centro della stanza.

«Samantha Knight Cross.»

Incespicai nei miei passi, la sua voce accolse i miei timori e li cullò con un fare docile che mi fece irretire i sensi. Nessuno usava il cognome di mio padre. Nessuno.

Distese le labbra, un accenno di rughe gli abbellì la fronte ampia.

«Un piacere conoscerti. Di persona.»

Avrei voluto dire che il piacere era solo suo.

Ma le parole svaporarono come gocce d'acqua su una piastra. perché a volte gli avvertimenti di un nemico possono essere i consigli di un amico. E non misi in dubbio le parole di Trevor... inutile chiedere a chi si riferisse.

«James.»

«Chiamami pure Charles. James è il mio secondo nome, solo tua madre ne va matta.» Sollevò una mano togliendola dalla tasca dei pantaloni gessati e fece un lieve cenno agli uomini che mi avevano accompagnato.

Si dileguarono senza emettere un suono, lasciandomi da sola con Trevor, la donnona all'entrata della stanza e le guardie già presenti ai bordi della porta.

Riportai la mia attenzione su Charles. Assomigliava al figlio: manifestava una postura calibrata, le spalle rilassate, il mento marcato e squadrato. I capelli neri come inchiostro erano tempestati dal soggiungere dell'età, brizzolati e argentei.

«Accomodati.» Allungò un braccio stretto in un elegante camicia porpora e indicò i due divanetti al centro della sala.

Le alte finestre, che occupavano la facciata opposta all'entrata nella stanza, lasciavano entrare la luce diurna.

Arricciai le maniche della felpa ormai sporca fino al gomito. Ero uno straccio sudaticcio tenuto in piedi per miracolo. Che cosa ci facevo io, lì, era inevitabile da domandarsi...

Quattro paia di occhi seguirono i miei movimenti, ne sentii l'intensità trafiggermi. Mi soffermai al centro, tra i due divani; attesi che Charles si accomodasse. Non sarei scesa in una posizione di svantaggio se lui non avesse fatto lo stesso.

Un gemito divertito gli sgorgò dalle labbra.

«Come preferisci.» Si adagiò sulla seduta di velluto.

Solo allora mi sedetti, accomodandomi dinanzi a lui, sul bordo, in bilico; la stoffa impreziosita sotto di me rendeva il mio abbigliamento ancora più fuori luogo.

«Mi scuso per la metodologia poco ortodossa.» Charles espirò, poi arrotolò le maniche della camicia sugli avambracci, mostrando venature gonfie. Aveva un anello al dito, solitario, d'oro.

«Mi avete costretta e minacciata con una cazzo di pistola.»

Ottimo, ogni intento andato in fumo con una frase. Ottimo, Sam. Non c'è male...  Ivan  e mia madre. Priorità, Sam, per la miseria!

Charles sollevò lo sguardo. «Mio figlio non è riuscito a rispettare gli ordini come richiesto, senza minacce barbare. Come suo solito.»

«La situazione era diversa da quello che ci aspettavamo.» Trevor accanto a me incrociò le mani dinanzi al busto, in maniera composta, irrigidita.

Black Moon ~ Il peso della SperanzaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora