Un nuovo giorno, un'altra frase russa.
Charlotte si trovava di nuovo nel retro della gelateria, insieme a Robin, mentre riascoltavano per l'ennesima volta quel nastro misterioso. Le loro speranze erano appese a un dettaglio, un indizio che avrebbe dato finalmente un senso a quelle parole criptiche.
Charlotte camminava avanti e indietro per la stanza angusta, le mani che nervosamente giocherellavano con i capelli. Ogni suo passo era accompagnato da un lieve scricchiolio del pavimento. La stanza, che sembrava poco più di uno sgabuzzino, era un caos: una lavagna piena di appunti e scarabocchi, il registratore acceso e quella registrazione in loop.
Robin, nel frattempo, era stata chiamata al bancone per servire i gelati. Charlotte poteva vedere appena la testa bionda dell'amica muoversi attraverso la finestra aperta che collegava le due stanze.
Anche Dustin era arrivato con lei quella mattina, ma al momento si trovava insieme a Steve, in giro per il centro commerciale. La nuova brillante idea di Dustin era quella di spiare le persone all'interno, convinto che la spia russa si nascondesse proprio lì, trasmettendo dal cuore del centro. Charlotte non ne era così sicura: secondo la logica, se Dustin aveva rintracciato il segnale su una collina, era improbabile che provenisse da lì. Eppure, i due erano andati avanti con il loro piano senza alcuna esitazione.
Un rumore improvviso distolse Charlotte dai suoi pensieri. Qualcuno bussava con forza alla porta sul retro. Si voltò, sorpresa: c'era una porta rossa nell'angolo della stanza a cui non aveva mai fatto caso prima. Restò immobile quando i colpi si ripeterono, leggermente più insistenti.
Robin tornò prontamente dalla finestra e si avvicinò alla porta. Aprì con cautela.
"Consegna," disse una voce ruvida.
Un uomo corpulento, sulla quarantina, stava sull'uscio. Indossava una divisa nera con il logo "LYNX" stampato in rosso sia sulla camicia che sul cappello. Il suo sguardo valutava Robin dalla testa ai piedi con un'aria poco rassicurante. Charlotte, mantenendosi a distanza, lo osservava con attenzione.
Quando l'uomo si voltò per andarsene, Charlotte notò un dettaglio che le fece accelerare il battito. Sul retro della divisa c'era il profilo di un gatto nero, circondato da un cerchio grigio.
Bingo.
Charlotte scattò verso la porta, spingendo quasi Robin da parte. Cercò di seguirlo con lo sguardo mentre si allontanava lungo il corridoio. Poi si girò di scatto verso Robin, poggiandole entrambe le mani sulle spalle, gli occhi spalancati dall'eccitazione.
"Il gatto grigio," sussurrò.
Robin non ebbe bisogno di ulteriori spiegazioni. "Porca. Puttana," rispose, il tono carico di stupore.
Le due non persero tempo: uscirono di corsa dal negozio, lasciandolo incustodito, incuranti delle proteste dei clienti. Passarono accanto a Steve e Dustin, che stavano rientrando in quel momento, senza nemmeno fermarsi. Raggiunsero il cuore del centro commerciale, una grande piazza con panchine e negozi disposti su due piani.
Charlotte si guardava attorno freneticamente, analizzando ogni insegna. Robin le parlò, ripetendo una delle frasi del nastro.
"Sarebbe bello una gita in Cina."
Charlotte la fissò per un istante, poi indicò un negozio di alimentari cinese poco lontano.
"Sarebbe bello una gita in Cina!" ripeté con un sorriso.
Robin annuì, condividendo la soddisfazione della scoperta. Proseguirono con il codice.
"Con passo leggero..." disse Charlotte, fissando un negozio di scarpe al piano superiore.
"Quando il blu e il giallo si incontrano..." aggiunse Robin, lo sguardo rivolto verso la grande facciata ovest del centro commerciale.
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died in your arms // Steve harrington
Fanfictioncose strane accadono in quel di Hawkins, Charlotte Handerson vive la sua vita tranquillamente quando la scomparsa del migliore amico del suo fratellino Dustin, le stravolge completamente la vita. Charlotte e il gruppo di amici di Dustin, iniziano u...
