«Non capisco... l'avevate già vista?»
«Non esattamente...»
«E cosa, esattamente?»
Stavano scendendo in fretta le scale, tornando alla sala di controllo dove Steve aveva steso la guardia. Robin era in panico, parlava a raffica e gesticolava senza sosta.
«Sappi solo che è male.»
«Molto, molto male.»
Charlotte si legò i capelli con un gesto nervoso, poi si voltò verso Robin gesticolando anche lei. Non stava gestendo bene la paura.
«Tipo... tipo la fine dell'umanità per come la conosciamo, Robin.»
Robin le afferrò di scatto il polso, costringendola a guardarla negli occhi. La presa era forte, lo sguardo incandescente. Charlotte era in pieno panico: avevano già detto troppo a Robin e a Erica, cose che non avrebbero mai dovuto sapere.
«E come fai a saperlo?»
«Non vuoi davvero saperlo.»
Charlotte affrontava lo sguardo tagliente di Robin, pronta a rispondere, ma il suono assordante della sirena la interruppe. Si voltarono tutti. La guardia che Steve aveva messo KO non era più sul pavimento.
Erano nei guai.
Charlotte capì immediatamente: la guardia aveva dato l'allarme, e ora tutti li stavano cercando. Steve si affacciò alla porta... errore fatale. La sala di fronte era piena di militari russi. Appena lo videro, si lanciarono nella sua direzione. Steve richiuse la porta con forza, schiacciandovisi contro con tutto il peso.
«Scappiamo!»
Corsero su per le scale, diretti verso la centrale dove si trovava la porta del Sottosopra. Ma non erano soli: gli uomini presenti li fissavano confusi. Dustin trovò un'uscita secondaria che portava al cuore del progetto russo, là dove usavano la macchina per aprire il varco. Charlotte non riusciva più a pensare. Correva. Correva trascinata da Steve, che le teneva la mano stretta. Lungo le impalcature, cercavano una via di fuga.
Ma non c'era via d'uscita.
Si ritrovarono di fronte al getto blu della macchina che colpiva violentemente il muro del Sottosopra. Una scena raccapricciante. Charlotte sentiva appena i suoi pensieri, il frastuono era assordante. L'unico conforto: la mano di Steve nella sua.
Erica fu la prima a notare le guardie che li inseguivano.
Steve lasciò la mano di Charlotte solo per affrontare le guardie. I ragazzi corsero ancora, ma i russi erano ovunque. Con enorme fatica riuscirono a rifugiarsi in una stanza buia, senza più luci blu. Steve e Charlotte premettero contro la porta per tenerla chiusa. Robin e Dustin cercavano una via d'uscita. Erica trovò una botola sopra una scala, simile a quella dell'ascensore. Un'opportunità.
«Venite! Muovetevi!» gridò Dustin.
Charlotte non voleva andarsene. Non voleva lasciare Steve. Lo guardò negli occhi, duri e affaticati.
«Non ti lascio qui.»
«Charlotte, vai!»
«No!»
«Dannazione, va! Me la caverò!»
«Non ti lascio qui, Harrington!»
Si urlavano addosso, esausti, incapaci di lasciarsi. Fu Robin a strattonare Charlotte, portandola via con la forza.
«Robin! Sei impazzita?!»
«Devi uscire di qui!»
«Anche tu! Dannazione, cosa non capite?!»
«Va a cercare aiuto. Stai con Dustin e Erica. Esci. Da. Qui.»
Charlotte si morse il labbro fino a farsi male, poi Robin la spinse verso la botola. Dustin era già a metà.
«Corri, Charlotte! Vai!»
«Vi tirerò fuori di qui.»
Gli occhi lucidi, il cuore a pezzi, si infilò nel condotto. Piangeva in silenzio. Gattonava dietro Dustin ed Erica nei condotti d'aria russi, più grandi di quelli dello Starcourt. Un pianto nervoso, carico di rabbia e impotenza. Si chiedeva se avrebbe mai più rivisto Steve. Non avrebbe mai dovuto lasciarli.
Si fermarono accanto a una ventola. Charlotte si asciugò le lacrime prima che gli altri la vedessero. Rimase immobile, lo sguardo fisso nel vuoto, mentre Dustin raccontava tutto a Erica: la porta, Undici, il Sottosopra. Quando Erica chiese di Lucas, Charlotte realizzò che non vedeva i suoi amici da troppo tempo. Un vuoto le si aprì nello stomaco.
Ci misero dieci minuti a bloccare le ventole e a passare. Uscirono da una botola in una stanza piena di capsule verdi. Charlotte non si fermò a guardare: uscì subito nel corridoio. Trovarono una macchina da golf senza sportelli.
«Sai almeno guidarla?»
«Quanto sarà difficile? L'ha fatto anche Max.»
«Non ci pensare neanche. Guido io.»
Dustin cercava le chiavi. Le trovò in una cassaforte nel muro. Charlotte le prese, mise in moto e ordinò ai due di salire. Ma Erica era sparita. Ricomparve poco dopo con uno strano aggeggio elettrico in mano.
«Qualunque cosa sia, non mi interessa. Basta che non ti fai male.»
«Ok, mamma.»
Dustin, prima di salire, si avvicinò alla sorella.
«Sorellona... non voglio infrangere i tuoi sogni, ma non sappiamo dove siano. Là fuori ci sono decine di guardie armate. Il meglio che possiamo fare è andare via e chiedere aiuto. Fidati.»
Charlotte non rispose. Non credeva a una parola. Doveva salvare Steve. Pregava che stesse resistendo. Annuii, e Dustin salì con Erica in braccio.
Ma Charlotte non seguì il piano.
«Ehi! Dove stai andando?!»
«Andiamo a salvarli, Dustin.»
«No! Non era questo il piano!»
Charlotte frenò bruscamente. Si voltò con uno sguardo duro.
«Ascolta, idiota. Ho un piano. Tu hai quella capsula, vero?»
Erica annuì.
«Bene. Distrarremo le guardie con quella cosa. Quando suonerà l'allarme, andremo a cercare Steve e Robin.»
«È pericoloso e...»
«Abbiamo questa.»
Erica sorrise, sollevando lo strano aggeggio. Charlotte fece lo stesso. Dustin sbuffò, poi acconsentì.
Distrassero le guardie versando il liquido verde sul pavimento. Il pavimento si sciolse. I russi chiamarono subito l'allarme. I ragazzi rimasero nascosti finché le guardie non si allontanarono. Allora corsero nella stanza.
Dustin brandiva l'arma di Erica. Charlotte e Erica si precipitarono verso Steve e Robin, legati alle sedie.
Charlotte sbiancò alla vista, ma non perse il controllo.
«Ehi! Henderson! Oh mio Dio... Robin! Ci siamo!»
«Dio... che ti hanno fatto...» sussurrò, sfiorando il viso di Steve.
Steve era gonfio, sanguinante, ma sorrise appena vide Charlotte. Aveva le pupille dilatate, lo sguardo confuso. Parlava come se fosse ubriaco.
Dustin li aiutò a liberarli. L'unico uomo in camice era già stato messo fuori gioco.
Robin iniziò a ridere, contagiando Steve.
«Pronti a correre?»
«Non ce la faranno. Non sono lucidi.»
«Devono. Se vogliamo uscire vivi.»
Charlotte sapeva che ora toccava a lei salvare davvero tutti. Li aiutò a reggersi in piedi. Con pazienza spiegò cosa fare durante il tragitto: restare fermi nella scatola metallica sul retro, in silenzio.
Steve e Robin ridevano, si toccavano, le facevano perdere la pazienza. E Dustin non era ancora arrivato.
Quando arrivò, Charlotte partì a tutta velocità. Diretta all'ascensore. Dove tutto era iniziato.
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died in your arms // Steve harrington
Fanfictioncose strane accadono in quel di Hawkins, Charlotte Handerson vive la sua vita tranquillamente quando la scomparsa del migliore amico del suo fratellino Dustin, le stravolge completamente la vita. Charlotte e il gruppo di amici di Dustin, iniziano u...
