Mi sveglio in un luogo familiare, così tanto che quasi non lo ricordavo più. Mi trovo in camera mia, oramai così spenta e vuota, munita esclusivamente di letto, mobili e qualche vecchia cosa posizionata sempre nello stesso modo da anni. E' buio. Mi siedo sul letto di scatto, guardandomi attorno, quando la testa comincia a girarmi, costringendomi a chiudere gli occhi e fare una smorfia.
-Ti passerà.-dice una voce non familiare quanto il resto.
Ashton.
Accendo la lampada accanto al letto, sopra il comodino alla mia sinistra.
-Che ora è?-
-Sono le 2 di notte. Come ti senti?-
-Stordita. Cosa mi è successo?-
-Mi hai chiamato perché ti eri persa e quando sono arrivato ho trovato un ragazzo praticamente sopra di te, ti stava sbottonando il giubbotto, e appena ha sentito il rumore della mia moto è scappato, lasciandoti cadere. Sei svenuta, e non sapevo dove portarti. Così ho rovistato nella tua borsa e ho trovato le chiavi di casa tua.- dice Ashton scandendo bene ogni parola.
Quei ricordi affiorano nella mia mente in modo confuso e disordinato, e un dolore più psicologico che fisico, sembra amplificarsi.
-E perché non mi hai portata a casa di Michael? Ora abito lì.-
-Detto sinceramente, credo che dovresti prenderti una pausa da lui.
Intimorita dal pensiero che lui potesse saper qualcosa dei miei sentimenti nei confronti su Michael, cerco di cambiare argomento.
-Come mi hai portata qui?-
-Non eri sicuramente nelle condizioni adatte per salire sul motore, perciò l'ho parcheggiato a King's Cross, e ti ho portata in braccio.-
-Mi dispiace..-dico piano.
Fa una faccia confusa. -Per cosa?-
-Beh, hai fatto almeno un'ora, se non di più, di cammino con me in braccio, non dev'essere stato piacevole.-rispondo in fretta senza dar peso alle mie parole.
Faccio per alzarmi ma la sua mano afferra il mio braccio prima che possa farlo.
-Dove vuoi andare?-
-A darmi una rinfrescata.- dico facendo pressione sulla sua stretta.
Cammino verso la porta.
-Ashton.-
-Dimmi.-
-Grazie.-
-Di nulla.- dice sorridendo. Ha davvero un bel sorriso, non l'avevo mai notato.
-Se vuoi puoi andare, ora sto bene.- dico ricambiando il sorriso.
-D'accordo.- risponde alzandosi. Si avvicina, prendendomi il mento e provocando il solito rossore sulle mie guance. Lo sento ridacchiare a pochissimi centimetri da me.
-Mi piace quando arrossisci.-
Nonostante la sua prepotenza e stronzaggine, non riesco a respingerlo. Forse è perché si è preso cura di me.
Rimango in silenzio, girando la testa di lato, quando le sue labbra si poggiano poco sopra l'angolo della mia bocca, staccandosi subito dopo.
Mi sfiora la spalla sorpassandomi, ed esce dalla stanza.
Forse dovrei tornare da Michael, non mi sembra giusto non averlo avvisato. Sua madre potrebbe essere in pensiero per nulla. D'altronde loro sono responsabili per me adesso, e per non so quanto tempo ancora.
Ma non posso andarci a piedi, è piuttosto lontano da qui. Ho un'idea, e mi precipito giù per le scale, per chiamare Ashton, e chiedergli di accompagnarmi.
Apro la porta principale e lo trovo seduto agli scalini.
-Sì, lo so. Ti accompagnerò da lui, l'ho già avvisato.-
Mi ha spiazzata questa sua affermazione. Come faceva a capire così bene i miei pensieri e le mie volontà? Davvero sapeva che provavo qualcosa per Michael?
Abbasso la testa, sussurrando un -Grazie.-
-Cos'è, la serata dei ringraziamenti?-
-Probabilmente.-
La camminata è silenziosa.
•••
CHIEDO UMILMENTE PERDONO
Allora, in questo periodo sono impegnatissima con la scuola. Mi scuso tantissimo per il capitolo praticamente inesistente e schifoso. Tra poco ci sono gli esami, e devo prepararmi al meglio. Tranquille, non vi abbandono. Tornerò dopo gli esami, lo prometto.
Nel frattempo, però, non vi lascio a mani vuote.
C'è fixit_ che sta scrivendo una nuova fanfiction, si chiama secrets between us, ed è su Louis Tomlinson. La conosco bene, e ho letto molte delle sue fanfiction (che non ha pubblicato su wattpad), e vi assicuro che sono tutte stupende. Datele un'occhiata, non ve ne pentirete.
Vi voglio davvero troppo bene,
A PRESTO!
-Erika
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INSOMNIA// m.g.c
FanfictionA volte avrei voluto tornare bimba, e ritrovare la felicità nelle piccole cose, come in quel castello di sabbia, come quei bambini, completamente consapevoli che il loro lavoro è inutile, perché il castello andrà distrutto dal vento, o dal mare, se...
