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Ero seduta sulle scalinate della fortezza, mi godevo l'aria fresca, impregnata con l'odore di montagna. Si era già fatta sera, ma non vi erano stelle nel cielo ne luna. Sopra di noi era nero come la pece.
Intorno a me c'erano solo giovani ragazzi, paura si leggeva nei loro sguardi, vagavano persi e si guardavano fra loro sconsolati. Uno in particolare mi scrutava, capelli lunghi e viso ovale, stava fissando la sua spada incerto.
"Dammi la tua spada." Il ragazzo mi guardò per un paio di secondi, si avvicinò e me la passò.
"Come ti chiami?" Chiesi mentre la esaminavo.
"Haleth, figlio di Hàma, signora."
Era il figlio della guardia che non ero riuscita a salvare quando i mannari lo avevano attaccato. Non pensavo avesse un figlio.
"Dicono che non sopravvivremo alla notte. Dicono che non c'è speranza." Mi disse il ragazzo con occhi spenti.
Lo guardai "Tu invece cosa pensi, Haleth, figlio di Hàma?"
"Penso che abbiano ragione."
Mi alzai e roteai la spada in aria provando la sua dinamicità, roteava fluidamente, generando un buon spostamento d'aria.
"E' un'ottima spada, Haleth." Gliela porsi, il ragazzo la afferrò più sicuro di sè.
Gli strinsi le spalle e lo guardai negli occhi "Con o senza speranza dipende tutto dalla forza di volontà di una persona, se manca quella ci si può definire senza speranza."
"Noi tutti combattiamo perché abbiamo forza di volontà. Noi tutti combattiamo per proteggere qualcosa. Tu per chi combatti Haleth?"
"Mia madre e mia sorella signora."
"Bene Haleth figlio di Hamà. Non puoi definirti senza speranza. Non puoi farlo. Per tua madre e tua sorella. Intesi?"
Il ragazzo annuì energicamente, mi sorrise.
"Sei un bravo ragazzo." Gli tirai qualche pacca sulla schiena e feci per andarmene.
"Lei invece per chi combatte, signora?"
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Cominciai a vestirmi per la battaglia, misi una cotta di maglia fatta di anelli di metallo, misi la mia tunica verde pino sopra, il mantello di Lothlòrien e infilai dei pantaloni pesanti ma comodi per combattere. Equipaggiai la mia cintura con i pugnali lanciabili, l'allacciai in modo che attraversasse il petto, posizione efficace per afferrarle e scagliarle contro il nemico, arrotolai le catene delle mie lame e le appesi alla cintura della spada.
Non avevo avuto il tempo di intagliarmi un'altro arco, anche perché non c'era della buona legna nei dintorni, perciò lasciai la mia faretra, insieme ai miei beni nella fortezza.
Arrivò presto anche Aragorn a vestirsi per la battaglia.