09 - The Nursery

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«Ingrid è la mia ex donna di servizio! La persona che mi ha cresciuta al posto di mia madre.» Spiegai una volta terminato di leggere la lettera. Ormai Harry aveva parcheggiato l'auto e si era girato verso di me, in attesa di una risposta. «Lei è l'unica persona che sapeva quello che stava succedendo all'inizio. Poi i miei genitori l'hanno licenziata - o lei si è licenziata, non l'ho ancora capito - ed è sparita. Ho provato a cercarla, ma non ho mai trovato nessuna traccia di lei e poi... e poi mi ha mandato questa! Sapevo che non mi avrebbe abbandonata del tutto!» Esclamai, sventolando la busta e il foglio davanti al viso del ragazzo, che sembrava sempre più perplesso.

«Non poteva contattarti lei?» Mi domandò lui.

«Nella lettera dice che non poteva e che non può ancora, ma vuole vedermi e mi ha dato un appuntamento per la settimana prossima in un posto dove nessuno mi riconoscerà mai.» Spiegai. «Non vedo l'ora di scoprire cosa diavolo è successo.» Aggiunsi, sorridendo. «Dove... dove siamo?» Domandai improvvisamente, guardandomi intorno.

Non avevo detto a Harry dove volevo andare - perché effettivamente non lo sapevo ancora - quindi dove mi aveva portata?

«A Chelsea.» Rispose lui. «C'è un negozio di mobili che credo ti piacerà.» Aggiunse, scendendo dall'auto. Lo seguii, incuriosita.

«Conosci un negozio di mobili a Chelsea?» Chiesi, rendendomi immediatamente conto di quanto suonasse maleducata quella domanda.

«Ci lavora mia sorella.» Rispose lui, scrollando le spalle.

«Hai una sorella?» Domandai ancora, sempre più stupita. Non sapevo proprio nulla su quel ragazzo misterioso. «Non l'ho mai vista a casa di Niall.» Aggiunsi.

«Non abita con noi.» Replicò lui. «È più grande di me e convive con il suo ragazzo. Lavora qui da un paio di anni e ogni tanto vado a trovarla. Penso che sia il posto perfetto per arredare il Circolo.» Mi spiegò, fermandosi e aprendo la porta di un negozio.

Lo seguii all'interno e cominciai a guardarmi intorno. Il mio sguardo si fermò immediatamente su un tappeto meraviglioso che sarebbe stato perfetto con il nuovo stile del nostro rifugio.

«Salve, posso aiutarvi?» Sentii una voce femminile. «Oh, Harry! Non mi avevi detto che saresti passato a trovarmi! Come stai?»

Mi voltai giusto in tempo per vedere una ragazza bionda abbracciare Harry. Lui le diede un bacio sulla guancia e poi le sorrise.

«Ehi, Gemma! Ho accompagnato qui una mia amica.» Rispose il ragazzo, facendomi un cenno per dirmi di avvicinarmi.

«Ciao, Gemma. Sono Freya, piacere di conoscerti.» Le dissi, porgendole la mano. La osservai e notai la somiglianza incredibile con il fratello. Avevano entrambi le fossette e avevano lo stesso naso e lo stesso sorriso. Cambiava solo il colore degli occhi: Harry li aveva di un verde più chiaro, mentre Gemma un po' più scuro. E ovviamente il colore dei capelli. Harry li aveva castani, mentre Gemma era bionda e aveva le punte rosa chiaro.

«Piacere mio! Stai cercando qualcosa in particolare, hai bisogno di aiuto oppure preferisci dare un'occhiata da sola?»

Squadrai la ragazza da capo a piedi e notai tutto di lei, dal taglio di capelli che le stava molto bene ai vestiti non firmati ma abbinati in modo così intelligente da sembrare un completo da migliaia di sterline. Aveva buon gusto, potevo provare a fidarmi di lei.

«Accetto volentieri il tuo aiuto. Ti faccio vedere il progetto e ti dico più o meno quello che mi serve, così mi dici se hai qualcosa che può fare al caso mio, okay?» Proposi.

«Volentieri. Vieni, sediamoci alla mia scrivania, così possiamo parlare con calma e comincio a farti vedere qualche catalogo.» Replicò lei, facendo un cenno verso la parte più a destra del negozio e mostrandomi la sua postazione.

***


«Soddisfatta?» Mi domandò Harry una volta usciti dal negozio. Non solo avevo comprato il tappeto di cui mi ero innamorata a prima vista quando ero entrata, ma ero riuscita a spendere una cifra esorbitante e avevo acquistato tutti i mobili che mancavano per completare il mio progetto.

Gemma era stata molto utile e mi aveva mostrato pezzi che, da soli, non avrei mai nemmeno degnato di uno sguardo, ma che insieme a tutto il resto erano perfetti. Era un genio e dovevo ammettere che Harry era stato molto intelligente a portarmi proprio in quel negozio.

«Molto.» Dissi, aprendo la portiera della Range Rover nera e arrampicandomi per sedermi sul sedile del passeggero. Poi mi bloccai completamente, sgranai gli occhi e mi voltai verso il ragazzo.

«Cosa c'è? Cos'è successo? Stai male? Dobbiamo andare all'ospedale? È presto per il parto!» Esclamò lui, agitandosi e cominciando a parlare velocemente.

«No.» Risposi, abbassando lo sguardo e arrossendo. «Non sto male e non dobbiamo andare all'ospedale.» Mormorai. Mi sentivo umiliata e in imbarazzo e, senza alcun tipo di preavviso, scoppiai a piangere.

Harry si agitò sul sedile, allungò un braccio per toccarmi, ma poi cambiò idea e lo ritrasse.

«Se posso fare qualcosa per te...» Disse.

«Ho rotto i pantaloni.» Sussurrai, coprendomi il viso con le mani. «Mi sono seduta e sono scoppiati. Non mi alzerò mai più di qui.» Aggiunsi.

Dovevo rassegnarmi all'idea di comprare vestiti nuovi di qualche taglia più grande, perché la mia pancia stava cominciando a crescere e non potevo più infilarmi nei miei soliti pantaloni strettissimi. Ma la notte prima avevo dormito a casa di Louis e quei pantaloni erano tutto ciò che avevo lasciato a casa sua qualche settimana prima, quindi era tutto quello che avevo per cambiarmi.

«Io... ehm...» Cominciò a dire Harry. Poi scoppiò a ridere e più cercava di trattenersi, più rideva con le lacrime agli occhi.

«Stai ridendo di me?» Domandai, offesa, tirando su con il naso.

«No, no. Scusa. Non...» Rispose, scoppiando di nuovo a ridere e cercando di nascondersi. «È che avevi una faccia terrorizzata come se la bambina stesse nascendo mesi prima e poi... e poi hai solo rotto i pantaloni!» Aggiunse.

«Non c'è niente di divertente!» Replicai, cercando di rimanere seria. Ma le risate di Harry erano contagiose, così mi ritrovai anch'io a ridere e a piangere insieme. «Ne avevo bisogno.» Dissi dopo un po', asciugandomi le lacrime e guardandomi allo specchio per rimuovere le tracce di mascara colato.

«Vuoi che ti accompagni a casa, così ti cambi?» Mi propose lui dopo qualche istante.

«Ti dispiace?» Dissi.

«No, figurati. Andiamo.» Replicò il ragazzo, mettendo in moto l'auto.

No Control || [One Direction]La tua prossima ossessione. Scoprilo ora