- Vorrei solo che potessi sentire quello che provo senza bisogno di parlare... - lo dissi piano, quasi a non voler disturbare quel silenzio che si era creato... - Vorrei solo che potessi leggere il mio sguardo e capire... - continuai con il terrore...
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Jungkook era stanco, avrebbe voluto spegnere tutto, avrebbe voluto sparire ancora una volta, avere più forza, più certezza ma si era trovato ancora una volta in un vicolo cieco, senza uscita. Sì chiese più volte dove fossero quegli occhi verdi e fu felice quando, lo stesso, aveva iniziato a parlare di nuovo con lui.
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Jungkook Pov
Tutto sembrava sistemarsi quando Jimin mi sorrideva, tutto sembrava più colorato, più vero e vivido quando lui mi girava intorno e questo avrebbe dovuto farmi capire molte cose. Avrebbe dovuto mettermi davanti alla realtà che stavo sbagliando tutto ma quella paura non smetteva di attanagliare il mio cervello, Jimin non mi dava nessuna sicurezza se non il fatto che gli piacessi. Era vero che mi avesse detto quelle parole ma le stesse non mi davano le sicurezze che, in quel momento, io cercavo come un disperato forse anche come uno scemo. Lo sapevo da me che gli piacessi, il suo corpo rispondeva a me in modi abbastanza chiari ma era solo sesso? Voleva altro? Era disposto a prendermi con tutte le mie insicurezze? Io non ero fatto per scopare e basta, non mi era mai piaciuto, io amavo avere qualcuno da coccolare, amavo avere qualcuno da amare e si, farci l'amore anche per ore e ore ma appunto, era amore, Jimin avrebbe potuto? Tante di quelle domande che non facevano che farmi venire mal di testa, che mi mettevano più confusione e Dae non mi aiutava, anzi, non faceva che farmi sentire insicuro e sbagliato anche, eppure quando Jimin mi porse quella domanda non ebbi il coraggio di rispondere e, ancora una volta, avevo lasciato andare la persona che mi faceva stare bene perfino con me stesso.
Perciò per me fu una novità quando Jimin aveva comunque deciso di parlarmi, di trattarmi come un amico o forse come un collega e basta ma mi bastava, mi faceva bene tranne vederlo uscire con altre persone e quella sera non fu meno doloroso soprattutto perché quel ragazzo lo conosceva ed era dannatamente bello. Non riuscii a serrare la mandibola, a stringere i pugni e a non fissarli fino a quando non furono più nella mia visuale: - Non capisco se ci sei diventato stupido o ci sei proprio nato Jungkook, le occasione non arrivano mai più di una volta. - Sveva non riusciva a tenere mai la bocca chiusa ma lo sguardo di Aadhya mi fece capire che lei sapesse qualcosa. Le salutai senza dire nulla tornando a casa mia, sapendo che ad aspettarmi c'era Dae ma non credevo che avrebbe avuto la forza per un'altra lite. - Dove sei stato? - posai la tracolla togliendomi anche le scarpe: - A lavoro.. - dove voleva che fossi? Ovunque andassi mi seguiva come una guardia del corpo: - Sei stato con lui vero? - Dio santo: - Sono stato a lavoro Dae, sono qui con te, sono rimasto con te cosa vuoi ancora? - stava riflettendo su come offendermi probabilmente ma non rimasi a sentirlo, andai in bagno perché avevo bisogno di una doccia ma nemmeno li potei stare in pace. - Torniamo a casa.. alla nostra vita.. hai la famiglia, gli amici, avevamo una casa Jungkook... - l'acqua scendeva sul mio corpo ma nemmeno lei riusciva a togliere di dosso quel peso che non faceva che schiacciarmi, amici diceva, gli stessi che mi avevano abbandonato come aveva fatto lui: - Non lo so Dae.. potresti lasciarmi respirare? - uscì dal bagno sbattendo la porta e lasciai che fosse l'acqua a respirare al posto mio.