~ What a Difference a Day Makes ~

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Avere presente quando vi sentite svuotati di tutto, quando un non nulla vi fa piangere e credete di non sapere il motivo? A Jimin capitò più volte quella sera ma lui sapeva benissimo il perché e questo gli faceva ancora più male. Forse Aadhya aveva ragione, forse aveva visto qualcosa che non c'era e Jimin si sentì di arrendersi, almeno in quel momento, per tutto il dolore che sentiva dentro.




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Jimin Pov

Fuori era era buio pesto e non smetteva di piovere e non era poi così diverso dentro di me, seduto sul pavimento davanti quelle grandi finestre, guardavo quella città grande e piena di vita, chiedendomi se lì fuori c'era qualcuno che provava esattamente quello che stavo provando io. La casa dello zio era vuota e silenziosa e andava bene cosi, non mi andava di vedere nessuno ne tanto meno di parlare, quelle poche parole scambiate con Jungkook mi avevano letteralmente svuotato di ogni cosa. Mi chiesi se si rendeva conto delle sue azioni, di ciò che portavano alle altre persone e, per un piccolo attimo, diedi ragione a quel coglione del suo ragazzo, durò poco perché era come se sapessi che Jungkook non fosse egoista, era come se sapessi che in lui c'era molto altro e ancora una volta le lacrime scesero silenziose senza che le fermassi in qualche modo. La mattina seguente andai a lavoro come sempre, feci il mio ed anche qualche lavoro di Jungkook seppur lui fosse ancora lì, certo per poco ed il mio umore oscillava tra la rabbia e rassegnazione, tra la gioia e la tristezza, neanche fossi una donna con il ciclo appena arrivato. - Come ti senti? - sapevo che tutti erano a conoscenza che Jungkook sarebbe andato via, lui e Sveva non erano scesi per la pausa pranzo o forse avevano deciso di passarla fuori, nella mente avevo ancora le parole di Jungkook: - Uno schifo.. se prima avevo avuta una possibilità, adesso.. - scossi la testa ma Aadhya non era del mio stesso parere, in verità non lo era mai. - Non smetterò di pensarlo che sei stupido alle volte, la possibilità ce l'hai ancora, digli la verità su quello che senti Jimin, se anche così andrà via almeno ti metti l'anima in pace sapendo che hai fatto il possibile. - guardavo quella ragazza particolare e bellissima, vedevo quanto credesse alle sue parole e non riuscii a darle torto, almeno così avrei smesso di pensare che tra me e lui ci sarebbe potuta essere qualcosa, forse sarei riuscito anche ad andare avanti.

Tornavo comunque a casa dello zio, cenavamo insieme e poi lui spariva in una delle sue mille stanze con il nuovo o nuova di turno, o meglio, della sera, una volta aveva perfino fatto venire due ragazzi dicendo che uno era mio; mi vennero i brividi. Passavo la maggior parte del tempo a lavorare, tornavo a casa solo per cambiare i vestiti e stranamente non li sentii litigare più, tanto che decisi di tornare a casa mia, per fortuna non li sentii nemmeno più scopare, chiedendomi se fossero ancora in quell'appartamento. Due giorni prima della partenza di Jungkook, Sveva aveva organizzato una serata per salutare il nostro collega: - Non puoi non esserci Jimin, solo per questa volta.. ti prego.. - sospirai e non riuscii a tirarmi indietro, era ovvio ci sarebbe stato Dae, era ovvio che per tutta la sera avrebbe messo in evidenza il fatto che Jungkook aveva scelto lui, era ovvio che avrei odiato ogni singolo istante di quella sera. Andai via per primo, lento camminai per quelle strade affollate, con il cappellino abbassato sugli occhi e la felpa a coprire lo stesso e parte del mio viso, probabilmente vedevo solo quello che volevo vedere ma per me Jungkook non era felice e fu quella sera che decisi di giocarmi il tutto e per tutto almeno la smettevo di sentirmi in quel modo. Il giorno seguente era l'ultimo per Jungkook, per tutto il tempo non riuscii a trovare il coraggio di avvicinarmi in qualche modo ma ci pensò il fato a farlo per me: - Jimin possiamo parlare un attimo di questo? - Jungkook era entrato nel mio piccolo ufficio, aveva posato un fascicolo sulla scrivania e si era avvicinato tanto da poter sentire il suo respiro sulla mia guancia. Mi disse come voleva che lo realizzassi e, per una buona mezz'ora parlammo come se tutto non mi stesse cadendo addosso almeno fino a quando non tornò nel suo ufficio, in quei momenti non riuscii a non guardare il suo profilo, la linea scolpita della sua mandibola e non riuscii a franarmi.

Fui io quello ad andare da lui, per l'ennesima volta: - Se non lo faccio adesso non avrò più tempo.. - si fermò per poi guardarmi, vedevo il suo petto alzarsi e abbassarsi in modo irregolare: - Lui non ti vede.. - iniziai ed i suoi occhi si sgranarono di poco ma rimase comunque in quella posizione, abbastanza vicino da poter vedere anche la più piccola perfetta imperfezione. - Probabilmente vede quel ragazzo che ha conosciuto tempo fa, quando magari avete vissuto una bellissima storia d'amore ma.. - lo vidi ingoiare a vuoto mentre, con flebile voce, chiamò il mio nome come a volermi fermare in qualche modo: - Ma io ti vedo Jungkook.. io ti vedo e amo ogni singola cosa che vedo.. - addrizzò la schiena mettendo un po' di distanza tra me e lui e andava bene così, se mi fossi fermato non l'avrei più detto. - Ti amo Jungkook.. probabilmente dal primo momento ma.. dovevi saperlo anche se è troppo tardi.. - era rimasto immobile senza dire nulla, gli occhi ludici, non ero nemmeno sicuro che respirasse ancora, sospirando, lento andai via dal suo ufficio, lento presi le mie cose come a volergli dare tempo ma lui non arrivò e, con altrettanta lentezza, mi portai fuori da quell'azienda. Anche a casa aspettai, anche a casa gli diedi il tempo di bussare alla mia porta e dirmi che non aspettava altro e che sarebbe rimasto ma non accadde e la notte passò come era passata la mattina, con me sveglio davanti le grandi finestre in attesa; la stessa che non venne ripagata. 

Potevo mettermi l'anima in pace, potevo andare avanti perché avevo compreso che la sua scelta era stata sempre e solo Dae, con ancora quella strana lentezza mi portai in bagno dove lavai il mio corpo, lo vestii e lo trascinai a lavoro. Continuavo a chiedermi come potesse fare male qualcosa che non era mai stata nostra, come poteva una persona quasi del tutto sconosciuta darti così tanto dolore? Non mi resi conto di essere rimasto seduto senza aprire nulla, senza iniziare il lavoro che, diversamente avrei già terminato, non mi resi conto che Aadhya era entrata per poi chiudere la porta alle spalle e chiudere me tra le sue braccia, non mi resi conto di stare piangendo nel più totale silenzio. - Non hai nulla da rimpiangere Jimin.. - sussurrò quella ragazza dal cuore enorme ed io rimasi in quella posizione per non so quanto tempo, abbastanza per sentire dolore ai muscoli e avere gli occhi gonfi, forse mi serviva sfogarmi per lasciarlo andare definitamente; forse volevo solo illudermi. Ero ancora rallentato quando iniziai il mio lavoro, quando non mi fermai nemmeno per mangiare, il sole piano piano scendeva fino a lasciare spazio all'alba, non sentii le parole di Aadhya, nemmeno quelle di Sveva, distrattamente dissi loro di andare o forse dissi solo un leggero e lento ciao. Come il giorno precedente, iniziai a preparare le mie cose, sistemai la scrivania quasi come un automa, ancora lento spensi le luci per poi uscire percorrendo quella strada ormai familiare: - Jimin.. - spostai lo sguardo verso quella voce ma quello sguardo non mi fece semplicemente rallentare, mi immobilizzò come se avessi volto lo sguardo verso Medusa.




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Stasi, temporaneo arresto di un'attività, di uno sviluppo; sosta, ristagno, questo fece Jimin nel momento in cui la persona che amava non disse o fece nulla. Sì era fermato senza accorgersene, era rimasto davanti a quel ragazzo dai capelli corvini mentre il mondo andava avanti, seppur avesse continuato anche lui, Jimin non se ne rese conto.


*scrivere questo pezzo con questa in loop...

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