- Vorrei solo che potessi sentire quello che provo senza bisogno di parlare... - lo dissi piano, quasi a non voler disturbare quel silenzio che si era creato... - Vorrei solo che potessi leggere il mio sguardo e capire... - continuai con il terrore...
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La vita sarà sempre imprevedibile, nessuno di noi può davvero dire cosa accadrà, il perché ne quando, possiamo solo affrontare quello che verrà. Affrontare i dolori, le sconfitte, le perdite, tutto quello che mina la nostra anima, forte per quanto possa essere e Jimin questo lo sapeva. Sapeva che prima o poi avrebbe affrontato il dolore, la sconfitta, la perdita, ogni cosa avrebbe segnato il suo cammino e, per qualche strana e assurda ragione, era pronto a tutto, perché quello significava proteggere l'unica luce che aveva illuminato il suo cammino senza che l'avesse cercato o voluto in qualche modo.
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Jimin Pov
Non ero uno che non prestava attenzione, anzi, guardavo tutto quello che mi circondava tanto da accorgermi di piccoli dettagli che a molti sfuggivano, come un profumo diverso, un modo di esprimersi diverso e quell'uomo, lo stesso che aveva atteso davanti la porta dell'ascensore, non era un uomo di mio zio ne tanto meno lo stesso che mi aveva accompagnato per tutti quei giorni; quando cercai di far chiudere le porte di quell'abitacolo, non fui veloce quanto lui, prese il mio polso tirandomi tanto da farmi male. - Se segue tutto ciò che le viene detto non le farò del male. - lo guardai e sorrisi, gli diedi una gomitata proprio al centro del petto, li dove sapevo che avrei fatto male, mi lasciò gemendo di dolore ma non ero preparato ad altre persone e quel pugno dritto sul viso fu come un fulmine al ciel sereno: - Ti avevo avvertito. - disse ghignando e giù un altro che spense tutto. L'unica cosa che vidi in quel sonno imposto fu il sorriso di Jungkook, le sue mani che accarezzavano il mio corpo, il modo in cui chiamava il mio nome, l'amore che mi aveva dimostrato dal rientro dall'ospedale, l'avrei più rivisto? Avrei più sentito le sue mani addosso, il suo corpo contro il mio, il suo respiro che passeggiava sulla mia schiena prima di possedermi, quella mano grande attorno al mio collo come piaceva a me, avrei più potuto amare Jungkook come avevo desiderato per mesi? Non lo sapevo, perché non sapevo dove fossi diretto ne cose mi aspettava ma quando un dolore al viso, si fece presente cancellando ogni cosa, i miei occhi si aprirono di scatto vedendo solo Dae di fronte a me che sorrideva come il bastardo che era.
- Mi sono sempre chiesto cosa ci vedesse in te tanto da allontanarlo da me.. - disse, girandomi attorno, ero seduto su una sedia con le mani legate dietro la schiena, sembrava un film di quelli da quattro soldi ma quello che avevo davanti era un bastardo reale, che aveva fatto del male alla persona che diceva di amare: - Ancora adesso me lo chiedo in verità.. perché.. più ti guardo più non vedo niente di speciale in te.. - mi sentii tirare i capelli fino a farmi portare la testa indietro e un leggero gemito di dolore uscì dalle mie labbra. - Aspetta aspetta.. - di nuovo tirò i capelli e ghignò: - Ecco cos'è.. i tuoi gemiti.. - lo fece nuovamente ma non gli diedi ciò che sperava. - Anche con te grida e chiede di fermarti anche se sappiamo che non lo vuole davvero? - disse ancora con quel ghigno che avrei voluto spaccare con le mie stesse mani: - Anche con te supplica di smetterla ma poi fa quelle facce da maiale che ti viene voglia di distruggerlo? - continuava e non lo stavo sopportando più. - Sai come si fa distruggere la sicurezza di un uomo Jiminie? - il ricordo della voce di mio padre mi fece male in qualche modo: - Anio appa.. - avevo da poco iniziato il junghakkyo*, piccolo com'ero e un po' diverso di fisionomia, venivo preso di mira spesso: - Colpirlo nei suoi punti deboli. - aveva detto, all'epoca non comprendevo cosa davvero volesse dire: - Non è peggio appa? - chiesi nella mia piccola ingenuità e lui sorrise, mi mancava terribilmente. - Vero, all'inizio sarà cattivo ma è questo il punto, distrarlo da ciò che farai da li a poco, devi far si che la sua attenzione sia focalizzata su una cosa ben precisa, ti aiuterà dopo a metterlo a terra. - era convinto mio padre ed io mi fidavo ciecamente e così feci, colpii Dae dove più gli faceva male: - No faccia da cazzo, a me ne chiede ancora.. di non fermarmi.. - dissi con lo stesso sorriso che si era dipinto sulla sua faccia, sapevo cosa sarebbe accaduto ma, come diceva mio padre, lo avrebbe distratto mentre cercavo di liberarmi da quella corda chiusa da dei ragazzini.