~ The end.. or just the beginning.. ~

27 4 4
                                        

‧͙⁺˚*・༓☾   ☽༓・*˚⁺‧ ͙

Oops! This image does not follow our content guidelines. To continue publishing, please remove it or upload a different image.


‧͙⁺˚*・༓☾  ☽༓・*˚⁺‧ ͙

Un essere umano che ama un altro: questo è forse il più difficile tra tutti i compiti, quello definitivo, l'ultimo esame e prova, il lavoro per il quale tutto gli altri lavori altro non sono che propedeutici. Questo lo sosteneva Rainer Maria Rilke e aveva ragione, amare qualcun altro non sarà mai facile, è un impegno costante ma se quell'amore è reale, vero e sincero, allora metà del lavoro è fatto e verrà facile il dopo. Jimin e Jungkook lo sapevano ma questo non li avrebbe fermati, non dopo quello che avevano vissuto per trovarsi esattamente dove erano adesso.


˚ ༘✶ ⋆。˚

Storyteller

La primavera era iniziata e i fiori di ciliegio avevano invaso le strade di Tokyo, l'hanami era appena iniziata e si poteva sentire l'aria di festa, la voglia di spensieratezza e di godersi quegli alberi meravigliosi, magari con un picnic e quelle innumerevoli feste che si organizzavano proprio per l'evento. Due ragazzi sorridenti camminavano mano nella mano, passando sopra quei piccoli petali delicati, ascoltando le conversazioni dei passanti o le risate poco più in là di gente che si stava godendo il relax di quelle giornate di primavera. Erano passati due anni da quel brutto momento, due anni in cui le vite di Jimin e Jungkook erano cambiate in meglio, entrambi avevano preso la decisione di vivere insieme e con l'aiuto di zio Jason, avevano unito i due piccoli appartamenti per formarne uno. La loro casa, il loro nido, quel rifugio dove poter essere se stessi, perfino in azienda le cose erano cambiate, tutti e quattro i ragazzi erano stati assunti, Jimin rifiutò la carica di vicepresidente, almeno per il momento, volevo essere esattamente come tutti gli altri anche se era conscio che, quel grande impero sarebbe stato suo prima o poi. Perché lo zio non aveva nessuno se non il suo nipotino Jimin, come amava chiamarlo ogni tanto per fargli i dispetti e aveva dato ogni cosa a lui, nel caso in cui gli fosse successo qualcosa. Il padre di Jungkook si trasferì definitivamente a Seattle, voleva stare vicino al figlio e non era comunque più in grado di affrontare viaggi così lunghi, la madre di Jimin invece era tornata a New York, aveva la sua vita e sapeva benissimo che Jimin non avrebbe accettato che lei lasciasse tutto per lui. Tutto era andato come nessuno si aspettava, in meglio, seppur le cose che avevano affrontato erano state pesanti, dolorose, terrificanti anche ma tutto era passato, tutto si era aggiustato portando con sé una ventata di gioia e freschezza, di amore e felicità. Ma mancava ancora qualcosa, almeno per Jimin era così, mancava il tocco finale che avrebbe chiuso tutto e aveva passato giorni se non settimane ad organizzare tutto, proprio per questo si trovavano a Tokyo. Seduti su una stuoia, dopo aver tolto le scarpe, al parco Yoyogi, proprio sotto un Sakura pieno zeppo di fiori rosa, Jungkook leggeva un libro mentre teneva la mano di Jimin, lo stesso che, posto alla sua schiena, gli faceva da cuscino. Accarezzava i capelli dell'amato quando, dal nulla: - Amore, riesci a prendermi lo zaino? - ci riusciva benissimo da solo ma Jungkook non se lo fece ripetere due volte e con gentilezza glielo passò: - Mm.. riesce a prendere il telefono? È nel taschino davanti.. - per un attimo il viso di Jungkook si girò verso il suo amore, lo stesso che gli sorrise facendo quei dolci dolci sapendo che avrebbe vinto contro di lui. - Sei incorreggibile.. - sussurrò Jungkook sentendolo ghignare divertito ma non trovò quello che stava cercando, dentro quel taschino c'era una piccola scatola di velluto, quando la estrasse era di colore verde, il suo preferito, perché gli ricordava gli occhi del suo angelo: - Jimin.. - sussurrò sentendo chiaramente il cuore del suo amato, battere forte contro la sua schiena. Jimin attese che Jungkook si voltasse anche di poco, era così terrorizzato che gli tremavano perfino le mani: - Abbiamo tutto adesso, una casa nostra, l'amore che ci lega, perfino il lavoro che abbiamo sempre voluto.. - Jungkook guardava proprio sugli occhi verdi che, con la primavera sembravano esserlo ancora di più. Jimin prese quella piccola scatolina aprendola con delicatezza, gli occhi di Jungkook si posarono su due piccole fedi di oro rosa, intrecciate con un filo rosso che sembrava donare luce a quei piccoli anelli, uno almeno è sapeva benissimo di chi fosse: - Non mai chiesto niente alla vita e nonostante tutto mi ha portato a te.. ho trovato il mio posto nel mondo e quello sei tu Jungkook.. - vedeva il ludico delle iridi di Jimin, sentiva che anche i suoi avrebbero cominciato a trattenere quei fiumi trasparenti ma non disse nulla, attese quello che già aveva immaginato toccando quel piccolo scrigno verde di velluto. - Ti va se passiamo tutta la vita insieme come marito e marito? - bella mente di Jungkook passarono mille e mille parole ma una sola riuscii ad uscire dalle sue labbra, l'unica che contava si disse: - Mi va.. per sempre.. - aveva detto sì nel modo in cui conosceva, aveva detto sì all'unico a cui l'avrebbe detto sempre e non riuscirono a baciarsi seppur attorno a loro ci fossero tante persone che sembrarono non accorgersi di loro. Non c'era nient'altro che avrebbero chiesto, solo quello, passare l'intera loro esistenza tenendosi mano nella mano e lo fecero anche davanti all'officiante dei matrimoni civili, almeno negli stati consentiti Jimin e Jungkook sarebbero stati sposati ufficialmente ma perfino quello per loro non sarebbe mai stato un ostacolo alla loro felicità. Gli invitati furono pochi, i giusti diceva Jungkook, la loro vera famiglia, avevano scelto New York per la cerimonia, dove era nato Jimin seppur ci avesse vissuto per poco, prima di andare in luna di miele, i due passarono alla tomba del padre di Jimin per le presentazioni e per un saluto, fecero lo stesso con la madre di Jungkook, erano le tappe più importanti di quel lungo viaggio che avrebbero intrapreso.


‧⁺˚*・༓☾  ☽༓・*˚⁺‧͙

"Amore è che l'amore esiste.
Non dimentichiamo mai le persone che abbiamo amato,
perché rimangono sempre con noi;
qualcosa le lega a noi in modo indissolubile,
anche se non ci sono più.

Ho imparato che ci sono amori impossibili, amori incompiuti,
amori che potevano essere e non sono stati.
Ho imparato che è meglio una scia bruciante, anche se lascia una cicatrice:
meglio l'incendio che un cuore d'inverno.

Ho imparato, e in questo ha ragione mia madre,
che è possibile amare due persone contemporaneamente.
A volte succede: ed è inutile resistere, negare, o combattere.
Ho imparato che l'amore non è solo sesso: è molto, molto di più.
Ho imparato che l'amore non sa né leggere né scrivere.

Che nei sentimenti siamo guidati da leggi misteriose,
forse il destino o forse un miraggio,
comunque qualcosa di imperscrutabile e inspiegabile.
Perché, in fondo, non esiste mai un motivo per cui ti innamori. Succede e basta.
È un entrare nel mistero: bisogna superare il confine, varcare la soglia.
E cercare di rimanerci, in questo mistero, il più a lungo possibile".




The End 






Grazie a tutti per aver dato attenzione a questo piccolo magic shop.. xoxo Lyra.. 

IkigaiWhere stories live. Discover now