- Vorrei solo che potessi sentire quello che provo senza bisogno di parlare... - lo dissi piano, quasi a non voler disturbare quel silenzio che si era creato... - Vorrei solo che potessi leggere il mio sguardo e capire... - continuai con il terrore...
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In quei giorni di silenzio Jimin aveva capito di essersi innamorato di Jungkook come fa un albero di Sakura quando sboccia. Odiava dovergli stare lontano ma Jungkook aveva fatto la sua scelta seppur sapesse quanto sbagliata fosse, perché Jimin vedeva più chiaramente di quanto non lo facesse quel ragazzo dai capelli corvini.
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Jimin Pov
Jungkook aveva un ragazzo, ecco perché aveva detto non posso eppure da quello che avevo sentito, lui l'aveva lasciato solo ma non seppi il perché, sinceramente non mi interessava perché quel Dae non mi piaceva e faceva male a Jungkook scoprendo di non sopportarlo. Passavano la maggior parte del tempo a litigare, quando non accadeva o Jungkook era in azienda o stavano scopando, anche quello non sopportavo tanto da stare la maggior parte del tempo dallo zio; ancora nessuno sapeva della parentela e a me stava bene così. Vedevo altre persone ma con nessuno ero più arrivato fino in fondo, qualcosa mi bloccava, sapevo cosa fosse e lo odiavo perché mi stavo precludendo molte cose sapendo che non avrei avuto niente da Jungkook. - È più stanco del solito vero? - nemmeno Aadhya mi aiutava a pensare ad altro e sospirai pesantemente: - Dovresti essere sincero con lui, ora che può ancora scegliere.. io lo farei.. - non aveva già fatto la sua scelta? Non era tornato da lui lasciandomi per la seconda volta in bilico? Non le dissi nulla e lasciai che quelle giornate passassero così, tra il lavoro e il tornare a casa dello zio, lo stesso che cercava sempre di tirarmi su di morale ma non c'era niente da tirare su, dopo Chan avevo smesso di credere nell'amore, di pensare che l'anima gemella esistesse davvero. Dopo Chan mi ero detto che da solo potevo anche sopravvivere, che nessuno mi avrebbe amato o conosciuto meglio di me stesso e così, avevo messo me davanti a tutto e tutti e stavo bene, avevo trovato la serenità, un equilibrio, ero un semplice ragazzo che si godeva la vita e poi era arrivato lui.
Lui con il suo sguardo, con il suo profumo, con l'odore della sua pelle, con le sue mani grandi e sempre calde; lui che aveva quel sorriso diverso da chiunque e che mi faceva battere il cuore come nessun altro e tutti quei muri caddero. Mi resi conto, molto lentamente, di essermi innamorato di Jungkook, mi resi conto di non essermene reso conto fino a quando quello stronzo non era apparso; sapevo che la mia non fosse solo attrazione fisica, molti ragazzi c'erano stati prima di lui. No, Jungkook mi attirava a sé come un ape cerca disperata il suo fiore, come Pimpi cerca disperato il suo Winnie o Topolino con Topolina; indispensabile, inevitabile. Perciò faceva male ogni cosa, faceva male saperlo con lui, faceva male quanto si fosse annullato ma non potevo fare molto, almeno fino a quella sera, fino al momento in cui mi dissi che non volevo lasciarlo solo, che avevo necessità della sua presenza ma ancora una volta il destino aveva giocato un'altra delle sue cazzo di mosse. - Jungkook ti prego scusami.. sono un idiota ma.. ti amo e voglio solo tornare quelli che eravamo.. - mi fermai dal fare ogni cosa, mi fermai a guardare Jungkook e vederlo combattuto, tolsi la mano da dentro i suoi pantaloni e mi scostai di poco: - Dae.. per favore.. lasciami un minuto ok? Va.. va fuori.. - sentivo come il cuore di Jungkook battesse e non era stato perché c'era quell'altro. Non smisi di guardare i suoi occhi mentre lento si rivestiva e cercava di trovare scuse per il fatto che mi stesse lasciando di nuovo: - Basta cosi Jungkook.. ho capito.. dimmi solo una cosa.. - aveva gli occhi lucidi e quello mi confondeva. Lui mi confondeva perché sentivo che mi volesse ma scappava e non riuscivo a trovare una spiegazione: - Lo ami? - forse, se mi avesse detto di sì, mi sarei messo l'anima in pace. Forse se mi fossi convinto, allora avrei smesso di cercarlo, avrei smesso di confonderlo o ferirlo in qualche modo ma lui non rispose ed io non resistii più: - Me ne vado! - uscii da quel bagno per poi andare via; da lui, dalle ragazze forse anche da quel Jimin che avevo lasciato in quel bagno perché troppo debole.
Quel silenzio per me, era stata una conferma alle sue scelte ed io non ne facevo parte ma quello non fece che ferirmi di più, non andai a casa, non andai nemmeno da mio zio, girai per quella città fino all'alba, ignorando le chiamate di Aadhya o Sveva, perfino mio zio mi chiamò quando ormai erano le sei del mattino ma nemmeno a lui risposi e con ancora i vestiti della sera prima, andai comunque a lavoro. Presi la colazione per tutti, mi stampai in faccia un sorriso finto, ne ero capace, avevo fatto così tanta pratica che ormai mi veniva facile: - Jiminie.. - sorrisi a quella ragazza dalla pelle bellissima, le diedi la sua colazione per poi distribuirla a tutti, perfino a Jungkook. Era inutile ignorarlo, era inutile farmi del male visto i risvolti e mi disse che almeno in parte avrei potuto averlo nella mia vita: - Buongiorno a tutti. - e così iniziò un'altra giornata, un'altra settimana, altre ore interminabili dove la mia maschera si era incollata al viso divenendo la mia normalità; perfino Jungkook se la bevve ed era meglio così, sarebbe andato avanti con la sua vita senza più alcuna interferenza da parte mia. Ma non potevo nascondere a me stesso che sentire le storie di Jungkook e Dae mi facesse bene, o sapere che ogni secondo in cui il suo telefono squillava, era quest'ultimo, faceva male ed io non avevo alcuna arma per fronteggiarlo. - Jimin? - l'orario di lavoro era appena terminato, tutti e quattro eravamo appena usciti dall'azienda quando, quella voce mi fece voltare verso la stessa e lui era lì, bello come era sempre stato, con quei capelli di poco più lunghi ma che gli stavano divinamente: - Hyung.. che ci fai qui? - era calato il silenzio dietro di me ma cercai di non badarci e con un saluto distratto, raggiunsi Yoongi per poi allontanarmi con lui.
Yoongi era una vecchia fiamma della mia città, una svista quando tutto mi era crollato addosso dopo Chan, mi piaceva la sua compagnia perché era calmo, era intelligente e potevi parlargli di tutto e fui felice che, proprio in quel momento, fosse apparso come una specie di scialuppa di salvataggio: - Sono felice che ci sei riuscito.. immagino la felicità di tua madre. - feci una smorfia e lui rise, anche quando rideva era bello ma niente in confronto a Jungkook e scossi la testa. - Lei è la meno felice di tutti, non avrebbe voluto che avessi a che fare con la sua famiglia. - Yoongi sapeva anche questo, sapeva cosa ci fosse dietro al mio nome e non fece più domande, mangiammo in un locale che conosceva da tempo, una volta davanti al mio palazzo, Yoongi mi guardava in quel modo particolare che io conoscevo abbastanza bene: - Vuoi salire? - sinceramente non mi andava ma non riuscii a non chiederglielo, avevo bisogno che qualcuno mi toccasse, avevo bisogno che qualcuno mi facesse sentire importante in qualche modo e lo hyung era bravo in questo. Non guardai la porta di Jungkook, si sentivano i soliti battibecchi ma Yoongi non mi diede il tempo ne il mondo di lasciarmi distrarre perché, una volta in casa, la mia schiena fu sbattuta contro la porta e le sue labbra si era avventate sulle mie, gemetti per quanti ricordi mi aveva provocato in poco tempo ma mi resi conto che non mi dava nemmeno la metà di quello che mi faceva sentire Jungkook: - Dio, Jimin.. sai ancora di buono.. - gli intimai di non parlare perché se l'avesse fatto non sarei riuscito ad arrivare fino in fondo e lui lo fece. In silenzio le sue mani mi spogliarono toccando punti erogeni che mi facevano gemere, feci lo stesso con il suo scoprendo avesse fatto un nuovo tatuaggio, mi trascinò sul divano che già non avevamo niente addosso ma le voci di Jungkook e di quello stronzo erano alte ed io non lo sopportavo: - Aspetta.. - feci partire la mia playlist ma non ebbi il tempo di capire che Yoongi mi entrò dentro facendomi boccheggiare, avevo dimenticato quanto impaziente fosse. Si mosse con forza in me, mordeva il collo, la linea della mandibola, graffiava la mia pelle mentre colpiva con enfasi e gemetti impudico perché sentivo di averne bisogno, di essere scombussolato dentro e fuori e perché no, di dimenticare, almeno per qualche istante, quello che il mio fottuto cuore stava continuando a gridare. Ma finì tutto ed io non raggiunsi l'orgasmo, Yoongi si addormentò sul divano mentre io andai in bagno per farmi una doccia, l'impianto acustico di quella casa arrivava anche in bagno e la mia playlist era del mio stesso umore, la voce soave di *MILCK chiedeva in pena di dargli ancora tempo mentre decantava che il dolore era crescita e che, chiunque fosse stata la persona a cui si riferisse, era la stessa che nutriva la sua anima; Jungkook era il mio nutrimento mia ma io non ero per lui lo stesso.
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In quel piccolo spazio ristretto, Jimin si sedette sul piatto della doccia, prese in se le ginocchia per poi chiudere il viso tra le stesse, lasciando che l'acqua togliesse via quella pesantezza, quella patina che l'aveva coperto totalmente e che non aveva intenzione di andare via. Non sarebbe stato facile per lui passare avanti, sapeva che ci sarebbe riuscito un giorno ma in quei momenti, l'unico desiderio era sentire la voce calda di Jungkook e le sue mani addosso proprio come una coperta.