~ Fear of the Unknown ~

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Si dice sempre che il sereno viene prima della tempesta, che c'è nella vita un momento in cui tutto sembra calmo, tutto sembra andare come avrebbe dovuto, proprio come pensava Jimin di quei giorni. Tutto sembrava essersi allineato eppure, quel ma, quel però, quella sensazione strana allo stomaco non cessava.

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Jimin Pov

Come d'accordo, insieme alla dottoressa e allo zio Jason, io sarei tornato a lavoro mentre Jungkook poteva continuare il suo a casa; certo lui non era per niente d'accordo ma era per la sua salute e, disse si, solo perché glielo chiesi supplichevole. Mi piaceva quella costanza, mio Jungkook mi attendeva a casa ed io non vedevo l'ora di tornare da lui, passavamo metà del tempo al telefono o in videochiamata perché ci aiutavamo con la stesura dei progetti, tutto andava per il meglio ma non mi sentivo per niente tranquillo. - È a casa per questo motivo, per riprendersi. - Aadhya mi sorrideva all'ora di pranzo ma non era questo che mi faceva avere quella sensazione allo stomaco: - Mi sembra che debba accadere qualcosa.. - quella ragazza piegò la testa guardandomi con attenzione, come a carpire qualcosa senza che io parlassi e ci riuscì ancor prima di me. - Pensi che il suo ex non abbia ancora finito con lui? - guardai i suoi occhi, mi fissò per un istante e, nonostante nessuno sapesse nulla, ci aveva preso: - Una persona come lui, con quello che ha fatto.. mi sembra tutto troppo facile capisci? - sospiro mordendo un gambo di sedano, vedevo che la sua mente stesse elaborando ma anche quella giornata finì ed io tornai dal mio amore. Si era addormentato nel divano, aveva una copertina sulle gambe e il libro penzoloni, quegli occhiali sul nasino perfetto e la luce del tramonto ad illuminare parte del suo viso, si poteva essere così belli? Piano presi il libro, tolsi gli occhiali e coprii anche il busto, accesi i riscaldamenti e andai a togliere i vestiti di quella giornata: - Amore.. - mi voltai verso la porta, aveva gli occhi semichiusi e le labbra sporgenti, sorrisi avvicinandomi per poi baciare le stesse ma lui si scostò portando una mano sulle sue labbra. - Mi sono appena svegliato.. - risi quando capii quale fosse il problema: - Dormiamo nello stesso letto e la mattina mi dai il buongiorno non appena apri gli occhi.. fai sul serio? - sgranò gli occhi e corse in bagno ma non riuscii a smettere di ridere, delle volte sembrava un totale svampito.

Lasciai che si rigenerasse mentre iniziavo a preparare la cena, quando lo sentii arrivare mi voltai prima che le sue braccia avvolgessero i miei fianchi: - Mi sei mancato oggi.. - sussurrò dandomi quel bacio che non mi aveva sottratto: - Solo oggi? - sussurrai e lo vidi arricciare il naso, rubò una carota e si andò a sedere sullo sgabellino di fronte a me. - Amore devo dirti una cosa.. - era da un po' che ci pensavo a dire il vero, perché volevo che la nostra storia non avesse segreti, perché volevo essere sincero con lui sempre, perché era questo il tipo di rapporto che volevo, sincerità da entrambe le parti. Ci eravamo appena seduti per consumare la cena, mi guardava in attesa, con quel solito sorriso caldo che dedicava solo a me: - Jason.. il signor Moore, è mio zio. - corrugò per un attimo la fronte ma poi lo vidi chiaramente quanto si fosse rilassato davanti a quella notizia, fui io a corrucciarmi: - Ho.. ho creduto che tra di voi.. be sai.. - per un attimo non capii ma quando la mia mente mi diede immagini poco caste di me e mio zio, mi venne i brividi se non i conati di vomito. - Dio no! - quasi urlai scuotendo la testa ma quel ragazzo di fronte a me rise divertito e, prima che la domanda più che lecita arrivasse, fui io a rispondergli: - Non mi conosceva, la famiglia di mamma non ha più voluto saperne niente di lei quando decise di sposare mio padre. Difatti non conosco nessuno dalla parte di mamma se non lui, volevo che lo sapessi perché non voglio segreti tra di noi. - in verità era l'unico a saperlo. Né io né zio Jason volevamo che si pensasse che io ero lì dentro per raccomandazione né lui voleva dare alcun tipo di spiegazione: - Sono felice che tu me l'abbia detto.. - sì alzò fino ad arrivare vicino a me, mi prese di forza e sedendosi, mi fece accomodare sulle sue gambe, sorrisi nuovamente voltando di poco lo sguardo.

- Ti amo Jiminie.. - disse ad un tratto: - Non te lo dico abbastanza.. - continuò, presi il suo viso tra le mani e lento baciai quelle bellissime labbra, inutile dire che la cena non la finimmo e che i piatti rimasero sul tavolo fino all'indomani. - C'è un pacco per lei signor Park. - quando arrivai a lavoro la ragazza alla reception mi sorrise come sempre, forse un po' troppo ma non ci facevo più caso, presi quel piccolo pacco anonimo e andai nel mio ufficio: - Jimin, c'è un nuovo possibile cliente ma ha chiesto di avere gli architetti del palazzo Taejong. - nemmeno mi ero tolto il giaccone che zio aveva già un nuovo lavoro per me e Jungkook. Guardò il pacchetto e lo vidi corrugare la fronte: - Non lo so, non c'è scritto il mittente. - ma lo zio aveva più esperienza di me, nei complotti, nelle gelosie o nei pacchi minacce e quello era di certo un messaggio rivolto a me; al suo interno, dopo aver chiamato un suo amico fidato prima di aprirlo, c'era un topo morto, gli avevano tagliato la testa con un taglio netto, spedendo entrambe le parti con sopra il mio nome. Nient'altro, né un messaggio, né un biglietto, niente di niente: - Sa se qualcuno ce l'abbia con lei per via del lavoro o per caso nemici dove abitava prima di trasferirsi qui? - nemici? Chi ero un malavitoso della mafia coreana? - No. Ho passato la mia vita a studiare per questo lavoro e poi sono arrivato a Seattle, le uniche persone che conoscono sono le stesse che lavorano qui. - e quella frase bastò al detective per mettere sulla lista ogni dipendente della Masoon Industries, andò via dopo una serie infinita di domande a cui non seppi dare risposta a molte: - Credi sia lui? - quando tutti furono andati via, zio Jason mi diede un passaggio a casa. Guardavo fuori dal finestrino, il pacchetto era stato portato via dai poliziotti: - Potrebbe.. non lo so, non lo conosco abbastanza da poter ipotizzare niente e non voglio mettere in allarme Jungkook, magari era solo uno scherzo. - ma entrambi sapevamo che, quella mia frase, era solo un modo per non convincermi del contrario.

Lento mi portai fino a casa, posai tutto all'ingresso e quando tolsi le scarpe andai incontro all'unico che volevo vedere, lo abbracciai nascondendo il viso tra il collo e la spalla: - Ehi.. - per un attimo rimase immobile, poi le sue braccia mi strinsero a sé sentendo il suo viso affondare tra i capelli. - C'è qualcosa che non va amore mio? - potevo essere sincero anche in quello? Mi disse che dovevo perché se davvero fosse stato il suo ex, allora anche lui era in pericolo, anche lui poteva subire qualcosa da Dae, sospirai, alzai di poco il viso verso il suo: - Oggi è arrivato un pacchetto destinato a me.. c'era un topo sgozzato ed il mio nome sopra.. - gli raccontai della polizia, delle domande, gli raccontai di quella strana sensazione che avevo allo stomaco e, più andavo avanti, più lo sguardo del mio amore si faceva impaurito, arrabbiato. - Cosa cazzo vuole da te? Perché non ci lascia in pace e perché adesso? - mi ero fatto anch'io le stesse domande, lo sentii stringermi di più fino a quasi non toccare il pavimento e sorrisi di poco: - Stai bene tu? Sei ferito o.. non so.. stai bene? - fisicamente non avevo nulla, mentalmente avevo una guerra che non riuscivo a combattere e mi parve di essere tornato indietro con l'unica certezza che il mio amore era li con me. Mangiammo comunque per la cena, il mio Jungkook aveva preparato il mio piatto preferito e, seppur fosse la prima volta, era decisamente buono ma il campanello tuonò ed andai a pararmi davanti Jungkook; Dae sapeva dove abitassimo e se fosse stato lui? Come avrei protetto il mio amore se avesse avuto una qualche arma? - Jiminie sono io.. - alla porta e con lieve preoccupazione, mio zio mi fece sentire la sua voce e dopo un sospiro, andai ad aprire: - Sorry, avrei dovuto avvertire che stavo arrivando. - lo feci accomodare guardando fuori dalla porta, tutto sembrava tranquillo ed io la chiusi, a chiave, alle mie spalle. - Ci sono novità? - zio Jason guardò Jungkook e poi me, capii subito quale fosse la sua domanda e feci si con la testa: - Niente dalla polizia per adesso, il mio amico dice che ci stanno lavorando perché è una priorità ma non sono qui per questo. - corrugai la fronte mentre Jungkook mi prendeva la mano per intrecciarla alla sua. - Vorrei che veniste da me, è più sicura e posso proteggervi, nessuno può accedervi se non con dei codici che cambiano ogni due ore.. adesso.. - guardò entrambi per poi rivolgersi nuovamente a me: - Non potrei guardare in faccia mia sorella se succedesse qualcosa a suo figlio ed io non ho fatto nulla per proteggere mio nipote.. - sospirai mentre Jungkook parve sorridere di poco, non era una scelta solo mia e chiesi a mio zio di darci qualche minuto per pensarci; lo fece dicendoci che fuori c'erano due guardie armate e pronte a tutto.





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Non è facile affrontare qualcosa che non riusciamo a prevedere, non è facile essere forti davanti all'ignoto e questo Jimin lo sapeva bene, per lui c'era una sola ed indistinta verità, la presenza di Jungkook che doveva essere protetta a qualsiasi costo, perfino più della sua stessa vita. Aveva rischiato di perderlo già una volta, non avrebbe permesso che accadesse di nuovo, lui sapeva proteggersi, era bravo in questo e lo sapeva, tanto da aver già preso una decisione nella sua mentre, gli serviva solo metterla in pratica se mai fosse servita.

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