~ Drown On Dry Land ~

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Sì dice spesso che il destino lo creiamo noi, che siamo noi i padroni del nostro, che sono le nostre scelte a fare in modo che tutto vada come deve andare ma Jimin, quella notte, non aveva scelto nulla. Jimin, quella notte, non aveva scritto che il suo destino andasse in quel modo benché meno quello di Jungkook.



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Jimin Pov

I piedi si muovevano da soli, la mano dello zio teneva salda la mia perché ero rimasto di ghiaccio senza ancora capire bene cosa fosse davvero accaduto, ospedale, le parole ovattate dello zio continuavano a rimbombarmi nella testa, incidente, chi, quale incidente e perché sembrava che avessi dimenticato qualcosa di importante? - Jimin andrà tutto bene ok? - cosa doveva andare bene? - Credo sia sotto shock. - chi era sotto shock? Non capivo, sentivo solo un gran rumore e qualcosa gridare dal fondo della mia testa, la macchina dello zio andava spedita per quelle strade buie e fu in quel momento che ogni cosa si fece chiara in me. - Jimin.. Jungkook ha avuto un incidente, è in ospedale, al Virginia Mason, vieni. - fu in quel momento che il mio corpo si era spento probabilmente, che aveva reagito al dolore con l'annullamento di esso ed era per questo che non avevo più capito né mi ero connesso con il mondo esterno. Quando la macchina si fermò scendemmo al volo con lo zio per correre, letteralmente, verso il pronto soccorso chiedendo del signor Jeon: - Lei è? - quella donna era svogliata, infastidita che fosse stata disturbata da qualsiasi cosa stesse facendo: - Mi avete chiamato come contatto per le emergenze quindi direi che sono qualcuno che ha diritto di sapere dove si trova mio nipote! - guardò su di una cartella per poi accompagnarci personalmente verso un'altra sala interna. Trovammo due agenti della polizia, un signore con testa e mano fasciata, stava piangendo chiedendo costantemente scusa: - Cosa è successo? - fu sempre mio zio a parlare mentre io guardavo quell'uomo, lo stesso che teneva in mano lo zaino di Jungkook, perché lui non c'era? Perché stava chiedendo scusa?

- Un camion è andato addosso al taxi dove si trovava il signor Jeon.. - un camion aveva investito il mezzo dove c'era lui ma perché era su quel dannato taxi? - Non l'ho visto, non mi sono accorto che ci stava venendo addosso.. era così felice quel ragazzo perché stava andando dall'amore della sua vita.. se l'avessi visto.. se.. - un agente aveva appoggiato la sua mano sulla spalla del tassista, continuava a dirgli che non era colpa sua e fui io ad avvicinarmi: - Era? Che vuol dire era.. - mi guardò quell'uomo con le lacrime agli occhi ma fu qualcun altro a rispondere. - Il paziente è in sala operatoria, ha subito un trauma cranico e qualche frattura ma i medici sono positivi. - trauma cranico, sala operatoria, correva dall'amore della sua vita, dov'era quel coglione del suo ragazzo? Infinite domande che non facevano che affollare la mia mente e nuovamente sentii di perdermi, sentii le mani di zio Jason trascinarmi verso delle poltroncine, si sedette al mio fianco e sospirò, sembrava stanco mentre io stavo iniziando a sentire qualcosa che prese a bruciarmi ovunque. Non so quanto tempo passò, le persone andavano e venivano, altre piangevano, altre sorridevano felici, medici correvano per delle emergenze, le sirene risuonavano riempiendo quegli spazi asettici ma finalmente uscì una dottoressa: - Mi hanno detto che è lo zio del mio paziente.. il ragazzo è stabile, ha perso un po' di sangue ma il trauma cranico è stato curato.. - c'era un ma in quelle sue parole, non lo disse mentre guardava i nostri occhi. - Sta a lui adesso lottare.. non possiamo fare più nulla noi.. - a quel punto una persona normale avrebbe dovuto piangere ma niente uscì dai miei occhi, respiravo così lentamente da chiedermi se lo stessi facendo davvero, nuovamente sentii la mano dello zio prendere la mia per poi essere trascinato via ma mi fermai: - Voglio vederlo! - non lo capii il sorriso di mio zio ma, con calma proprio come si parla ai bambini, mi disse che era proprio lì dove mi stava portando.

Le pareti di quella stanza erano di un azzurrino leggero, i macchinari prendevano posto per la maggiore in quello spazio mentre al centro c'era lui, giaceva immobile su quel letto più grande, gli occhi chiusi che formavano delle bellissime mezze lune. Una quantità indefinita di cavi uscivano dal suo corpo mentre i suoi bellissimo capelli neri non si vedevano più, al loro posto c'era una fasciatura bianca; i piedi avanzarono verso di lui, con delicatezza presi la sua mano, la stessa che aveva una farfallina di colore giallo. - Jungkookie.. - dalla bocca usciva un tubo più grande collegato a quello che sapevo fosse il respiratore, senza quello aveva detto il medico, non era in grado di respirare: - Sono qui.. - non ero del tutto certo che volesse me al suo capezzale ma non mi mossi da lì. Il giorno dopo lo zio contattò il padre di Jungkook pagandogli il biglietto per venire il prima possibile, portò a me da mangiare e dei vestiti di ricambio: - Non puoi rimanere qui Jimin, devi riposare per bene.. se dovesse svegliarsi ci chiameranno. - lo guardai con rabbia vedendolo alzare le mani, si era arreso e finalmente non mi disse più nulla. Non era cambiato nulla dalla sera precedente, a parte per la visita di quel tassista, aveva portato un palloncino, era ancora più giù di morale ma non avevo parole per confortarlo: - Ha detto che.. era stato sciocco a lasciarlo andare e sperava lo perdonasse.. - alzai lo sguardo verso quell'uomo e quella domanda, la stessa che mi stava tormentando, uscì leggera dalla mia bocca. - Stavate andando in aeroporto? - quell'uomo scosse la testa guardandomi per la prima volta da quando era entrato: - No.. ha chiesto di essere portato alla Moore Industries.. era lì che stavamo andando. - tornai a guardare Jungkook, il cuore parve fare ancora più male mentre si chiedeva se stava sperando troppo, stava correndo da me? Aveva avuto quell'incidente per colpa mia? - Non sono una persona molto perspicace ma.. era davvero convinto della sua scelta, ha detto che nessuno sarebbe stato come lui.. - andò via poco dopo lasciandomi con quelle parole a gironzolare nella mia testa: - Se.. se è da me che stavi tornando allora fallo anche adesso.. sono qui Jungkook.. - il dottore diceva che non erano del tutto certi che potesse sentirmi ma non aveva importanza, se ci fosse stata anche solo una piccola speranza allora non avrei smesso di parlargli.

Arrivò il padre nel pomeriggio, mi presentai ma sembrava già che mi conoscesse, parlò con zio Jason che gli spiegò tutto, sembrò arrabbiato quando seppe della presenza di Dae o di cosa il figlio avesse fatto ma dovetti staccarmi da Jungkook per lasciare che fosse il padre a tenere la sua mano. - Jimin.. - Sveva e Aadhya erano arrivate dopo averlo saputo, si vedeva che avessero pianto, Aadhya mi chiuse tra le sue braccia ma nemmeno in quel momento piansi, lasciando che le stesse mi dessero un po' di calore: - Mangia un po' dai, ti ho portato la pizza che ti piace tanto. - la guardai corrugando la fronte: - Gliel'ho detto che la pizza alle dieci era un po' troppo. - continuò Sveva ma riuscii a sorridere di poco mangiando quella pietanza ancora calda. Rimasero per tutto il tempo che potevano, parlarono con il padre, gli raccontarono quanto splendido fosse il figlio e, quando sorrideva, il figlio aveva lo stesso sorriso del padre, era bello come lo era lui seppur della sua età: - Posso contare su di te vero? - eravamo rimasti soli e fui io a pormi quella domanda, poteva contare su di me? - Farei qualsiasi cosa per lui signor Jeon.. - sorrise quell'uomo dall'aspetto gentile, come se sapesse esattamente quale sarebbe stata la mia risposta: - Allora vado a riposare, non ho più l'età per un viaggio in aereo.. - si vedeva fosse stanco e lo lasciai andare perché, in ogni caso, non sarei andato via. Misi una cuffietta, presi posizione su quella poltroncina scomoda e rimasi in silenzio ad ascoltare il suono del macchinario che conteggiava i battiti di Jungkook mentre, Ali Gatie* cantava "Sei tu... sei sempre tu... se dovessi mai innamorarmi so che sarebbe di te" ed aveva ragione, avrei potuto incontrare miriadi di ragazzi ma Jungkook mi era entrato dentro o forse già lo era. Forse quella storia del filo rosso era reale e lui era il mio, involontariamente guardai il mio mignolo per poi sorridere come un idiota, avvicinai quella stessa mano alla sua e piano la presi: - Torna da me.. ti perdono se è questo che vuoi ok? Ma torna.. -



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Anche quella notte non avrebbe dormito, per paura che Jungkook potesse svegliarsi e non trovare nessuno, per paura che quando l'avesse fatto, sarebbe stato spaventato. Jimin aveva troppo in testa e l'unica magra consolazione era tenere la sua mano, calda, tra la sua; non contava nulla, solo che Jungkook si svegliasse e tornasse da lui.






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~non odiatemi...~

IkigaiDes histoires addictives. Découvrez maintenant