- Vorrei solo che potessi sentire quello che provo senza bisogno di parlare... - lo dissi piano, quasi a non voler disturbare quel silenzio che si era creato... - Vorrei solo che potessi leggere il mio sguardo e capire... - continuai con il terrore...
Oops! This image does not follow our content guidelines. To continue publishing, please remove it or upload a different image.
‧͙⁺˚*・༓☾ ☽༓・*˚⁺‧͙
Quei giorni furono, in qualche modo, più spenti del solito, Jungkook si diceva che sarebbe dovuto essere felice, che stava tornando a casa, avrebbe rivisto il padre, ne sarebbe stato felice anche lui? Avrebbe capito nonostante tutti i sacrifici? Ma non era questo che a Jungkook faceva male, quella specie di litigio tra lui e Jimin l'aveva svuotato anche della possibilità di una ipotetica felicità.
˚ ༘✶⋆。˚ ⁀➷
Jungkook Pov
Mi sentivo come se avessi perso la cosa più importante della mia vita, mi sentivo come se metà della mia stessa anima si fosse persa da qualche parte ed io non la trovassi più; era possibile sentire qualcosa di così grande per una persona che a malapena conosci? Quella notte non dormii, allontanai Dae da qualsiasi attività avrebbe voluto fare perché mi veniva da vomitare se solo avessi anche solo pensato di potermi dare a lui o viceversa; smettemmo perfino di litigare, come se Dae avesse ottenuto ciò che voleva e forse era proprio così. Avevo ancora quattro giorni prima di andare via, quattro giorni in cui avrei potuto fare pace con Jimin e magari tenermi in contatto con lui anche da lontano ma a quel pensiero risi isterico; chi cazzo volevo prendere in giro? Io non volevo sentire Jimin solo per telefono, io lo volevo vivere e come uno stupido non mi rendevo conto di ciò che stavo facendo. Continuavo a ripetermi che era la cosa giusta, che non era giusto buttare quello che avevamo avuto, che io non ero così ma a che prezzo? Perché Jimin aveva ragione, dove ero io in tutto quello? Jimin non tornò a casa quella notte né tutte le altre, speravo sempre che fosse da qualche parte da solo ma anche quello non mi era concesso, perché non potevo pretendere che la sua vita finisse solo perché non l'avrebbe divisa con me. In azienda era calato il silenzio, Aadhya mi sorrideva ma poi spariva sapendo che andava da Jimin, rare volte scesi a pranzo e Sveva mi restava accanto in silenzio; anche lei si era rassegnata alla mia stupidaggine.
Preparai le valigie, misi tutto negli scatoloni che sarebbero stati spediti dall'azienda stessa, mi soffermavo a guardare quella città sempre in movimento nella speranza vana di poter vedere Jimin, che sciocco che ero: - Finalmente andiamo via.. questa città non fa per noi. - sentii le sue braccia avvolgermi i fianchi ma quando avvicinò le sue labbra alla mia pelle mi scostai. Il suo sguardo era furioso, i suoi pugni erano stretti e pronti ma non fece nulla, andò in camera a dormire probabilmente, cosa che non feci io e quella mattina sarebbe stata l'ultima. Avevo iniziato il lavoro con Sveva, avevo finito quello lasciato incompleto, mangiai in ufficio e sistemai quello che sarebbe rimasto anche dopo di me, sapendo di dover parlare con Jimin per quel particolare progetto e così feci. Mi godei appieno quei momenti con lui seppur non facessimo nulla se non parlare di lavoro ma di certo non mi sarei aspettato quelle parole, ti amo, le stesse che avevo cercato, che avevo bramato e desiderato come un disperato nel pieno deserto ma, furono le stesse che mi fecero bloccare. Le stesse che mi misero paura perché lo sguardo di Jimin non mentiva, era stato così sincero con me da non riuscire a crederlo possibile, perché doveva amare proprio me? Perché doveva amare una persona che l'aveva ferito più volte? Ancora una volta feci vincere quelle maledette paura ma qualcosa in me si era rotto, come un argine che non riesce più ad essere forte e lascia andare il fiume, qualcosa era cambiato in me ma non ero ancora in grado di afferrarlo e la mattina arrivò senza che davvero la vedessi o me ne rendessi conto.