~ All I Want Is You ~

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Per Jimin non furono facili quei giorni, quelle ore a guardare Jungkook cercare di sopravvivere, a sentire il medico dirgli che il ragazzo voleva arrendersi. Sì sentiva impotente, piano gli raccontava del tempo, gli leggeva pezzi di libri e gli faceva ascoltare la musica, sperando che, ovunque si trovasse, potesse sentirlo.



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Jimin Pov

Una settimana difficile fu quella, ogni giorno speravamo che i suoi occhi si aprissero, che ci sorridesse come lui faceva arricciando quel nasino bellissimo, con l'aiuto di un infermiere, lo pulivamo con cautela per poi lasciarlo dormire. Quattro volte ebbe una crisi, per tre volte il mio cuore si era fermato con quello suo e, disperato, gli avevo chiesto di venire da me, forse anche un po' egoisticamente ma, la quarta, fu forse la più difficile. Tanto da dirgli che, se proprio non ci riusciva, di lasciarsi andare, che in qualche modo saremmo sopravvissuti, era una bugia la mia ma non potevo più pregargli di restare, di tornare da me se non voleva più. - Ho sempre pensato che sarebbe stato quel ragazzo a portarmelo via, diciamo che involontariamente l'ha fatto.. - il signor Junu, che non voleva assolutamente che lo chiamassi signor Jeon, era stanco e provato, lo eravamo tutti ma lui era il padre e non ero in grado di immaginare cosa stesse attraversando. Lo zio Jason si era dimostrato di una gentilezza che non mi aspettavo, non dalla famiglia di mia madre almeno, aveva portato il signor Junu a casa sua, ogni giorno una macchina lo portava in ospedale o ovunque avesse voluto. Mi piaceva quell'uomo, era gentile come il figlio, bello e premuroso, mi portava sempre da mangiare e mi teneva aggiornato quando mi costringeva a lasciare il capezzale di Jungkook: - Lo ami vero? - una sera era rimasto un po' di più, lo guardai negli occhi quando mi pose quella domanda: - Con tutto me stesso! - ed era strano ne ero conscio. Ci conoscevamo da poco, non avevamo avuto il tempo di poterci vivere per bene ma quello che sentivo per lui andava oltre lo spiegabile, sentivo solo che la mia anima si era legata alla sua incondizionatamente.

Quel giorno Jungkook era stato irrequieto, il medico diceva che i suoi erano semplici spasmi muscolari ma io non ci credevo, stava lottando contro qualcosa ed io non potevo fare niente per aiutarlo. Con delicatezza gli misi le cuffie, le stesse che erano collegate alle mie e feci partire la musica, mi soffermai a guardarlo come facevo sempre, nonostante tutto era bellissimo; le labbra ancora rosa seppur avesse quel maledetto tubo, quelle ciglia che si adagiavano alla pelle, la stessa che era ancora ambrata. - Vedrò mai più i tuoi occhi? - sussurrai e fu in quel momento che le sue ciglia si aprirono, fu in quel momento che il mio cuore scoppiò come tutto il resto. Si era svegliato, contro ogni pronostico, i suoi occhi si erano aperti e perfino il suo corpo rispondeva come se non fosse stato fermo per una settimana. Gli tolsero il tubo per sostituirlo con la cannula, fecero ogni accertamento possibile, chiamai il padre e con zio Jason arrivarono prima di quanto mi aspettassi, lasciai che il padre parlasse con il figlio, che si accertasse che il suo risveglio fosse reale. - Jimin? - in quel preciso istante, tutto divenne sfocato e presi letteralmente a singhiozzare: - Finalmente ragazzino forte.. - mi strinse a se lasciando che tutto ciò che avevo dentro fuoriuscisse e fece male, cazzo se fece male. Tutte le paure, le attese, perfino il mio arrendermi e lasciarlo andare uscì fuori tanto che il petto bruciava e dovetti essere visitato perché il respiro sembrò fermarsi prima di arrivare a darmi ossigeno. - Dovrebbe andare a riposare come si deve. Il peggio è passato. - scossi la testa perché per me non era ancora passato nulla, perché dal suo risveglio non potei parlargli o anche solo vedere bene i suoi occhi: - Jag-eun byeol*.. chiede di te.. - ero rimasto seduto nelle poltroncine fuori dalla sua stanza, il signor Junu aveva pianto ed era comprensibile. - Tornerò domani come sempre.. lo affido a te ancora una volta.. - accarezzò i miei capelli per poi darmi una abbraccio e andare via insieme allo zio.

Quando entrai in camera, Jungkook si era addormentato e non ebbi il cuore di svegliarlo, mi avvicinai e proprio come facevo quando era in coma, portai un braccio sotto la sua nuca, mentre l'altro andò a cingergli la vita, appoggiai la fronte alla sua tempia ascoltando il suono del suo cuore. Quella volta però c'era la consapevolezza che lui era sveglio, che avrebbe aperto gli occhi dopo una dolce dormita e così fu, sentii il suo volto girarsi lento ma quando feci per allontanarmi mi tenne: - Mi hai chiesto di.. non lasciarti.. non farlo tu adesso.. - Dio, era così vicino, era così bello e finalmente vidi quegli occhi meravigliosi: - Non vado da nessuna parte.. - sussurrai a mia volta e ringraziai che non fossi io quello attaccato a quel macchinario perché altrimenti sarebbe andato in palla per quanto forte battesse il mio cuore e solo perché lui mi aveva sorriso. - Riposa, io sarò qui ad aspettare.. - scosse la testa e con fatica si spostò di poco, guardavo i suoi movimenti e quel gesto con la mano fu inequivocabile, voleva che mi sdraiassi al suo fianco e lo feci, avrei voluto farlo da sempre ed in quel momento volevo solo sentire il calore del suo corpo contro il mio e, di nuovo, non riuscii a fermare le mie lacrime. - Miane.. per tutto.. - fui io a scuotere la testa e appoggiare una mano sulle sue labbra, il macchinario ticchettò con forza e le sue guancia divennero rosse: - Sono lacrime di felicità Jungkook.. perché sei tornato.. - non aveva importanza nulla, dal momento in cui l'avevo visto in quel maledetto letto, non avevo desiderato altro, non mi era più interessato di altro a dire il vero. - Ti sentivo.. la tua voce.. la musica.. ti sentivo.. - disse ancora più piano, aveva appoggiato la fronte alla mia, la punta dei nostri nasi si sfiorava e tutto tornò al suo posto: - Sono tornato da te.. - continuò, portai una mano sul suo viso, la stessa che non sarebbe mai stata grande abbastanza. Mi spinsi di poco per poi appoggiare le labbra alle sue, chiuse gli occhi rispondendo mentre io li tenni ben aperti, per paura che tutto quello fosse solo un sogno, piano si addormentò nuovamente ed io rimasi in quella posizione senza fare alcun rumore, amando anche quel semplice tocco.

Venne dimesso dopo un'altra settimana, volevano essere sicuri che il suo corpo si riprendesse al meglio e che non avesse ripercussioni gravi: - Non voglio dare fastidio a nessuno.. - seppur zio Jason avesse fatto sistemare casa di Jungkook come se non fosse mai andato via, il medico voleva assicurarsi che ci fosse qualcuno con lui almeno per un altro po'. - Non disturbi nessuno Jungkook e posso prendermi cura di te. - sapeva che al suo capezzale ci fossi stato sempre io e non perché glielo dissi io ma fu il padre a farlo, le ragazze che non avevano smesso di fargli visita e perfino mio zio spiffero tutto ma dall'ora non parlammo molto io e lui, volevo solo che si rimettesse. Finalmente si convinse e la dottoressa gli diede le dimissioni, con zio Jason e il signor Junu, arrivammo al mio appartamento dove posammo le cose di Jungkook nella mia camera da letto, mangiammo tutti insieme, perfino Aadhya e Sveva vennero e il tempo passò tranquillamente, senza la paura di una brutta notizia. Nel pomeriggio, uno ad uno, gli ospiti andarono via, Jungkook era stanco e si era messo a letto addormentandosi poco dopo: - Qualsiasi cosa chiama ok? Io sono all'ultimo piano. - disse il padre di Jungkook facendomi l'occhiolino ed io sorrisi sentendo le guance arrossire. Piano tolsi tutto, preparai la scatolina con le medicine di Jungkook e feci anche la cena, ero così perso nei miei pensieri che non sentii la presenza di Jungkook, almeno non fino a quando voltandomi, non lo vidi fermo che mi guardava. - Sono stato io a svegliarti? - parlavo piano, lo facevo da quando era finito in ospedale, fece no con la testa senza smettere di guardarmi, sentivo il cuore letteralmente in gola, il respiro farsi più pesante esattamente come accadeva sempre in sua presenza: - Non avrò abbastanza vita per ripagarti.. - davanti a quelle parole corrugai la fronte, ripagarmi? Mi avvicinai, lo vidi ingoiare a vuoto mentre i denti martoriavano il suo labbro inferiore: - Farei qualsiasi cosa per te e non è cambiato niente.. - sembrava sorpreso delle mie parole, come se credesse che tutto quello lo stessi facendo per una qualche forma di gentilezza: - Ma io.. - misi le dita sulle sue labbra, erano rimaste aperte e potevo sentire il suo calore sui polpastrelli, aveva il respiro accelerato e trattenni un sorriso, perché mi piaceva l'effetto che avevo su di lui. - Hai detto che mi sentivi.. ti dissi che ti perdonavo se fosse stato questo che volevi per tornare da me.. - quei bellissimi occhi blu si fecero ancora più lucidi e potrei giurarci, vidi l'intera galassia in quegli occhi: - Non ti ho mai dato nessuna colpa Jungkook, non sono mai stato arrabbiato con te solo.. faceva solo male.. - in quel preciso istante le sue braccia mi chiusero completamente ed io sentii di essere finalmente tornato a casa.



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Quando stai per vivere il giorno più bello della tua vita non sai che sarà il più bello, non finché lo diventa, non lo riconosci finché non lo vivi. Il giorno in cui ti impegni in qualcosa, o con qualcuno, in cui ti si spezza il cuore, in cui incontri la tua anima gemella; il giorno in cui ti rendi conto che il tempo non basta, perché vorresti vivere per sempre. Quelli sono i giorni più belli, i giorni perfetti e per Jimin erano appena iniziati.







* jag-eun byeol: Piccola stella

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