Raphael's point of view
Victor mi prende una mano.
- Vieni - dice dolcemente.
Ci accomodiamo sui sedili posteriori con le gambe che si sfiorano e Shougo fra le mie braccia che non smette un attimo di tremare. Io lo stringo il più delicatamente possibile e intanto guardo fuori dal finestrino, anche se vedo tutto nebuloso per via delle lacrime, ma non voglio che Victor mi veda piangere. Insomma, potrebbe pensare che sono una femminuccia, a piangere per un cane.
La macchina si ferma davanti alla clinicia veterinaria di mio zio, sulla cui porta scorrevole c'è l'insegna di un dobermann felice e con le iridi rosse. Zio Chase ha sempre detto che, se fosse stato un cane, sarebbe stato proprio quello.
Mi precipito dentro, Victor alle mie calcagna e suo padre che resta indietro per posteggiare. Mi sento pervadere da un sentimento negativo e scoraggiante non appena vedo quanta gente c'è, in sala d'attesa e anche in corridoio.
Non ce la farò mai, non in tempo. Per l'ennesima volta trattengo le lacrime. Victor mi guarda con aria comprensiva e mi cinge le spalle con un braccio.
Mio zio esce proprio in questo momento dalla sala visite, pronto a dire alla segretaria 'il prossimo'. Mi precipito da lui.
- Zio Chase! Ti prego! Ti prego! Shougo sta male! Ha vomitato tantissimo e trema... - gli dico, lui mi guarda sorpreso. Shougo alza appena il muso, non smette di sussultare.
Allunga le braccia, gli lascio delicatamente il mio amato cane.
- Farò tutto ciò che è in mio potere per farlo stare meglio - promette, sorridendomi in modo rassicurante. Si rivolge all'altra veterinaria che in questi tempi lo aiuta, è australiana. - Shirley, non prendo altri pazienti. Occupati di quelli più urgenti e fai cancellare tutti gli altri appuntamenti.
- Subito, Chase.
Un'anziana signora dietro di me mi tira per la manica della felpa, ha un trasportino con un gatto.
- Ehi, giovanotto, guardi che c'ero prima io...!
Mio zio si volta, ha un'espressione terrificante sul volto.
- Signora, sarò schietto: al momento non me ne frega un bel niente del suo gatto col raffreddore! Il cane di mio nipote potrebbe non farcela, come si sentirebbe lei al suo posto, eh? E ora mi lasci fare il mio lavoro - sbotta, prima di sparire lungo il corridoio.
Io scoppio a piangere, Victor mi stringe al suo petto e mi trascina in qualche modo in sala d'attesa. Andrea ci sta già aspettando lì. Ci sediamo anche noi, io tutto goffamente raggomitolato sul mio moro compagno.
'Potrebbe non farcela...'
- Ehi, Raphael... sta' tranquillo, tuo zio è uno dei migliori veterinari di tutto il paese! Ogni cane che conosco ci è passato ed è sempre guarito - cerca di rincuorarmi il padre di Vic.
Smetto di piangere, mentre Victor mi accarezza il capo, mi abbraccia, mi lascia fugaci baci sul viso, la fronte, fra i capelli, e perfino vicino alle labbra. Se non stessi così male per Shougo, credo sarei al settimo cielo.
Ho il volto affondato nel petto ampio del ragazzo per cui ho una cotta, eppure riesco benissimo a cogliere gli sguardi che si scambiano lui e suo padre. Non capisco cosa si stiano dicendo, comunque mi sembra improbabile che riguardi anche me.
È sera ormai quando mamma e papà irrompono nella sala d'attesa ormai deserta, in ansia e col fiatone.
- Raphael! - grida mia madre, abbracciandomi. Victor la lascia fare, osservandomi di sottecchi. La sua mano è poggiata sulla mia.
- Oh tesoro! Mi dispiace così tanto! Avresti dovuto chiamarmi...
Alzo gli occhi al cielo, mentre mamma si stacca e si siede anche lei vicino a papà. Victor mi stringe nuovamente a sé. Non ricordo a mia madre che quando si mette a discutere con Kevin non sentirebbe neanche una cannonata direttamente in un orecchio, figuriamoci il cellulare.
Aspettare è snervante, la speranza che pian piano scema. Mio padre parla con Andrea, la mamma si tortura le mani. Io continuo a ripetermi che andrà tutto bene, Shougo è forte.
Dopo non so quanto tempo, il sole è già tramontato oltre l'orizzonte, lo zio Chase fa capolino nella stanza. Ha l'aria esausta, distrutta, getta i guanti sporchi nel cestino. I suoi occhi sfuggono ai miei.
- Shougo...? - rompe il silenzio la mia voce, piccola, tremante, un nulla nella notte immensa.
Scuote il capo e, nell'oscurità, una lacrima luccica sul suo volto. Lo capisce la mamma e lo capiscono tutti che Shougo non ce l'ha fatta.
- Mi dispiace... io e Shirley abbiamo fatto tutto il possibile. Adesso starà bene, in un posto felice - dice Chase, con voce roca e stanca. Mi ha raccontato tutto il suo dispiacere di quando non riesce a fare nulla per guarire o salvare un animale. In questo momento vorrei gridare il mio, di dispiacere, chiedergli perché, perché Shougo, perché non ha dato di più. Ma so anch'io che sarebbero solo capricci infantili, un ostinarsi a vivere in un mondo di bambini dove la morte è qualcosa di troppo grande per essere compreso il suo concetto.
Mia madre si alza e lo abbraccia, con le lacrime agli occhi.
- Grazie di tutto quello che hai fatto per lui, Chase - sussurra. Papà gli dà una pacca sulla spalla, cercando di confortarlo. Io vorrei ringraziarlo, ma mi sembra di aver dimenticato come si parla.
Quando arriva il mio turno, riesco solo a fissare mio zio ed emettere un suono disarticolato.
- Buonanotte, Raphael.
Victor mi cinge di nuovo le spalle e mi sospinge fino all'uscita. Vorrei ringraziare anche lui, ma sono in uno stato di intorpidimento fisico e mentale che non riesco a scrollarmi di dosso.
- Ti do cinque minuti - sussurra mio padre al mio orecchio, la mamma sale in macchina e Andrea sulla propria. Corro da Victor.
- V-victor...
- Sì?
Nel buio i suoi occhi castani luccicano come stelle. È stanco anche lui, noto.
- I-io... volevo ringraziarti per oggi - dico, piano. Mi abbraccia, stringendomi forte a sé. Il lampione sopra di noi è malfunzionante, s'accende all'improvviso.
La sua mano scivola sulla mia guancia. I nostri occhi si incatenano, non riesco a non arrossire. Percepisco il suo respiro caldo sulle mie labbra mentre mi osserva, penetra nella mia anima con la sola forza dello sguardo.
- Raphael... - sussurra, e io lo so, so che non mi tirerò indietro quando mi bacerà, lo desidero troppo per poter pensare a bazzecole come il fatto che la sua bocca si è già poggiata su un'altra che non era la mia.
- Raphael? Vieni, che siamo tutti stanchi? - grida papà, proprio mentre Victor è a un centimetro dalle mie labbra.
- Arrivo!
Mi guarda con aria indecifrabile, io sono ancora aggrappato al suo petto.
- Ci vediamo domani - dice freddamente, prima di voltarsi.
- C-ciao, Victor...
Una volta in macchina le lacrime rigano per l'ennesima volta il mio viso. E stavolta non è solo per Shougo.
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Semplicemente tu
RomanceCiao a tutti, mi chiamo Raphael, ho quindici anni e questa è la mia storia. I miei genitori forse li conoscete, sono una scrittrice famosa e un avvocato molto richiesto. Se non vi dicessero nulla, i miei zii non potete non ricordarveli: ora sono un...
