In your Blood (2/2)

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LIZA

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LIZA

Luglio, 6 /  4

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Luglio, 6 /  4.821















Il dito indugiò sull'ultima data segnata: sei luglio quattromilaottocentoventuno, falange nera su inchiostro scolorito. Mosse il polpastrello verso il basso, pianissimo, sollevandolo appena dalla carta per lasciare spazio al tocco dell'unghia lunga, appuntita come quella di una strega maligna. La carezza si tramutò in un graffio a pié di pagina; una pagina che si concludeva col niente, svuotata delle parole e dei racconti di Bratislav che, come l'ombra che era stata per volere della maledizione di Far-Shee, ombra era divenuta nella vita di Liza.

Dei precedenti proprietari dell'orecchino, in quelle pagine, c'era appuntato poco e niente; tranne che di Fedot, il primo errante ad aver rubato il gioiello spaiato più di trecento anni prima, le cui memorie continuavano a vivere in quel diario grazie a un incantamento rinnovato.

Con Dama Yarmilla aveva generato, imprudente ed estraneo alla magia dei Fae, il primo mostro, Amos. Sarebbero poi succeduti a lui Velimir, Sofon, Sila, Markel, Konon, Larion, Boyan, Erofey, Efim. Tutti stregoni, maledetti nel sangue e col seme già avvelenato alla nascita, ma caparbi e consapevoli.

Consapevoli di ciò che avrebbero continuato a creare – e niente li aveva comunque allontanati dalla naturale necessità di riprodursi. Come un rituale insito della sua famiglia, che la teneva intatta da tredici generazioni, ogni proprietario dell'orecchino aveva amato, aveva generato e si era infine ritirato tra le mura della chiesa sconsacrata per servire Far-Shee.

Sparire e servire. Liza si era ripromessa che mai avrebbe partorito un'altra creatura a cui passare la maledizione della sua stirpe, nonostante bramasse di fare ritorno al Santuario per scoprire la verità. Ma a che prezzo?

Perché Dada non le aveva lasciato precise indicazioni a riguardo? Perché nella penultima pagina del diario, quella appuntata il cinque luglio, non traspariva alcuna preoccupazione?

Perché, Bratislav, aveva redatto quelle sue ultime e felici memorie come se fosse allo scuro di dover restare per asservirsi a Far-Shee?

Liza lo aveva poi intrecciata da sola l'acchiappa-sogni con le conchiglie raccolte, in memoria di quel che l'aveva definita in passato e... ciò che sarebbe stato il suo futuro. Perciò richiuse il diario, meccanica nei gesti, e poggiò il palmo aperto sulla rilegatura di cuoio. Lo sguardo tentennò sulla mano di mostro; mano con l'ambizione rivolta al curare e non al ferire illogico, istintivo, dettato dalla paura, impartitole per imparare forzatamente a proteggersi.

No human has shark teethDove le storie prendono vita. Scoprilo ora