«Io che sono nato tra le ombre, ho giurato a Vankane d'insegnarti a sottomettere Far-Shee».
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4821.
Elizabeth ha sette anni quando viene tratta in salvo da un isolotto disabitato dell'Arcipelago orientale, unica superstite di una spedizione di profa...
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LIZA
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Shade fu di parola, ma a modo suo: concesse a Liza il tempo per cercare una soluzione pratica, che comunque non si rivelò sufficientemente... abbastanza e oltremodo ragionevole. Lei che era stata impegnata a compilare liste e spalmarsi l'aloe sul ventre, a tutto aveva pensato tranne che a quello. Difatti, nella mattina presto del giorno designato dove tutti ancora dormivano tranne chi era di ronda, si preparò velocemente e recuperò dall'infermeria la bacinella. Sotto lo sguardo perplesso di Honeypot che era di vedetta raggiunse a tentoni la cabina di comando – dove il drow, creatura notturna qual era, già l'aspettava.
Anche quando fu dentro, Shade si prese i suoi tempi prima di degnarla d'attenzione. Le parlò solo dopo aver appuntato delle nuove coordinate da consegnare a Bek-Rai.
"Oggi sarà più difficile, perché non siamo immersi nell'acqua" e le fece cenno di poggiare la bacinella piena a terra.
Liza aspettò che lui si inginocchiasse dalla parte opposta alla sua per fare lo stesso. Intanto che si sistemavano tirò la cucitura superiore della gonna, il lembo a sfregarle sulla bruciatura pulsante. Sentiva freddo e una patina di sudore le imperlava la fronte coperta dalla frangia storta. Vittima della smania aveva dimenticato di prendere la rugiada e cambiare la benda.
"Elizabeth" la chiamò il drow, l'indice già pronto a schioccare sul suo anello.
"Sto bene" masticò lei, respirando dalla bocca e tornando in sé. "Mi sono bruciata la pancia prima di partire".
"Torna all'infermeria e cambia la medicazione, io ti aspetterò qui".
"Ho detto che sto bene" ribadì Elizabeth con un filo di voce, spostando poi lo sguardo su una cassa aperta. "Ci vorrà del tempo per disinfettarla. Se mi faccio un mezzo andrà meglio".
Shade le fece un cenno con la testa e lei, di riflesso, si alzò per trafugare una bottiglia di rum. Buttò giù più di un sorso, le guance tenute piene per qualche istante, quel tanto da sentire il palato andare a fuoco.