«Io che sono nato tra le ombre, ho giurato a Vankane d'insegnarti a sottomettere Far-Shee».
*
4821.
Elizabeth ha sette anni quando viene tratta in salvo da un isolotto disabitato dell'Arcipelago orientale, unica superstite di una spedizione di profa...
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
SHADE
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
Se gli avessero chiesto quale aggettivo fosse stato più azzeccato a descrivere Mar, avrebbe sicuramente risposto devoto. La devozione era una veste che gli era sempre calzata a pennello, e le sue mani riuscivano a plasmarla in modo semplice e diretto quando aveva a che fare con la morte.
Tra le dita di Mar, la morte nauseabonda si faceva fisica, concreta; materia non più fredda, disgustosa, marcescente. Un dono pregiato concessogli da Euramio e dalla propria mentore, la sapienza necessaria per poter maneggiare quel minuscolo segmento di nulla, l'attimo esatto in cui una vita si spegne e il buio cala, dove il tempo terreno si annienta e inizia l'oltre. Il mezzo, lo definiva lui stesso. Il centro di ogni cosa.
Il crepuscolo di un'esistenza.
A ben pensarci, Shade aveva un po' invidiato il suo percorso di formazione, che li aveva tenuti separati per tutta la giovinezza. Sviluppare e affinare un talento come quello di Mar — la bravura a rendere statica la morte in terra, non esserne l'esecutore — rispecchiava perfettamente il Dogma padre di un Cacciatore di Segreti: dona alla vita il suo scopo e alla morte il suo potere. Ma guai a chiamarlo negromante; sarebbe andato su tutte le furie. Avrebbe gesticolato come un pazzo per tutto il sotterraneo, calciato qualche barile, insultato la spalla di turno, lanciato per aria pergamene e fascicoli.
Altro non era che un devoto. Aveva rispetto per i vivi da medicare tanto quanto per i morti da seppellire o manipolare. E non vi era proposito più prezioso di quello, Shade glielo aveva visto mettere in pratica centinaia di volte, ma ne aveva compreso l'interezza in un giorno speciale di tanti, troppi anni prima.
Quella volta in particolare, Shade si era reso spettatore attento di quel rituale: Mar aveva indossato il grembiule di cuoio, lavato con metodica accortezza le mani, posizionato il corpo da lavorare sulla lastra di pietra. Aveva poi rasato i capelli grigi, trattato con dolcezza e misture ogni centimetro di pelle visibile, prelevato gli organi e drenato via il sangue fino all'ultima goccia presente. Asportato lingua e bulbi, infilato per sei volte a destra e sei a sinistra il filo nero a tenere unite le palpebre che mai più si sarebbero aperte. Bucato i timpani, sigillate le labbra, e infine rivestita la salma dei suoi onori.