«Io che sono nato tra le ombre, ho giurato a Vankane d'insegnarti a sottomettere Far-Shee».
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4821.
Elizabeth ha sette anni quando viene tratta in salvo da un isolotto disabitato dell'Arcipelago orientale, unica superstite di una spedizione di profa...
La parte di capitolo che segue contiene scene di natura gore e brevi sequenze di maltrattamento (accennato). In quanto autrice, non è assolutamente mia intenzione turbare il lettore, perciò consiglio di procedere con cautela da qui in poi. Grazie e buona lettura!
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LIZA
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Si lasciarono alle spalle il Distretto Rosso con le prime luci dell'alba a macchiare il cielo di giallo. Il gruppo di selezionati si mosse sempre compatto e Liza divenne presto un puntino nero tra la gentaglia armata fino ai denti.
Camminava a testa bassa che Altea l'affiancò a metà traversata, sul limitare del ponte sospeso che avevano attraversato il giorno del loro arrivo. Il fastidio crebbe immediato: probabile che la maestra pensasse di rassicurarla con la sua sola presenza e Liza si sforzò di crederlo un tentativo di vicinanza fatto in buona fede, ma, per ovvie ragioni, miseramente fallito in partenza. Ora che il giorno dell'asta era finalmente divenuto una spaventosa realtà, prendere in considerazione il suggerimento di Shade parve l'appiglio più sensato in cui sperare.
Magari, se avesse avuto dei vizi a cui badare e non solo una bestiaccia fatta d'ansia da dover addomesticare, tutto sarebbe stato più semplice da mettere in pratica. Forse sarebbe diventata più ubbidiente, sinceramente incline a mettersi in gioco per il bene della sua famiglia. L'orecchino avrebbe fatto parte della sua quotidianità a trecentosessanta gradi e la magia l'avrebbe domata senza più covare un timore che, negli anni, era mutato in qualcosa di irrazionale e abitudinario.
Irrazionale e abitudinario. Così Altea aveva definito il suo dolore, durante l'ennesimo litigio scatenato da un bicchiere di troppo, uno dei tanti dopo la vicenda che, manco a dirlo, aveva causato la morte di Holmart per mano di quest'ultima.
Liza si era a lungo interrogata sulla questione per riuscire a superarla, sebbene un frangente in particolare, di quegli spaventosi attimi, ciclicamente tornasse a impedirglielo: la testa dell'erudito che si gonfiava, le vene a ramificarsi sul collo per l'incredibile mole di sangue pompata in pochi secondi, i capillari a scoppiargli nelle guance smunte assieme ai bulbi oculari nelle orbite. Un battito di ciglia, uno schianto simile a un barile lasciato cadere e il laboratorio sotterraneo si era macchiato delle carni e del sangue del vecchio.