Pov Nicola
Le palpebre sono ancora pesanti e gli occhi talmente secchi che sembrano essere pieni di sabbia.
Uno scrub alla sabbia.
Un toccasana per le mie cornee.
Porto una mano al viso e lo strofino infastidito. Sotto le dita percepisco chiaramente il gonfiore attorno agli occhi e la barba mi pizzica il palmo.
Ciò che mi deve aver destato non deve essere stata l'illuminazione nella stanza, che è ancora immersa nell'oscurità, anche se sta debolmente rischiarandosi. No, non è stato questo. E non è stata nemmeno la schiena, o le spalle o le gambe, che per quanto anchilosate possano essere, non è nulla che non abbia mai provato prima.
Ma allora cosa...?
Sondando la stanza, alla ricerca dell'elemento di disturbo, mi soffermo su mia moglie che respira regolarmente e il suo neonato che dopo aver poppato per quasi un'ora, riposa beato nella culla accanto a lei.
Demetra mi odia, e non posso di certo ignorare il perché.
Tutte le emozioni del parto potranno anche averle fatto dimenticare il suo nome, ma di certo non il fatto che io abbia deciso di annientarla.
Ironico pensare che solo qualche ora dopo la bomba che ho sganciato e una doppia sessione -non corrisposta- di sesso, le si siano rotte le acque.
Delle voci si intensificano velocemente. Qualcuno sta salendo le scale facendo un gran fracasso.
Mi rimetto in piedi velocemente, intenzionato ad uscire e a rimproverare chiunque si permetta di fare tutto questo baccano nei pressi di una stanza nella quale riposano una donna che ha appena partorito e suo figlio. Ma la porta si spalanca ancora prima che possa afferrarne la maniglia e la luce viene accesa.
In un attimo la calma e la tranquillità vengono spazzate via.
Una donna alta, matura, dai tratti marcati e dai modi esagerati prende d'assalto la culla e si produce in strilli eccitati che, come previsto svegliano il neonato che si mette a piangere.
Demetra si tira su di scatto voltando la testa come un falco in direzione del rumore.
"Mia adorata Cristina! Allora? Cosa te ne pare?" Derek fa il suo ingresso trionfale, incurante della situazione a dir poco assurda, incurante della sua ex moglie che, stremata dalla fatica, tira su il lenzuolo per coprirsi un po'.
E, ancora peggio, fregandosene altamente del comportamento a dir poco fuori luogo della sua accompagnatrice.
"Signora! Non le pare evidente che il bambino potrebbe non gradire i suoi strilletti?" mi avvicino a Demetra che però tiene le distanze stringendo le lenzuola tra le mani.
Nella stanza scende il silenzio - o quasi, dato che il neonato non la smette di piangere - Derek mi guarda con astio e Madame Cristina si solleva ergendosi in tutta la sua statura, sistemando il bavero di pelliccia del suo costoso cappotto.
"Mad.." comincia Derek, ma la donna lo interrompe, sovrastando col suo vocione tutto il resto.
"Intanto per lei sono e rimango solo "Madame" e inoltre non penso abbia nessun diritto per dirmi che cosa posso o non posso fare con questo sgorbio dato che" muove una mano guantata per aria e sbuffa divertita "sono io sua madre" poi con fare annoiato schiocca le dita e, strappate le lenzuola di dosso a Demetra le ordina "vedi di farlo stare buono adesso"
In un secondo Derek e la sua Madame escono dalla stanza chiacchierando a voce alta non premurandosi nemmeno di richiudere la porta.
In silenzio, con movimenti agili e svelti ricopro le gambe di Demetra e mi chino sulla culla.
STAI LEGGENDO
La donna di nessuno
RomanceL'unico destino in questo mondo è quello di appartenere ad un uomo. Un uomo che ti ama. Un uomo che ti compra. Un uomo che ti possiede. L'epilogo è sempre lo stesso. Un bracciale dimostra di chi sei, e di conseguenza chi sei. Una donna come poche al...
