Cap. 7 Di nuovo al lavoro

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Erano già trascorse tre settimane e mezzo da quel fatidico giorno in cui gli alieni avevano seriamente mirato alla vittoria definitiva, senza preoccuparsi di dover uccidere per ottenerla. Il Cafè era ancora in fase di ristrutturazione, ma Kyle contava di rimetterlo in sesto entro poco e Ryan stava lentamente guarendo, infatti aveva sostituito il gesso con un bendaggio stretto. L'unica consolazione, si era detto, era che ora poteva evitare di stare sdraiato a letto tutto il giorno o la maggior parte di questo. Tutto sembrava andare per il meglio, tranne...-Ma possibile che tu non sia arrivata a niente?!- sbottò esasperato il biondo. Gli ultimi raggi di sole illuminavano radenti il grande salone del Cafè Mew Mew ormai tornato al suo antico splendore. Era il pomeriggio del 17 dicembre e Ryan era più infuriato che mai.-Uffa! Potresti farmi aiutare dalle ragazze!- si lagnò lei. -Certo e gli alieni li sconfiggeresti tu, tutta da sola?- chiese avvicinandosi. Lo guardò torva, come a sfidarlo di dire il contrario di quanto aveva affermato lei stessa, ma lui continuò ad approssimarsi, ignorandone lo sguardo assassino. -Vedi che ho ragione io?-Va bene! Vorrà dire che mi impegnerò di più! Contento?- concesse infine, più per esasperazione che per vera convinzione. -Non devi far contento me, ma devi pensare a salvare la Terra.- le fece presente con voce severa. -Non te ne va mai bene una!-Se stiamo parlando del destino del pianeta no di certo.- ribattè secco. Strawberry rimase un attimo interdetta, indecisa se far valere le sue ragioni, poi chinò il capo capendo di aver torto. -Scusa, ho sbagliato.- mormorò, rialzando lentamente la testa e lasciando che i capelli carmini le accarezzassero le spalle. -Però è frustrante anche per me non ottenere risultati...-Ok, diciamo che è un periodo un po' sotto pressione... per entrambi.- concesse Ryan addolcendosi. In effetti la rossina non aveva tutti i torti a lamentarsi: al pomeriggio doveva lavorare al Cafè per le riparazioni, alla sera doveva fare i compiti e in qualsiasi momento doveva essere pronta per combattere... sì, poteva concederle qualche lamentela, ma non una tale inadempienza. "Come può non aver ancora trovato il Dampyr?", si chiese. "Che anche lui non voglia essere trovato?". -Ho capito, ti concederò ancora una settimana.- disse dopo qualche attimo di riflessione. Gli occhi castani della ragazza s'illuminarono di colpo. -Davvero lo faresti?-Non vedo soluzioni.- sospirò rassegnato lui. -Grazie mille, Ryan!- esultò saltandogli addosso. Lui non poté evitarsi di arrossire leggermente. -Strawberry... staccati!- ordinò cercando di farle mollare la presa. -Oh, scusa! Scusa!- accortasi di quello che aveva fatto si staccò immediatamente. -Ragazzi, avete finito di litigare?- chiese Pam facendo il suo ingresso nel salone. I due si voltarono a guardarla. -Non stavamo litigando.- dissero all'unisono. La modella li guardò poco convinta ed infine scosse il capo. -Comunque, se avete terminato, Kyle avrebbe bisogno di voi.-Per fare cosa?- volle sapere il biondo. -Per lavorare.- fu la celere risposta. All'udire quelle parole Strawberry sospirò perché ormai ci aveva fatto l'abitudine, mentre Ryan si corrucciò per niente disposto a lavorare. -Io ho altro da fare.- annunciò avviandosi già verso le scale. Alla risposta del ragazzo Pam non mosse ciglio, cosa che invece non fece la mew neko. -Eh, no!- replicò afferrandolo per la maglietta. -Tu vieni con noi.- concluse tirandolo non molto gentilmente giù dal gradino sul quale era salito.-Strawberry, lasciami!- ordinò secco lui, ma venne spudoratamente ignorato. -E' un ordine.-Non mi interessa...- rispose lei, continuando a trascinarlo, preceduta dalla compagna. Ryan stava per ribattere che lei non poteva disobbedirgli, ma ci ripensò e tacque. In fondo fare qualcosa che non era svolgere ricerche gli avrebbe fatto bene, almeno si sarebbe distratto.-Eccoci.- si annunciarono i tre arrivati. In verità solo due, dato che il biondino si era fermato sulla porta osservando crucciato tutti i presenti.-Ryan! Cosa fai qui?- fece Kyle stupito. L'altro indicò con un cenno del capo la ragazza al proprio fianco. -Chiedilo a lei.- suggerì. Strawberry, sapendo che si stava riferendo a lei, fu subito pronta a difendersi. -Ho pensato che un aiuto in più facesse comodo... in fondo questo locale è suo.- rispose, lanciandogli uno sguardo assassino. Ryan le restituì lo sguardo e tra i due iniziò una specie di lotta all'ultima occhiata, che alla fine vinse il ragazzo, come sempre. -Già che sono qui... cosa c'è da fare?- chiese avvicinandosi al tavolo ingombro di barattoli di vernice e pennelli. -Dobbiamo pitturare il Cafè.- disse il cuoco sorridente. -Tu e Strawberry potreste occuparvi della parete esterna.- propose. -Ma...!- fecero per ribattere i due. -Niente ma, prendete!- Pam, senza starli ad ascoltare, cacciò loro in mano dei pennelli e tre barattoli di vernice rosa. -Ora andate."Ma perché insieme?", si chiesero inconsciamente entrambi. Sbuffando uscirono dalla porta sul retro per poi fare il giro ed arrivare davanti al fianco buttato recentemente giù dagli alieni. Avrebbero avuto il loro bel daffare, considerò Ryan, osservando il grande pezzo di parete intonacato da pochi giorni. -Tieni.- molto rudemente mise in mano a Strawberry uno dei due pennelli. -Vedi di non fare pasticci!-Come ti permetti! Io sono abituata ai lavori manuali!- ribattè piccata. -Piuttosto sei tu quello che non deve far danno.Il biondo alzò lo sguardo su di lei, smettendo di rimescolare la vernice. -Attenta a quel che dici o ti riduco la settimana concessa a tre giorni.- la minacciò avvalendosi ulteriormente dei proprio occhi di ghiaccio. -Ugh! Va bene, sto zitta.- si affrettò a dire lei. -Bene...- mormorò l'altro, allungandole un barattolo. Rimasero a dipingere fino a che il cielo non si fu completamente oscurato. I lampioni si stavano già accendendo quando Ryan decise di smettere. Era stata una giornata faticosa e sia lui che Strawberry erano imbrattati di vernice dalla testa ai piedi: era vero che gran parte della colpa era della ragazza, divertitasi ad infastidirlo, ma anche il lavoro di per sé aveva fatto la sua parte. -Su, rientriamo.- disse il biondo raddrizzandosi. La mew rosa alzò lo sguardo leggermente intontita e si affrettò ad imitarlo. -Sono stanca morta!- piagnucolò lei stiracchiandosi. Il ragazzo le lanciò un'occhiata eloquente, ma non aggiunse altro. -Ho capito. Vai a casa prima di iniziare a lamentarti come una bambina.- sbuffò d'un tratto. Strawberry, intenta a raccogliere i pennelli e i teli, rimase di sasso. Aveva capito bene? Le aveva appena concesso di andarsene senza fare le pulizie? Certo, con il suo solito modo poco simpatico e irritante, ma l'aveva fatto. -Cos'è quella faccia?-Niente... solo, sei sicuro?- chiese ancora incredula. -Certo.- si limitò a dire e con quello il discorso era chiuso. La ragazza allora al sentirsi dire che non era uno scherzo s'illuminò e raggiante gli corse incontro, posandogli un bacio sulla guancia in segno di ringraziamento. Ryan, stupito, si limitò a spalancare gli occhi. -Vai, prima che cambi idea... buonanotte.-Grazie! Buonanotte anche a te.- urlò la rossa scomparendo dentro l'edificio. Ne uscì poco dopo con il cellulare all'orecchio, impegnata in una conversazione fitta fitta con il suo fidanzato Mark. Il proprietario del Cafè la sentì distintamente parlare di un appuntamento e quando lei lo salutò con la mano si limitò a rispondere con un flebile cenno del capo, leggermente deluso. Quando finalmente si fu allontanata sospirò stancamente e finì di raggruppare tutti gli attrezzi.Finito rientrò nel Cafè, già silenzioso a quell'ora perché anche le ragazze se n'erano andate. -Kyle! Dove li metto gli attrezzi per dipingere?- chiese a gran voce per farsi udire. Poggiò il tutto per terra ed accese la luce in attesa dell'amico. Il cuoco arrivò poco dopo ancora vestito da lavoro, con i pantaloni completamente schizzati di vernice. -Ah, Ryan. Avete già finito?- proruppe finendo di pulirsi le mani sul grembiule sporco.-Sì. Senti questa roba dove la metto?- il biondo indicò i barattoli, i pennelli e i tali di nailon posati sul pavimento. -Lascia, ci penso io.- si affrettò a dire l'americano. L'altro annuì appoggiandosi poi stancamente al bancone della cassa. -Ehi, ti vedo stanco. È stato faticoso?Ryan gli lanciò un'occhiata furtiva, cercando di capire se lo stesse prendendo in giro, ma vedendo la sincera apprensione dell'amico optò per una risposta negativa. Non si stava burlando di lui, anche perché non era nel carattere di Kyle. -L'unica fatica è stata sopportare Strawberry.L'altro lo guardò scettico mentre un sorrisino si faceva spazio sulle sue labbra sottili. -Ryan, valla a raccontare ad un altro. Lo sai che con me non funziona.- disse smascherando subito la piccola bugia. Il biondo sorrise: certo che Kyle lo conosceva proprio come le sue tasche! Be', d'altronde si poteva dire che per lui era una sorta di fratello maggiore.-Non è stato proprio il massimo dei divertimenti, ma almeno mi sono schiarito le idee.- ammise infine il diciottenne. -Ora vado a farmi una doccia. Buonanotte.- e detto questo prese a salire le scale.-Buonanotte Ryan.- rispose lo chef. "So che in verità ti sei divertito questo pomeriggio...", pensò tra sé mentre si chinava a raccogliere i barattoli mezzi vuoti di vernice. Un'altra settimana scivolò via e venne il momento di riaprire il Cafè Mew Mew. Non appena saputa la notizia tutti i clienti abituali si erano precipitati per la riapertura e già il primo giorno nel locale si registrarono ben due pienoni. -Caspita! Guardate quanta gente!- esclamò contenta Paddy, facendo trillare il campanellino apposto al fiocco della divisa. Per il periodo natalizio tutto il Cafè si era vestito a festa con ghirlande e rosse decorazioni e così anche le cameriere. Kyle aveva dato loro delle divise a tema, tutte nei colori verde e rosso, per niente pacchiane e simili alle divise abituali. Tutte ne erano state contente, persino Mina che di solito era incontentabile. -Hai ragione, c'è il tutto esaurito.- convenne Lory, consegnando il resto a una coppia di giovani. In assenza di Kyle o Ryan si occupava lei della cassa. -E' stata una bella riapertura per il Cafè.-Ci puoi scommettere e la migliorerò con uno dei miei numeri!- asserì la biondina, estraendo una pila di piatti di ceramica e qualche bastoncino per tenerli in equilibrio. -Raddoppierò i clienti!- promise e detto questo si lanciò in mezzo al salone facendo roteare le porcellane, senza dare a Lory la possibilità di fermarla. -Sempre la solita.- commentò infastidita Mina. La mew verde si voltò a guardarla e si stupì di non trovarla seduta al solito tavolo a sorseggiare thè, ma con un vassoio pieno di dolci in mano. -Che c'è?- chiese la mora notando lo sguardo stupito della compagna. Lei si affrettò a scuotere la testa, facendo ondeggiare le piccole trecce. -Nulla... solo, è strano vederti lavorare...-Come?! Io lavoro sempre!- protestò la mew bird."Sì, come no.", pensò dentro di sé l'altra. -Non è perché oggi è quel giorno?- azzardò a chiedere.-Non c'entra niente! Figurati se lo faccio per quello!- smentì voltando il capo da un'altra parte quasi fosse indignata. -Secondo me vuoi dare una mano dato che Kyle ha molto da fare, Pam è fuori per un servizio e Ryan non c'è perché oggi deve togliere la fasciatura.- continuò convinta. La ballerina arrossì e le lanciò uno sguardo obliquo che voleva avvertirla di stare zitta. Il tutto però confermava le supposizioni di Lory.-Sei proprio gentile, Mina.L'altra se ne andò bofonchiando che lei non lo stava facendo per nessuno in particolare e che non era affatto obbligata a dare una mano. Sorridente la mew verde tornò ad occuparsi dei clienti. Poco dopo sentì qualcuno picchiettare sul bancone e così alzò lo sguardo per vedere chi fosse.Una Strawberry più allegra del solito le stava davanti. -Strawberry... posso aiutarti?- chiese, leggermente stordita dal sorriso abbagliante dell'amica. -Sì. Potresti farmi il conto del tavolo diciotto?- chiese porgendole il foglietto con le ordinazioni.-Ma certo.- sorrise benevola iniziando a digitare sulla cassa. -Ti vedo allegra oggi, come mai?- osservò dopo un po'. La rossa smise di guardare Paddy, intenta in uno dei suoi soliti spettacolini e si concentrò su di lei. -In che senso?-Non so, sprizzi energia e felicità da tutti i pori.- disse.-Ah, sarà il Natale!-Capisco. Lo passerai con Mark?-Uhm... sì.- ammise imbarazzata. Che carina: ogni volta che si parlava di Mark lei arrossiva come una bambina, si vedeva che era innamorata.-Gli hai già comprato un regalo?- chiese, sinceramente interessata. Se possibile la mew neko arrossì ancora di più. -Sì. Quest'anno ho già comprato il regalo.- rivelò felice.-Capisco... ecco tieni.- disse dandole il conto.-Grazie!-Spero che si ricordi anche dei nostri regali.- intervenne Mina poggiando il vassoio vuoto. Lory si voltò ad osservarla. -Dopo quello che sto facendo me lo deve.- aggiunse.La ragazza con gli occhiali si trattenne dal ridere e lanciò un'occhiata all'orologio. -Non so se ti consola, ma fra cinque minuti inizia la pausa.- l'avvertì.Mina scattò come una molla e disse:-Io sono in pausa. Non cercatemi.Detto questo si liberò del grembiule e si andò a sedere al solito tavolino. "E' incorreggibile!", si disse divertita Lory. Intanto all'ospedale Ryan stava pazientemente attendendo il momento in cui si sarebbe definitivamente liberato di quell'odiosa fasciatura. Erano ormai quaranta minuti che stava seduto, braccia e gambe conserte, su quella sedia scomodissima. Sapeva di essere al limite della sopportazione, ma una sfuriata in un luogo pubblico non ci voleva e non sarebbe neanche stata nel suo stile. Lanciò l'ennesima occhiata nervosa all'orologio da parete appeso nella sala d'aspetto quando sentì aprirsi una porta. Istintivamente si voltò e quando sentì pronunciare il proprio nome si alzò fluidamente, non tradendo nessuna emozione. -Buongiorno, signor Shirogane.- lo salutò il medico stringendogli educatamente la mano. Con un gesto lo invitò ad accomodarsi. -Finalmente oggi potrà togliere la fasciatura.- aggiunse con un sorriso.-Confesso che non vedevo l'ora.- disse il ragazzo, sorridendo a sua volta. L'uomo annuì benevolo.-Bene, allora proporrei di iniziare subito.- asserì, alzandosi da dietro la scrivania e raggiungendo il lettino per le visite. -Si sieda qui e tolga la maglia.Ryan fece come gli era stato detto con accondiscendenza. Stentava a crederci che entro poco avrebbe riacquistato la piena padronanza e libertà del proprio corpo. Oltretutto, se pensava al motivo per cui tutto quello era successo si sentiva stranamente vittorioso verso Quiche. Stava ancora vagando con la mente quando il dottore lo riportò alla realtà, avvicinandosi a lui con un paio di forbici. -Sollevi le braccia, per favore.- lo pregò. Subito l'americano obbedì e l'altro cercò il punto adatto per poi iniziare a tagliare il bendaggio. Non ci mise molto, ma al ragazzo sembrò comunque un'eternità. Finalmente quando anche l'ultima benda scivolò sul lettino il medico annunciò soddisfatto che rimaneva solo da controllare se le ossa si erano rinsaldate correttamente. -Le fa male se tocco qui?- chiese facendo pressione sulla parte sinistra del torace.Con un piccolo sorriso ad illuminargli il viso Ryan rispose:-Assolutamente no.L'uomo continuò a tastargli il torace con movimenti esperti e metodici, chiedendogli ogni tanto se sentisse dolore. Ogni volta il biondo rispose negativamente.-Benissimo. Non c'è nulla di anomalo e le ossa si sono rinsaldate perfettamente. Signor Shirogane è ufficialmente guarito.- rilevò scrivendo velocemente qualche appunto. -Però...- aggiunse sollevando il capo. -...questo non vuol dire che deve già pensare a come farsi nuovamente male. Quindi la prego di usare riguardo nei prossimi giorni e di fare della riabilitazione per i muscoli e le ossa.- concluse, osservando l'euforia del proprio paziente smorzarsi leggermente. Al gesto affermativo del ragazzo tornò a concentrarsi sul rapporto.-Non farò sciocchezze, dottore.- promise. "Almeno per un po' di tempo... ma non posso prometterle che non le farò più.", pensò tra sé. L'uomo annuì soddisfatto e gli porse il referto. -Grazie e arrivederci.-Arrivederci.- salutò l'altro. Senza attendere un altro secondo Ryan uscì rapidamente dall'ospedale e quando fu fuori estrasse il cellulare dalla tasca dei pantaloni e scrisse un breve e conciso sms che poi inviò ad un numero a lui molto famigliare. Fatto ciò si apprestò a tornare al Cafè.-Ragazze, sta arrivando!- disse Kyle con voce agitata. Tutte le cinque mew mew annuirono e terminarono di riordinare il locale. Avevano deciso di fare una piccola festa per Ryan anche se sicuramente lui avrebbe sbuffato, dicendo che non ce n'era bisogno e che era una stupidaggine. Comunque diedero gli ultimi ritocchi e si appartarono assieme a Kyle, ideatore della "festa", dietro al bancone. -Sicuramente dirà che non gli fa né caldo né freddo.- commentò pessimista Strawberry. -Secondo me non lo dirà.- Pam espresse decisa la sua opinione. La rossa rispose con un'alzata di spalle prima che Mina le intimasse di stare zitta e buona. Infatti poco dopo ecco che la porta del locale si aprì e Ryan fece la sua comparsa all'interno del Cafè."Come mai è tutto buio? E cos'è questo silenzio? Non vorrei che...", ragionò avanzando qualche passo in cerca dell'interruttore. -Ragazze? Kyle?- chiamò per nulla raggirato.Ed ecco che le luci si accesero di botto e le cinque mew mew e Kyle balzarono fuori dal loro nascondiglio gridando:-Sorpresa!Il biondo americano non mostrò stupore perché sicuramente aveva già intuito cosa aveva preparato Kyle. Al contrario delle aspettative sul suo viso si fece spazio un sorriso, che stupì più di tutti Strawberry, abituata alle sue irritanti reazioni.-Congratulazioni per la guarigione, Ryan!- esordì proprio Kyle dandogli una pacca sulla spalla. -Be', grazie.- mormorò lui, leggermente imbarazzato. Certo, non se l'era presa ma non si era detto che non sarebbe stato in imbarazzo. -Ma...-Ecco sta per dire che non ce n'era bisogno e che potevamo risparmiarcela.- terminò per lui la rossina. Lui la guardò confuso prima di voltarsi di nuovo verso l'amico che considerava quasi come un fratello. -Veramente volevo dire che non voglio che tu mi faccia mangiare a forza tutta la torta.- rivelò lanciando uno sguardo sbeffeggiatore a Strawberry. Lei abbassò lo sguardo, arrossendo. -Hai fatto cilecca, cara la mia gattina.-Su, andiamo a festeggiare!- esultò Paddy.-Sì, ma niente festa sfrenata, domani c'è scuola.- ribadì il proprietario del Cafè. -Vuoi tornare a scuola ad una settimana dalle vacanze di Natale?- chiese allibita la mew neko.-Siamo già a Natale?- chiese stupito il bel biondo. -Non me n'ero accorto...Tutte si misero a ridere mentre Kyle gli si avvicinò e gli sussurrò ad un orecchio:-Hai lavorato come un mulo anche durante la convalescenza.-Non avevo altro modo per occupare il tempo.- rispose prontamente l'amico. Il cuoco scosse la testa, sorridendo con rassegnazione e diede ufficialmente inizio al party. In un lato del grande salone era stata imbandita una lunga tavola e tutto il locale era decorato a festa. Be', non si poteva mica dire che Kyle avesse fatto le cose tanto per fare...-Quanto ci hai messo per preparare tutto questo?- gli chiese Ryan per l'appunto. L'altro finì di sorseggiare il suo aperitivo analcolico e rispose:-Poco. Mi hanno aiutato anche le ragazze.-Capito. Anche Strawberry?-Sì. Perché?-Non so... sarà una mia impressione, ma mi sembra arrabbiata col sottoscritto.- affermò. Il cuoco lanciò uno sguardo prima all'amico e poi alla ragazza che, intristitasi improvvisamente, se ne stava in un angolo. -Forse è in imbarazzo per la questione dell'ingessatura, non so... prova a parlarci.- suggerì Kyle. Ryan non si fece pregare troppo e alla fine raggiunse la ragazza. -Hey, come mai te ne stai qui tutta sola?- chiese cercando di avviare una conversazione.Strawberry alzò le spalle e disse:-Così...-C'è qualcosa che non va?- la interrogò l'americano. -No. Tutto a posto.Era strana. Rispondeva evasivamente, tenendo ostinatamente il capo reclinato e sembrava preoccupata per qualcosa. Ryan voleva capire, come sempre.-E' per colpa mia?- azzardò a chiedere.Lei alzò di scatto lo sguardo. -No!-Allora è per la questione della ferita? Sai già come la penso...-No.- questa volta non alzò la voce, ma riabbassò lo sguardo non riuscendo a sostenere quello del suo interlocutore.-Sei sicura? Non ti stai arrovellando il cervello per trovare una scusa ancora intentata?- indagò sempre più sospettoso. -No, non è per quello!- asserì rialzando gli occhi. Non lo avesse mai fatto! Si ritrovò il volto di Ryan a pochi centimetri dal proprio e la cosa la fece arrossire all'inverosimile oltre a farle venire una voglia matta di fuggire. "Oddio...", pensò tra sé. -Bene...- lui sorrise rincuorato e quel sorriso bastò a sciogliere la ragazza, come succedeva spesso da un po' di tempo a questa parte. -Ehm... in verità...-In verità?-Ecco... io...-Tu?-La smetti di farmi il verso?!- sbottò irritata per il comportamento di Ryan.-Ok, ok.- il biondo alzò le mani in segno di resa. Certa che non lo avrebbe rifatto, Strawberry continuò.-Insomma... io volevo sapere... che cosa ti piacerebbe ricevere... per Natale.- riuscì a dire dopo tante interruzioni. "Adesso di sicuro scoppierà a ridere dicendo che lo sto prendendo per i fondelli!", si disse, facendosi da sola il malocchio.Al sentire quella richiesta rimase a fissarla incredulo. Gli aveva appena chiesto se desiderava qualcosa per Natale?! Questo voleva dire che aveva l'intenzione di fargli un regalo? No, impossibile... Probabilmente era l'atmosfera natalizia a farle dire certe cose, si convinse il ragazzo.-Per quale motivo?- chiese ancora confuso. -Be', per farti un regalo...- specificò lei.-Questo l'avevo capito, ma per quale motivo?- puntualizzò.-Per sdebitarmi... insomma per farmi perdonare la ferita.- ammise. Ecco, finalmente l'aveva detto. -Ti ho detto che non ce n'è bisogno.- sbottò voltando la testa di lato. -E invece sì!- controbatté lei. Lui tornò a fissarla, ammiccante. Aveva deciso di ucciderlo diventando di punto in bianco premurosa nei suoi confronti? -E poi non è solo per quello...- sperò ardentemente di non essere sentita, ma la fortuna giocò a suo sfavore.-E per cosa, allora?- volle sapere l'altro.Strawberry deglutì a fatica. -Non ci dev'essere una ragione per fare un regalo a qualcuno! Lo voglio fare e basta!- abbaiò, messa alle strette dalle domande mirate del ragazzo. -Va bene... allora aspetterò con ansia il tuo regalo.- sussurrò, avvicinandosi pericolosamente alle sue labbra. La mew neko chiuse disperatamente gli occhi, sperando che non facesse ciò che pensava lei, ma lui non aveva intenzione di fare proprio nulla e dopo poco si scostò. -Ah, di' al prof che tornerò dopo le vacanze.- si raccomandò prima di allontanarsi. Aveva cambiato idea. In effetti si meritava un po' di vacanze."Quindi mi toccherà tornare in quella gabbia di matti?", si chiese abbattuta. Il pomeriggio trascorse veloce e arrivò in fretta il domani. Come sempre Strawberry arrivò in ritardo a scuola e dovette rimanere fuori dall'aula per tutta la prima ora, sbeffeggiata dal professore. Allo scadere della punizione chiese di poter uscire in cerca del professor Ibata. Stranamente le concessero il permesso e lei filò dritto a cercarlo. Per sue sfortuna lo trovò nella classe di Ryan e così il suo incubo -ossia dover affrontare ancora quelle galline delle sue compagne- si avverò. Come l'altra volta bussò discretamente alla porta e quando sentì la voce del giovane uomo invitarla ad entrare fece quanto detto. -Buongiorno, mi scusi se la disturbo.- disse educata. Subito tutti gli sguardi femminili presenti nell'aula si puntarono su di lei. -Oh, tu sei la ragazza dell'altra volta, l'amica di Shirogane.- disse vagamente sorpreso.-Sì.- confermò Strawberry. -Hai notizie?- chiese gentilmente l'altro. Lei si limitò ad annuire mentre le studentesse balzarono, irrigidendosi, sui banchi. -Come sta?-Bene. Ieri ha tolto la fasciatura, si può dire che sia guarito.- rispose, iniziando a torturarsi le mani con nervosismo. Proprio non le piaceva quella situazione. -Ne sono contento.- asserì il professore, lasciando che un sorriso illuminasse il suo volto. -Sì, però ha detto che tornerà dopo le vacanze natalizie.- si affrettò ad aggiungere la rossa. Ed ecco che tutte le ragazze si infiacchirono d'improvviso, perdendo la loro altrettanto improvvisa vitalità. -Certo, d'altronde non avrebbe senso venire a scuola per una sola settimana...- le diede ragione l'uomo. -Va bene, se non c'è altro puoi andare, grazie.-Ehm, grazie a lei e arrivederci.- salutò inchinandosi. Ibata rispose con un cenno educato del capo. Dopo essersi congedata Strawberry potè finalmente tirare un sospiro di sollievo. "Mamma mia! Anche questa è fatta! Adesso mi rimane solo... il regalo.", pensò incamminandosi verso la propria aula, dall'altra parte dell'edificio. Intanto al Cafè Kyle e Ryan si stavano occupando dei clienti, fortunatamente pochi a quell'ora del giorno. Approfittando di un momento di pausa il biondo introdusse un argomento che in quel periodo era al centro dei suoi pensieri. -Kyle, ti rendi conto che siamo in alto mare?- proruppe, poggiando sul tavolo della cucina i piatti sporchi. L'amico alzò lo sguardo dalla fetta di torta che stava guarnendo e chiese:-Ti riferisci al vampiro o al Dampyr?-Entrambi!- sbuffò il ragazzo. -Non riesco ad ottenere risultati in nessuna delle due direzioni e la cosa mi frustra parecchio.-Non ti preoccupare.- Kyle non potè trattenersi dal ridere a causa dell'espressione imbronciata dell'amico. -Hai detto che il vampiro ti si è mostrato?- chiese ricordandosene improvvisamente.-Sì... almeno credo che fosse lui. Non penso esistano molti lupi così.- rispose pensieroso.-Capisco.- annuì l'altro abbassandosi per continuare la propria opera. -Però, se questo vampiro è scaltro come sembra, non penso che si farà scovare tanto facilmente.-Lo penso anch'io.- sospirò Ryan. -Dovremo attendere che sia lui a fare la prima mossa.Il ragazzo biondo annuì e fece per prendere i due piatti con le fette di torta quando il suo sguardo cadde su una bustina bianca vicino al lavello. Subito percepì il dolce profumo della vaniglia e capì che era un sacchetto contenente quell'aroma. Kyle, notò, non sembrava farci caso, forse perché aveva i sensi storditi dagli innumerevoli odori della cucina."Un attimo... gli odori... i sensi assuefatti... Ci sono! So come trovare il Dampyr!", realizzò. Incredibile a dirsi aveva ricavato un piano solo annusando un profumo. Entusiasta prese i piatti ed uscì in tutta fretta dalla cucina. Kyle lo guardò confuso prima di tornare al proprio lavoro. Non fece in tempo a mettere nemmeno la panna sulla fetta di torta alle fragole che Ryan ripiombò nella stanza.-Kyle, devo andare.- disse solamente. -Torno prima di pranzo.-Sì, va bene, ma...- fece lui smarrito.-Ti spiego tutto più tardi!- promise il ragazzo scomparendo oltre la porta. -Ah, benedetto ragazzo...- sospirò Kyle, accostandosi al forno per controllare la cottura di altri dolci. Il biondo entrò in garage e tirò fuori la sua Honda. Infilò guanti e casco e montò in sella, per poi partire con una sgommata. All'ora di pranzo, come promesso, eccolo di ritorno. Con calma riposizionò la moto e rientrò al Cafè. A quell'ora il locale era deserto perché tutti erano a pranzo nei ristoranti oltre che essere loro in pausa. -Kyle, sono tornato.- si annunciò, sfilandosi il giubbotto di pelle e appoggiandolo sulla sedia dietro il bancone, suo solito posto di lavoro. -Ah, Ryan. Bentornato.- lo salutò il ventunenne.-Cosa stavi facendo?- chiese il ragazzo notando gli occhiali di Kyle. -Eri giù in laboratorio?-Uh? No, sono venuti quelli da cui ho comprato il necessario per riparare il Cafè per portarmi la fattura.- spiegò sfilandosi le lenti. -Allora, ora vuoi spiegarmi cosa hai scoperto?- chiese facendosi curioso. -Sì, ora ti faccio vedere.- disse compiaciuto. Tornò al bancone e frugò in una tasca del giubbotto, estraendone subito dopo un sacchettino. Kyle lo guardò interrogativamente:-E quello che cos'è?-Un sacchetto impermeabile.- spiegò l'altro, ma l'espressione del moro non cambiò minimamente. -Al suo interno c'è del sangue di maiale.- si decise a rivelare il biondo. Ed ecco che tutta la situazione fu chiara anche al cuoco. -Ho capito. Bella pensata, Ryan!- si complimentò. -Spero solo che funzioni.- replicò lui, osservando attentamente il piccolo oggettino. -Vuoi provare questa settimana?- chiese l'altro americano, appoggiandosi al piano del bancone. -Uh? No. Aspetterò la fine delle festività, anche se è rischioso.- rispose Ryan riscuotendosi. -Spero solo di non dare troppo vantaggio al vampiro, aspettando.- aggiunse. -Speriamo...- si augurò l'amico. Stesso giorno, stessa ora, Ginza. "Uffa! Come cavolo faccio?!", si chiese per l'ennesima volta Strawberry. Era appena uscita da scuola e invece di andare direttamente al Cafè stava passeggiando per l'affollatissimo quartiere commerciale di Tokyo. E la cosa più assurda era che stava cercando un regalo per l'ultima persona al mondo che, in circostanze normali, se lo sarebbe meritato. Almeno secondo il suo metro di misura. Eh sì, stava cercando un regalo di Natale proprio per Ryan Shirogane, il suo datore di lavoro. "Non so nemmeno cosa gli piace e voglio fargli un regalo. Sono una stupida!", si disse fermandosi ad osservare una vetrina. "Inoltre qui costa tutto un occhio della testa!", aggiunse passando ad un negozio ancora più costoso del precedente. -Non ci riuscirò mai...- mormorò, specchiandosi nel vetro decorato con fiocchi di neve di una gioielleria.Rimase a rimirare la propria immagine sconsolata per alcuni minuti, finchè il suo cervello intorpidito non iniziò a lavorare e le venne un'idea. In realtà, ripensandoci, le parve la cosa più semplice da fare. Estrasse il cellulare dalla cartella e compose rapidamente un numero.Il telefono squillò due volte prima che qualcuno rispondesse. -Pronto?-Ciao Kyle, sono Strawberry.- disse fermandosi ad un semaforo rosso. -Strawberry, dimmi, hai bisogno di qualcosa?- chiese cordiale. -In verità sì.- ammise lei attraversando la strada. -Ti ascolto.- la invitò a parlare il ragazzo. -Ecco... io dovrei fare un regalo a Ryan, ma... non so...- lasciò la frase in sospeso. -Non sai cosa possa piacergli?- terminò per lei Kyle.-Esatto.- annuì. -Se fossi in te proverei ad andare su qualcosa di semplice, sobrio.- le consigliò. -Ok, ma in sostanza? Aiutami!-Un profumo o...- ma non ebbe il tempo di terminare la frase perché la mew neko lo interruppe.-Black xs?-Il profumo di Paco Rabanne?- chiese lui. -Sì, quello!- confermò esaltata.-Sì, Ryan me ne aveva parlato un giorno, ha detto che non era male.- disse vagando con la mente. -Ok. Grazie mille Kyle!-Sei sicura di farcela con i soldi?- chiese preoccupato.-Sì, sì! Ciao, a dopo.- e riattaccò. Rimesso a posto il cellulare entrò nella profumeria davanti cui si era fermata ed acquistò proprio una confezione di Black xs con tanto di pacchetto regalo.Tutta contenta tornò trotterellando al Cafè.-Kyle!- chiamò a gran voce. Senza farsi attendere il cuoco fece la sua comparsa nel salone. -Ma, dove sono le altre?- chiese guardandosi attorno perplessa.-Sono ancora in pausa.- rispose calmo il ragazzo. Strawberry annuì col capo e si affrettò a poggiare il pacchetto che aveva in mano sul tavolo. -Quello è ciò che penso che sia?- chiese guardandola tra il compiaciuto e il malizioso. -Sì...- ammise lei con un filo di voce. Chinò il capo cercando di nascondere il diffuso rossore sul proprio viso. "Non credevo lo facesse sul serio...", pensò sorpreso. -Sono sicuro che lo lascerai di stucco.- disse invece. -Lo credi?-Quando mai hai visto Ryan ricevere un regalo da qualcuno che non fossi io?- chiese lui.La rossa ci pensò su un attimo. -Una volta. Da Megan.-Sì, ma quello non conta... perché Ryan...- si fermò di botto. Stava per rivelare che il biondo aveva accettato il regalo solo per cortesia, ma che questa volta sarebbe stato diverso perché a fargli il regalo sarebbe stata la persona che amava, ossia Strawberry. Resosi conto di aver sfiorato il disastro, decise di correggersi. -...dicevo che Ryan non lo ha considerato tale. Mentre con il tuo sarà diverso.- concluse. All'espressione timorosa della ragazza tirò un sospiro di sollievo. "Per fortuna non se n'è accorta.", ringraziò mentalmente tutti i Kami. -Se tu dici che lo accetterà ci credo, ma come faccio a darglielo?- chiese per nulla rassicurata. -Strawberry, mica ti mangia!- Kyle non riuscì a trattenersi e finì per ridere delle paranoie dell'amica. -Certo, magari ti sembrerà strano... ma ti consiglio di comportarti come sempre.-Ossia consegnarglielo mentre litighiamo?- fece scettica. -Se serve a lasciarlo senza parole per una volta, sì...-D'accordo, vedrò di trovare un modo... adesso vado a cambiarmi. Me lo potresti tenere tu fino a stasera?- chiese sollevando il sacchettino. -Sì, non c'è problema.- sorrise cordiale. -Grazie.- lo ringraziò lei avviandosi ai camerini. -Ah, ehm... dov'è Ryan?- chiese fermandosi in prossimità della porta. -Non c'è. È uscito."Per fortuna!", sospirò lei. Un potente gancio si abbatté sul sacco. Ormai aveva perso il conto di quanti pugni vi aveva sferrato, ma non gl'importava: doveva fortificarsi fisicamente altrimenti la prossima volta non avrebbe avuto modo di sopravvivere. Era con questo pensiero fisso che da più di mezz'ora Ryan continuava ad assestare pugni al sacco da box, unico atleta nella palestra deserta. Dato che conosceva il proprietario aveva la possibilità di entravi quando voleva ed era quello che faceva da circa tre giorni: quando sentiva il forte impulso di prendere tutto a pugni o si sentiva frustrato si recava lì perché aveva imparato che tirare pugni a quella sacca rossa gli sgombrava la mente oltre che potenziargli il corpo. Poi, se bombardare quell'avversario inerme di cazzotti non bastava, si buttava in piscina e faceva cinquanta vasche e più fino a sbollire. "Dovevo scoprirlo prima questo metodo...", pensò assestando un pugno talmente forte che fece roteare su se stesso il sacco. "Inoltre funziona anche come allenamento."Tirò altri due ganci e si mise a girare attorno al suo anti-stress, sferrando pugni e schivando ogni qualvolta il sacco cercava di colpirlo, tirato indietro dalle catene a cui era appeso. Il sudore gli aveva incollato tutti i capelli al viso e gli scendeva copioso lungo la schiena nuda, andando a bagnare i pantaloni larghi. Ansimando leggermente si fermò, detergendosi le fastidiose gocce dal viso col dorso della mano. Inaspettatamente trovò la benda con cui l'aveva avvolta sporca di sangue, confuso andò a guardare anche la destra e si accorse che il tessuto si stava tingendo di rosso a causa di piccole escoriazioni sulle nocche. "Tsk! Che stupido! È ovvio che sanguini, non sono abituato.", considerò svolgendo il bendaggio."Va bene, dato che le mie mani per oggi non ne vogliono più sapere andrò a farmi una nuotata...", decise bloccando il sacco con fermezza. Raccolse le bende sporche e la bottiglietta d'acqua e si recò negli spogliatoi. Poco dopo eccolo comparire sul trampolino della piscina con indosso un costume a mezza gamba nero. Si stiracchiò brevemente e poi si avvicinò al bordo. Come un campione olimpico di tuffi prese un respiro profondo, poggiò le dita delle mani davanti ai piedi e con una spinta spiccò un balzo, incurvando la schiena e puntando verso la piscina sottostante. Bucò la superficie dell'acqua come un proiettile sparato a folle velocità e riemerse a bordo piscina, scrollando i capelli bagnati. Prendendo un'altra boccata d'aria scomparve sott'acqua e coprì l'intera lunghezza della vasca sfiorando col petto il fondo e nuotando con un perfetto stile a delfino. Percorse la vasca in tutti i modi: facendo capriole, virate, cambi di stile improvvisi, ma anche lasciandosi trasportare dall'acqua come un morto. Alla fine, quando si accorse di aver passato troppo tempo in ammollo, decise di uscire. Sentiva tutto il corpo lamentarsi per l'eccessivo e inusuale sforzo, ma si sentiva calmo e lucido."E' tardi...", si rese conto guardando il display del cellulare una volta arrivato nello spogliatoio. Velocemente andò a farsi una doccia, si rivestì ed uscì, diretto al Cafè.

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