Era una notte buia e tempestosa, in tutti e tre i posti.
Il primo era fuori dal vecchio pub, dove i lampi illuminavano l'oscurità del bosco incombente. Il secondo posto era dentro le vetuste assi, dove non c'era modo di vedere molto alla luce vaga di alcune lampadine ad incandescenza che andavano e venivano. Nel terzo posto, ancora più dentro, nella testa della ragazza minuta, si alternavano momenti di buio di paura a lampi di voglia di reagire, di dare una svolta alla vita.
Era arrivata in paese da poco, aveva preso una piccola casa adeguata più allo stipendio che ai veri bisogni, un po' isolata esattamente come si sentiva lei.
Nell'unico bar trattoria ristorante pub del paese, a parte il vecchio allampanato al bancone, c'erano solo quattro barbogi col bicchiere di vino sempre semivuoto.
Così quando una sera lo vide entrare, camicia aperta sugli addominali scolpiti, cappello da cowboy e una forte abbronzatura, non riuscì a resistere molto.
Si sedette davanti a lei con un bicchiere di birra, e cominciò a parlarle senza farsi problemi, muovendo le mani con le dita nodose e guardandola negli occhi.
Vuoi la sorpresa, vuoi che capisse solo la metà delle parole per il volume alto della voce, lei rimase coinvolta e attratta da lui. Raccontava di viaggi, di moto, di libertà, cose che lei aveva solo sognato da lontano.
Dovette concentrarsi per cercare di seguire i suoi discorsi, interveniva ogni tanto, ma le costava fatica. Era invece come se le parole fossero un ingrediente, qualcosa che dava forza a uno spirito ribelle che si faceva forza fra le paure quotidiane dentro di lei.
Cominciò a sentire che le gabbie che la avevano tenuta ferma, prima apparivano e poi fra le parole di lui, fra mari, cieli, pianure, queste sbarre svanivano e una nuova ansia cominciava a spingerla da dentro.
Nel momento più acuto, mentre lui parlava di mustang e corse, di sudore e criniere, lei trattenne il respiro per paura di scoppiare.
E il mondo si fermò. Tutto rimase sospeso, le luci, i barbogi, le mani di lui nell'aria, tutto era congelato mentre lei cercava di non espirare. E allora lo sentì, una grande figura alle sue spalle, senza girarsi ne percepiva l'ampiezza come se avesse un grande mantello aperto.
Lo vide nelle pupille del cowboy, lo sentì alle sue spalle, incombere su di lei, ma non per intimorirla, quasi per proteggerla.
Non si girò, non esalò il suo respiro ancora, ma allargò la luce dentro di sé a scacciare le ombre che la turbavano, e la figura dietro di lei divenne sempre più chiara, più bianca, finché ne vide il riflesso sulle cose che aveva davanti.
Alla fine, scoprì che dentro di sé c'era tutto, la voglia di libertà era amore per la vita, l'ansia di spezzare il recinto era una spinta a combattere per sé stessa, la guerra dentro era avvolta dalla pace di restare sé stessa.
Esalò il respiro e piano il mondo riprese a muoversi, il cowboy beveva la sua birra, finalmente zitto un momento e lei strinse il suo bicchiere con decisione.
Non era più la ragazza isolata. Era diventata il punto focale, il centro del suo mondo. La sua vita ordinata era stata distrutta, ma in quel vuoto, aveva trovato la sua vera, terrificante libertà. Aveva capito che la vera tempesta non era fuori, ma dentro di lei, e ora, per la prima volta, sapeva come farla esplodere.
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