Naturalmente passo un'altra ora a fare finta di essere interessata alla lezione e a giocare a passarmi la matita tra le dita.
"Clifford, anche oggi ha deciso che la lezione di letteratura è per lei noiosa?"
Alzo lo sguardo verso la vecchia che hanno messo dietro la cattedra e solo perchè mi ha fatto sentire importante dandomi del lei non annuisco. Mi porterebbe forse nei casini.
"Mi scusi professoressa, mi sono distratta"
Appena vede il mio visino da angoletto alza gli angoli della bocca e continua a parlare scrivendo di tanto in tanto alla lavagna.
Il suono della campanella è un po' come quando la nonna mi diceva che per cena aveva fatto la pizza. Un suono stonato, ma perfettamente rallegrante.
Lancio lo zaino sulle spalle ed esco dal vecchio istituto pieno di adolescenti con gli ormoni a palla, quasi come se fossero andati per la loro prima volta in discoteca.
Tutte le teste degli alunni sono coperte da tessuti colorati e bagnati.
Ombrelli colorati, a fiori, trasparenti per chi ha le idee precise e tutto programmato.
I cappucci delle felpe per coprire i capelli per chi non si preoccupa di niente, per chi ama essere sorpreso dagli avvenimenti.
La pioggia è la cosa che più odio insieme all'oceano.
Quando tutto è successo, quando tutto mi è caduto addosso ho dovuto farlo, ho dovuto farmi coraggio e con gli occhi chiusi aiutare mio fratello. Ricordo ogni singolo momento, ogni singolo respiro irregolare. Ricordo anche la pioggia, la pioggia che batteva sui vetri provocando rumori continui che ignoravano il casino che c'era già nei nostri cuori nonostante il silenzio e continuava a disturbare.

"Isabelle aspettami" una delle voci che più ascolto in questo periodo mi chiede di fermarmi.
Fermarmi? Dove sto andando?
Neanche ci ho dato troppo peso, mi sono fatta portare dalle gambe, dal ricordo, dalla pioggia che mi bagna i capelli scoperti.
Io non sono né una di quelle che programmano, né una di quelle che se ne fregano. Io ci rimango fregata a basta.
"Isa"
Mi fermo all'istante e alzo gli occhi dall'asfalto lucido.
La voce è più vicina, più calma, riesce a farmi smettere di pensare, ma allo stesso tempo quella voce ha pronunciato la parola che riporta a galla tutto.
Due grandi mani mi prendono i fianchi e solo ora lo vedo di fronte a me. L'acqua non bagna più i capelli, ma ho le guance naturalmente bagnate non dalla pioggia e gli occhi rossi e piccoli.
"Luke"
Dico cercando di non singhiozzare.
Ha quegli occhi così chiari e vuoti. Non dovrebbero esprimermi niente come ogni volta che mi guarda, provo a non capirci niente, ma vedo qualcosa di diverso intrappolato in quegli occhi. Vedo forse compassione, mista a stanchezza.
Si, vedo compassione.
Non ho bisogno di lui e della sua fottuta finta tristezza.
Voglio solo arrivare alla mia destinazione.
Lo supero togliendomi dalla sua leggera presa e togliendomi dalla copertura dell'ombrello che aveva messo sopra le nostre teste.
Continuo a camminare verso il posto dove le mie gambe inavvertitamente mi stavano già portando guardando l'asfalto nero.
Si sente ogni tanto il rumore delle ruote di qualche macchina che sfreccia e il leggero suono delle mie Superstar bagnate.
Anche un'altro rumore di scarpe si sente oltre al mio, è più lontano, ma meno veloce.
Non devo girarmi, sono sicura che Luke se n'è andato dopo che ho praticamente rifiutato il suo "gesto gentile".
Ho bisogno di stare con lei. Sole. Come ogni prima volta che cade la pioggia in ogni mese. Per ricordare, come quando le persone accendono la luce in chiesa. Non credo che le piacerebbe se io accendessi una luce per lei in chiesa. Michael lo ha fatto una volta. Lei mi conosce meglio, sa che io non sono una ragazza che si dedica a pregare che stia bene e che prima o poi risorgerà. Per me semplicemente non è morta.
Finalmente sono davanti all'entrata del posto più triste e pieno di ricordi che può esistere in una città.
Attraverso il grande cancello in metallo e finalmente il rumore delle auto che sfrecciano sulle larghe corsie e di Sydney non si sente più. Attraverso la stradina di sassolini e qualche signora con il nipotino sotto due ombrelli colorati posano i fiori accanto alle scritte dei propri cari. È una cosa estremamente brutta perchè so con certezza quello che provano quei bambini e so che per loro portare un fiore significa molto e accendere quella candelina in chiesa
ancora di più.

Arrivo alla collinetta quasi dopo aver camminato tanto, le guardo, una accanto all'altra. Ci hanno sempre detto che sarebbero voluti stare per sempre insieme. Ora lo sono. Rimango di fronte a loro per qualche secondo e poi come ogni mese salgo sulla collinetta libera e mi siedo sotto l'albero per ripararmi dalla pioggia ormai quasi finita.
Sono di spalle ai due grandi massi chiari.
Mi appoggio meglio al grande tronco e ricomincio a pensare a quanto sia stupida la mente umana, la mia mente.
Come il tempo possa riportarmi a così tanti avvenimenti e come il mio corpo si sia abituato a ricordare qualsiasi momento come la pioggia.

Come una cosa che succede ed è inizialmente scomoda, ti abitui al bagnato e quasi ti piace la sensazione. Ti distrai un attimo e smette. Smette di colpo portando il sole e l'arcobaleno. Io invece la ricordo come quella pioggia invernale che appena smette ti lascia solo il grigiore delle nuvole e l'umidità che si stacca dalla pelle solo con una doccia fredda che porta brividi infiniti.

L'erba di fianco a me si muove e inizialmente credo sia il vento e continuo a guardare di fronte a me.
Appena con la coda dell'occhio vedo dei movimenti mi giro e li incontro di nuovo quello sguardo.
Lo evito e ritorno a guardare l'orizzonte, me lo sento che sta continuando ad osservarmi come se fossi una poveraccia senza ombrello e con il cappuccio tirato giù.
"Cosa vuoi da me?"
Ho bisogno di saperlo, lei mi ha sempre detto che se una cosa mi fa pensare troppo devo sistemarla.
Luke è da sistemare. Devo trovargli un posto nella mia vita oppure no?
"Voglio sapere perchè siamo qua Isabelle"
Risponde prendendomi con due dita il menti e girandomi la testa per avere di fronte i suoi grandi occhi chiari.
Non ho intenzione di dirglielo finché non lo conoscerò per davvero.
Non hai bisogno della sua compassione Isabelle.
Non ho bisogno di niente da lui.
La pioggia ha smesso di rovinare il pratino e come ogni pioggia ora fa freddo e i miei capelli bagnati non aiutano.
Ha capito che non voglio parlare.
Mi va bene così.
Allarga il braccio e lo avvolge attorno le mie spalle avvicinandomi.
Appoggio la mia testa sul suo petto e chiudo gli occhi mentre gentilmente mi massaggia la schiena.
Ha un profumo meraviglioso, dolce, ma pungente.
Come lui.
A lei le sarebbe piaciuto, amava le persone complicate.
Luke è la persona più complicata che esiste al mondo.

Isabelle [lh]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora